Giuseppe Antonini (senior)

Milano, 17 Novembre 1864 – Milano, 18 Gennaio 1938

Biografia

Discendente dalla famiglia degli Antonini della Valsesia, nacque dallo scultore Giuseppe e da Ersilia Lelli. Perse la madre ad appena tre anni e fu allevato dalla seconda moglie del padre, Giuseppina Canetta.
Si laureò all'Università di Torino nel 1888 con Carlo Forlanini, discutendo una tesi in Clinica medica Sulla ventilazione polmonare dell'uomo sano in movimento ed in montagna, che fu poi pubblicata. Allievo in seguito di Cesare Lombroso, nel 1889 entrò come assistente nell'Ospedale psichiatrico di Bergamo e nel 1900 divenne direttore del Manicomio di Pavia in Voghera.
Fondò nel 1901, collaborandovi per vent'anni, la Rivista pellagrologica italiana, che cessò le sue pubblicazioni nel 1923.
Dopo aver conseguito nel 1902 la libera docenza in psichiatria all'Università di Modena, nel 1903 ideò e organizzò l'Ospedale psichiatrico di S. Osvaldo di Udine, primo esempio in Italia di manicomio senza cinta muraria, dirigendolo fino al 1910 e applicandovi i nuovi criteri di ergoterapia, libertà e no-restraint. Considerando l'istituto manicomiale come centro ospedaliero di studio clinico e sperimentale, vi curò in particolare la creazione di laboratori scientifici e di sussidi per la ricerca e la cura.
Dal 1911 al 1931 fu direttore dell'Ospedale psichiatrico di Milano in Mombello (che gli fu poi intitolato negli anni Cinquanta), affrontando il grave problema del sovraffollamento e ristrutturando, tra molte difficoltà e spesso in contrasto con l'Amministrazione provinciale, i vecchi edifici ammalorati. Consapevole della necessità di ricoverare i malati acuti in una struttura più vicina alla città, progettò un'Astanteria nel sobborgo milanese di Affori, che fu poi realizzata dall'allievo Paolo Pini dopo la sua morte, con la fondazione del nuovo Ospedale psichiatrico nel 1939.
Maggiore medico volontario e poi tenente colonnello durante la prima guerra mondiale, organizzò e diresse un ospedale militare di riserva a Mombello, studiando, grazie a un'imponente casistica, i rapporti tra le conseguenze del conflitto e le malattie mentali.
Attraverso trattati, manuali, articoli, conferenze, corsi di lezioni e di propaganda fu anticipatore e divulgatore dell'importanza dell'igiene mentale, della medicina sociale e della profilassi dell'alcolismo, della criminalità, delle malattie nervose e mentali. Propugnò e organizzò la formazione di dispensari psichiatrici a finalità preventiva, realizzando progetti sperimentali a Milano nel 1924. Fu inoltre tra i fondatori nel 1924 della Lega italiana di igiene mentale, di cui ebbe dal 1930 al 1938 la presidenza onoraria.
Pensionato nel 1931, ebbe numerosi incarichi a livello nazionale, tra i quali quello di sovraintendere alla riorganizzazione dei manicomi di Sondrio, Gorizia, Siracusa, Treviso, Trieste e Varese. Nel 1932 fu nominato membro della Commissione nazionale per lo studio delle questioni relative alla delinquenza minorile. Approfondì inoltre lo studio della pellagra, dando impulso a provvedimenti igienici e sociali per combatterla: nel 1933 gli venne affidata l'organizzazione della "Mostra italiana per le scienze nel campo della pellagra" all'Esposizione internazionale di Chicago; curò inoltre la voce dedicata alla malattia nell'Enciclopedia italiana.
Tra le sue opere principali si segnalano il manuale Hoepli I principi fondamentali dell'antropologia criminale (1906) e il Trattato sull'assistenza degli alienati in Italia e nelle altre nazioni (1918), scritto in collaborazione con Augusto Tamburini e Giulio Cesare Ferrari.
Tipica figura dello scienziato umanista, coltivò la letteratura, la musica e la pittura, scrivendo molto di arte e di storia e ritirandosi spesso nella casa di montagna, ancora esistente, a Sassiglioni (Vocca) in Valsesia.

Paola Zocchi
29/05/2013

Bibliografia

Botti, E. (1901). Studi di Psicopatologia forense. Rivista di psichiatria forense, antropologia criminale e scienze affini, IV(10-11).
Cattaneo, C. (1924). Personalità della medicina italiana. La medicina italiana, V, 783 s.
Cazzani, E. (1952). Luci ed ombre nell'Ospedale psichiatrico provinciale di Milano, Varese.
Colombo, V. (1900). I precursori di Lombroso. La Sera, Milano, 8 aprile.
D'Ormea, A. (1919). L'assistenza degli alienati in Italia e nelle altre nazioni. Rassegna di studi psichiatrici, VIII(4-6), 238-240.
D'Ormea, A. (1923). Il divorzio degli alienati. Rassegna di studi psichiatrici, XII(4-5), 408 s.
Gasparini, L. (1961). Antonini Giuseppe. In Dizionario biografico degli italiani, vol. 3. Roma: Treccani.
Maragliano, E. (1902). Sieroterapia nella pellagra. Gazzetta degli ospedali e delle cliniche, 2 marzo, 179; 13 luglio, 786; 9 novembre, 1331.
Medea, E. (1923). Il divorzio degli alienati. La Sera, Milano, 3 gennaio.
Morselli, E. (1900). I precursori di Lombroso. Rassegna di filosofia scientifica, XVII, 157.
Parrilla, R. (2009). L'Ospedale psichiatrico di Mombello e la direzione di Giuseppe Antonini, disponibile sul sito R.I.P.

Opere

(1898). Vittorio Alfieri. Studi psicopatologici con prefazione di Cesare Lombroso. Torino.
(1899). I precursori di Cesare Lombroso della scuola positiva. Torino.
(1901). Studi di psicopatologia forense. Torino.
(1906). I principi fondamentali dell'antropologia criminale. Milano.
(1907). L'alcoolismo nel Friuli. Udine.
(1909). Assistenza e trattamento dei pellagrosi e degli alcolisti. Milano.
(1909). Parole al vento? (scritti polemici). Varallo.
(1910). Relazione sull'organizzazione e funzionamento del Manicomio Provinciale di Udine. Udine.
(1912). Relazione sulle riforme del Manicomio di Mombello. Milano.
(1918).Trattato dell'assistenza degli alienati in Italia e nelle altre nazioni (in collaborazione con A. Tamburini e G.C. Ferrari). Torino.
(1922). Il divorzio degli alienati. Torino.
(1928). Nozioni pratiche sull'assistenza dei malati di mente negli ospedali psichiatrici e nelle famiglie. Milano.
(1930). Relazione tecnico-sanitaria dell'Ospedale Psichiatrico Provinciale in Mombello. Milano.
(1937). Ricordi manicomiali. Varallo.

Fonte iconografica

Archivio fotografico Gaspare Bergonzoli (proprietà Francesco Boveri), Cornale e Bastida (Pavia).
back to top