Rivista di psicologia applicata alla pedagogia e alla psicopatologia

La Rivista di psicologia applicata alla pedagogia e alla psicopatologia, fondata nel 1905 a Bologna da Giulio Cesare Ferrari, fu il primo giornale scientifico italiano dedicato specificamente alla psicologia. I due tentativi precedenti (la Rivista quindicinale di psicologia, psichiatria e neuropatologia di Giuseppe Sergi e l'Archivio di psicologia collettiva e scienze affini di Pasquale Rossi) erano durati infatti solo due anni, il primo dal 1897 al 1899 e il secondo dal 1900 al 1902.
L'esperienza editoriale di Ferrari era cominciata nel 1896, quando il suo maestro, Augusto Tamburini, l'aveva nominato redattore capo della Rivista sperimentale di freniatria. Qui, per tradizione, oltre agli studi più tipicamente psichiatrici e neurologici, venivano ospitati anche molti lavori dei nuovi psicologi italiani, rimasti orfani dal 1891 della Rivista di filosofia scientifica di Enrico Morselli.
Fin dalle prime annate, la nuova rivista suscitò diverse critiche, sia per la varietà ed eterogeneità dei contributi, sia per il modesto valore di alcuni di essi. Ciò è da imputare innanzitutto alla curiosità del direttore per tutti i temi che potevano in qualche modo avere attinenza con la psicologia applicata: dalla pedagogia alla psicopatologia, dalla filosofia alla politica, dalla criminologia all'antropologia, alla sociologia. La sua intenzione, infatti, dichiaratamente antiaccademica, era quella di dare spazio a chiunque (medico, insegnante, filosofo…) avesse qualcosa da dire in merito. Inoltre, almeno all'inizio, Ferrari non aveva a disposizione una rete di conoscenze tale da permettergli di rifiutare i lavori meno validi.
Nel corso degli anni, tuttavia, la rivista riuscì a inserirsi nel processo di istituzionalizzazione della psicologia italiana allora in corso: nel 1912, infatti, abbreviò il titolo in Rivista di psicologia e divenne organo della Società italiana di psicologia, che lo stesso Ferrari aveva contribuito a fondare nel 1910. Sempre nel 1912, divenne anche organo dell'Istituto di psicologia dell'Università di Roma, a cui si aggiunsero nel 1913 quello di Torino e nel 1922 quelli di Padova, Firenze e Napoli. Pubblicata inizialmente dallo Stabilimento tipografico Zamorani e Albertazzi, fu poi affidata nel 1919 alla più prestigiosa casa editrice Zanichelli.
La Rivista di psicologia rispecchia indubbiamente la personalità del suo fondatore, instancabile promotore e organizzatore di istituzioni, associazioni, congressi ed esperimenti d'avanguardia nel campo psicopedagogico. Tra i moltissimi temi trattati, se ne possono individuare alcuni particolarmente importanti. Nei primi tre anni, ad esempio, compaiono diversi articoli su vari aspetti della sessualità, un tema allora nuovo per la pubblicistica italiana; nel 1908, inoltre, la rivista ospitò il primo valido contributo italiano, ad opera di Luigi Baroncini, sulla teoria psicoanalitica (Il fondamento e il meccanismo della psicoanalisi), seguito dalla traduzione dello stesso autore di un lavoro di Jung sulla "diagnosi del fatto" e da un resoconto di Roberto Assagioli sul secondo Congresso di psicoanalisi del 1910. A partire dal 1912, in concomitanza con il nuovo legame instaurato con la Società italiana di psicologia, si registra un sempre maggior numero di contributi sperimentali provenienti dai vari laboratori. Costante fu poi l'interesse di Ferrari e quindi della rivista per i problemi dell'infanzia nei loro aspetti psicologici, pedagogici, psichiatrici, criminologici e istituzionali. Altro tema presente sia nella rivista che nel carteggio redazionale è quello dell'igiene mentale. Ferrari recensì molto favorevolmente nel 1909 il libro di Clifford Beers, A mind that found itself, e seguì sempre con interesse il movimento nato in America, fondando egli stesso, nel 1924, la Lega italiana per l'igiene mentale.
Un altro tema molto presente nella rivista, a partire dall'entrata in guerra dell'Italia nel 1915, è quello della psicologia del soldato e del contributo della psicologia all'organizzazione dello sforzo bellico. Lo stesso si può dire della costante attenzione rivolta (almeno a partire dal 1910 ma con una maggiore incidenza negli anni '20 e '30) alla psicotecnica e alla psicologia del lavoro, alle quali Ferrari interessò anche il figlio ingegnere Carlo Alberto.
La rivista di Ferrari fu l'unica rivista di psicologia (se si eccettua la breve apparizione a Firenze di Psiche nel 1912-15) attiva negli anni tra il 1905 e il 1919, ovvero fino alla fondazione a Torino dell'Archivio italiano di psicologia di Federico Kiesow e Agostino Gemelli. Essa costituì dunque per gli psicologi italiani non solo un valido strumento di discussione e di diffusione delle proprie ricerche, ma anche un punto di riferimento e di aggiornamento fondamentale su quanto avveniva in Italia e all'estero.
Dopo la morte di Ferrari, avvenuta nell'ottobre 1932, la direzione fu assunta da suo figlio Carlo Alberto, coadiuvato dal redattore Mario Francesco Canella e dai condirettori Alberto Marzi e Mario Ponzo. La rivista attraversò nel dopoguerra un periodo di gravi ristrettezze economiche, che ne causarono la chiusura nel biennio 1953-54. Con il 1955 la pubblicazione riprese sotto la direzione di Cesare Musatti, che mantenne la condirezione con Marzi e Ponzo, aggiungendo tra i collaboratori anche Gaetano Kanizsa. Chiuse nuovamente nel 1978, per ricomparire nel 1989 e terminare definitivamente l'attività nel 1995 (salvo una breve riapparizione nel 1999 e un fascicolo speciale per il centenario nel 2005).

Paola Zocchi
20/10/2009

Bibliografia

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