Dall’estromissione di De Sarlo all’espulsione di Bonaventura (1923-1938)

Con l’estromissione nel 1923 di Francesco De Sarlo dall’Istituto di psicologia di Firenze, le sorti della psicologia fiorentina rimasero sulle spalle di Enzo Bonaventura, 32 anni, capace e volenteroso, ma assai debole accademicamente. La Facoltà gli rinnovava l’incarico a contratto di anno in anno. Quando nel 1930 fu bandito il posto di psicologia rimasto vacante a Roma (e destinato a Mario Ponzo), secondo riuscì Bonaventura e terzo Cesare Musatti. A norma di legge ciascuno dei due avrebbe potuto essere chiamato come professore straordinario dove già svolgeva la sua attività di docenza e di ricerca (rispettivamente a Firenze e a Padova), oppure altrove.
Accanto all’eredità di De Sarlo da mantenere (assai più impegnativa rispetto a quella lasciata a Padova dalla troppo breve presenza di Vittorio Benussi), Bonaventura intraprese anche nuovi percorsi, per passione e per convenienza. Oltre al rinnovato laboratorio e all’insegnamento universitario, dal 1925 su proposta di Giovanni Calò entrò nella Scuola magistrale ortofrenica, connessa all’Istituto medico pedagogico “Umberto I”, con i bambini difficili. Preferiva ormai la psicologia dell’infanzia e dell’adolescenza – ne scrisse un manuale nel 1930, subito tradotto in spagnolo – alle sue prime occupazioni di psicologia sperimentale. Si impegnò inoltre nell’orientamento al lavoro e nella psicotecnica, verso cui gli psicologi si stavano sempre più indirizzando seguendo le direttive del fascismo. Entrò nella redazione della Rivista di psicologia, mentre De Sarlo ne era uscito definitivamente nel 1929, per le troppe dichiarazioni pro Mussolini del direttore Giulio Cesare Ferrari. Venne incaricato di riorganizzare la Società italiana di psicologia, che dopo l’affollato IV Congresso a Firenze nel 1923, stentava persino a riunirsi. Dal 1936, sarebbe tornata a congresso solo nel 1951.
Circolavano in quegli anni, in varie contaminazioni, anche i temi della psicoigiene e della prevenzione degli stati al limite tra normale e patologico in vari ambiti della società. A Firenze il movimento ebbe diversi protagonisti. Al comitato promotore della Lega italiana d’igiene e profilassi mentale, sorta nel 1924, appartennero il direttore dell’Ospedale psichiatrico “Chiarugi” Paolo Amaldi, il clinico per le malattie nervose e mentali Eugenio Tanzi, il suo successore Mario Zalla e lo psichiatra letterato Corrado Tumiati, da tempo impegnato nella dimensione sociale e preventiva della psichiatria, che nel 1931 si trasferì a Firenze. Altrettanto fecero nel ‘32 la redazione della sua rivista Igiene mentale (già La voce sanitaria, stampata dal 1921 a Firenze), in via Masaccio 119, e nel 1936 la segreteria della Lega nazionale, in via Paolo Toscanelli 8. Quell’anno, a maggio, presso la Clinica diretta da Zalla si tenne la prima Giornata genealogica organizzata dalla Lega, che salutava l’ingresso della psichiatria nell’era sociale, per “igienizzare le menti degli italiani”.
Frequentando gli psichiatri fiorentini, Bonaventura ebbe certo cognizione di questi temi, e tuttavia era La Psicoanalisi ad interessargli di più in quel periodo, e non solo sul piano teorico. Ne pubblicò un volume nel 1938 da Mondadori, che ne fece varie stampe, molto ben recensito su l’International Journal of Psychoanalysis. Eppure di lì a poco, il libro sarebbe stato messo al bando e il nome di Bonaventura nella lunga lista di autori non graditi perché ebrei.
Con i Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista, emanati alla fine del 1938, Bonaventura fu tra i docenti espulsi dall’ateneo fiorentino, le cui Facoltà più colpite risultarono proprio Lettere e Medicina. Che fare? Aveva preso la tessera del Partito nazionale fascista già nel 1932, prima che fosse obbligatoria; era stato tra i pochissimi della sua Facoltà a non firmare il Manifesto antifascista di Croce; era un decorato di guerra. Ma era ebreo. Grazie ai rapporti internazionali che aveva come studioso, ma anche come militante sionista della Comunità ebraica fiorentina, fece domanda alla Hebrew University nel 1939. Moglie e figli lo raggiunsero a Gerusalemme non appena una commissione di studiosi, tutti stranieri, su segnalazione di David Katz lo selezionò per un incarico provvisorio in psicologia dell’educazione, che Kurt Lewin aveva rifiutato per il compenso troppo basso. Presso la nuova Facoltà pedagogica riprese a pubblicare, in ebraico; si occupò ancora di formazione degli insegnanti e del profilo “psicobiografico” dei bambini in età scolastica. Nel 1941 aprì e diresse l’Istituto di psicologia della Hebrew University, dove gli iscritti in due anni raddoppiarono (130 nel ‘45), perché – a differenza che in Italia – nel ‘42 gli psicologi avevano acquistato là uno status professionale specifico, come in Germania nel ‘41.
Dopo la Liberazione, Bonaventura riprese i contatti interrotti con i colleghi italiani. Nel ‘47 visitò l’Istituto di psicologia di Firenze, dove probabilmente sperava di rientrare e dove al suo posto dal ‘38 c’era il suo ex assistente Alberto Marzi. Capì di non avere alcuna possibilità e tornò alla Hebrew University.
A Monte Scopus, con oltre settanta persone, rimase vittima di un attacco terroristico il 13 aprile 1948. Nelle commemorazioni, poco si disse del molto che aveva fatto fuori dall’Italia.

Patrizia Guarnieri
30/12/2015

Bibliografia

Cavarocchi, F. & Minerbi, A. (1999). Politica razziale e persecuzione antiebraica nell’ateneo fiorentino. In Collotti, E. (a cura di), Razza e fascismo. La persecuzione contro gli ebrei in Toscana. I (pp. 467-510). Roma: Carocci.
Gori Savellini, S. (1987). Enzo Bonaventura dalla psicologia sperimentale alla psicologia pedagogica”, Bollettino di psicologia applicata, 182-183, 37-50.
Guarnieri, P. (2012). Senza cattedra. L’Istituto di psicologia dell’Università di Firenze tra idealismo e fascismo. Firenze: Firenze University Press.
Guarnieri, P. (2016). The Zionist Network and Enzo Bonaventura: from Florence to Jerusalem. In EAD, Italian psychology and Jewish Emigration under Fascism: from Florence to Jerusalem and New York (pp.133-154). New York: Palgrave Macmillan.
 
Fonti a stampa
Bonaventura, E. (1934). Cattedra di psicologia. In R. Università degli studi di Firenze, Attività didattica e scientifica nel decennio 1924 II E.F.-1934 XII E.F. (pp. 139-144). Firenze: Tipocalcografia classica.
Ferrari, G.C. (1922). La psicologia della rivoluzione fascista. Rivista di psicologia, 18, 145-160.

Fonti archivistiche

Archivio storico dell’Università di Firenze, Sezione Personale, Liberi docenti, fasc. Bonaventura Enzo.
Biblioteca umanistica dell’Università di Firenze, Facoltà di Lettere e Filosofia, Verbali adunanze. 1925-1939.
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