L’Igiene mentale

La rivista – continuazione de La Voce sanitaria – venne pubblicata a partire dal 1926 a Venezia come organo ufficiale della Lega italiana di igiene e profilassi mentale, che si era costituita nell’ottobre del 1924 a Bologna, organizzata in sezioni regionali.
Redattore, amministratore e proprietario era lo psichiatra Corrado Tumiati. Tra i collaboratori, quasi tutti psichiatri, si possono ricordare Leonardo Bianchi, Giuseppe Corberi, Sante De Sanctis, Francesco De Sarlo, Giovanni Fattovich, Ettore Levi, Luisa Levi, Eugenio Medea, Giuseppe Pellacani, Ottavio Vergani, Giuseppe Vidoni, Alberto Ziveri, oltre naturalmente a Tumiati, che scrisse su pressoché tutti i numeri della rivista, della quale fu instancabile direttore e promotore.
Fin dal primo numero si fissava l’obiettivo principale: “fondere i criteri della medicina sociale con i postulati della psicologia e della patologia nervosa e mentale al fine ‘pratico’ di precisare qualche buona regola per la prevenzione delle malattie nervose e mentali”. Il periodico inoltre dichiarava apertamente di non voler avere la “solenne pesantezza di un archivio che pochi leggono”, viceversa voleva toccare “questioni pratiche scottanti”, “smuovere interessi morali e materiali” e dichiarava che questo era un “programma di lotta” (“Anno sesto”, L’Igiene mentale, a. VI, 1, p. 1). Si rivolgeva a psichiatri, a medici di altre specialità, ma anche ad amministratori e politici; cercava di innovare la pratica psichiatrica, affrontando non solo questioni scientifiche, ma anche problemi organizzativi.
Tra gli anni Venti e gli anni Trenta del Novecento L’Igiene mentale si batté perché mutasse l’assistenza ai malati di mente, promuovendo l’istituzione di ambulatori e dispensari per i malati che evidenziavano i primi sintomi e per i dimessi dagli ospedali psichiatrici. Dalle sue pagine si enfatizzò l’importanza dell’opera di selezione da svolgersi nelle scuole, con l’obiettivo di offrire ai “bambini anormali” le soluzioni più adatte, che andavano dalle scuole autonome alle classi differenziali.
Non ultimo, il periodico invocò più volte una riforma della legge del 1904 sui manicomi e sugli alienati, chiedendo che venisse previsto il ricovero volontario. L’obiettivo era duplice: da un lato sottrarre la figura dello psichiatra a un mero ruolo di garante della sicurezza sociale, dall’altro enfatizzare la funzione della cura. Inoltre dalle pagine della rivista alcuni psichiatri chiesero la presenza dello psichiatra nei processi contro i minorenni.
Il periodico mostrò una notevole apertura internazionale, recensendo le riviste del movimento internazionale per l’igiene mentale – come Mental Hygiene americana, L’Hygiene mentale francese, La Croix rouge du Belgique – e pubblicando traduzioni di psichiatri stranieri. L’Igiene mentale diffuse resoconti e relazioni dei congressi internazionali, come quello di Washington del 1930, quello di Roma nel 1933 o quello di Bruxelles nel 1935, che fornì l’occasione per analizzare e discutere la situazione dell’assistenza etero-familiare in Italia.
A partire dal 1933 la redazione si spostò a Firenze, in via Masaccio, in quanto Corrado Tumiati aveva abbandonato l’ospedale psichiatrico veneziano. Continuò negli stessi anni, sostenuta con fervore dallo stesso Tumiati, la battaglia per una nuova legge sull’assistenza pubblica ai malati di mente, legge che avrebbe dovuto creare una “rete assistenziale” intorno ai “malati di mente liberi”. Il periodico ospitò dibattiti su questioni importanti come l’eugenetica negativa e positiva, la visita prematrimoniale e le sterilizzazioni, ma anche sulla necessità di organizzare dispensari e di assistere l’infanzia “anormale”, e polemiche sul proliferare di istituzioni che talvolta finivano con il sovrapporsi o non coordinarsi adeguatamente.
Nel 1936 il nome mutò in Atti della Lega italiana di igiene e profilassi mentale. Vennero pubblicati gli atti della I e II Giornata genealogica: la prima tenutasi a Firenze nel 1936 sul tema dell’eredità nella psicosi maniaco-depressiva e la seconda tenutasi a Genova nel 1938 sul tema della metodica per la ricerca genealogica. In questa occasione venne avanzata la proposta di creare un centro per lo studio genetico delle malattie mentali.
La rivista, pubblicata in maniera irregolare durante il secondo conflitto mondiale, cessò nel 1948, per riprendere la pubblicazione nel 1957. La redazione si spostò a Trapani, diretta da Gabriele Tripi insieme a Carlo De Sanctis e a Domenico Pisani, e continuò ad essere organo ufficiale della Lega. Tra i collaboratori, in questa fase, vi furono psichiatri come Giovanni Bollea, Franco De Franco, Benigno Di Tullio, Carlo Ferrio, Mario Fiamberti, Maria Teresa Rovigatti, oltre ai già citati Medea e Tumiati.
Vennero pubblicati regolarmente gli atti dei congressi nazionali della Lega italiana di igiene e profilassi mentale, ma anche gli atti di convegni, come quello tenutosi nel novembre 1961 a Udine sui “Problemi di igiene mentale in età evolutiva”, o il seminario del 1977 sui “Distretti scolastici, assistenza e prospettive medico-psico-pedagogiche”.
Nel 1981 la rivista interruppe la pubblicazione, senza dare spiegazioni.

Elisabetta Benetti
03/02/2016
 

Bibliografia

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Cassata, F. (2006). Molti, sani e forti. L’eugenetica in Italia. Torino: Bollati Boringhieri.
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Giacanelli F., La psichiatria italiana e il suo assetto istituzionale: una lunga metamorfosi. In L’Ospedale S. Maria della Pietà di Roma, volume III, Roma: edizioni Dedalo (http://www.museodellamente.it/allegati/La_psichiatria_italiana.pdf ultima consultazione 23 dicembre 2015)
Mantovani, C. (2004). Rigenerare la società. L’eugenetica in Italia dalle origini ottocentesche agli anni Trenta. Soveria Mannelli: Rubbettino.

Fonti a stampa:
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