Lettera dell’educatore e pedagogista Maurilio Salvoni (1879-1933) a Giulio Cesare Ferrari (3)

Scuola di Educazione dell'Attività Spontanea / Gazzada (Como)

Gazzada, 4-IV-21

Ill.mo Amico
Non occorre che io Le dica quanto Le sono grato per il bellissimo articolo suo nell'ultimo numero della Rivista [1], che così bene interpreta anche le convinzioni mie e i miei propositi. Godo di poterLe dire che, per quanto scarsi siano i miei contatti, già mi risulta che esso è stato letto e notato, a tutto beneficio della nostra Scuola, da molte persone.
Ed Ella apprezza in tutta la sua gravità il grande incaglio, a lottare contro il quale sembra talvolta che la lena debba mancare: la preparazione dei maestri! Vi sono fautori e mecenati della nostra nuova istituzione che vorrebbero ch'io di punto in bianco mettessi su una grande scuola, per molte diverse età, con relativo numero di insegnanti; quasi che poche modifiche ai programmi, qualche chiacchierata sul metodo e un diverso ordinamento dei locali, degli orarii, ecc. potessero creare la scuola animata da un nuovo spirito!! Il solito materialismo e meccanicismo, grossolano che si ficca dappertutto. Ella invece misura tutta l'importanza della mentalità del maestro, rispetto alla quale tutti i sussidii ei materiali didattici brevettati, e gli ambienti, ecc. ecc. sono un nulla. Quante mele sono cadute sul naso agli uomini da che il mondo è nuovo, ma un solo uomo, o giù di lì, ha saputo meravigliarsene utilmente!
E questo dei maestri è proprio il problema pratico più grave che vuol essere risolto per il progresso della nostra istituzione.
Io non conosco la mentalità degli odierni studenti universitari; ne sento dire male, ma penso che debba essere qualcosa di meglio della mentalità magistrale. Non crede che converrebbe cercare di trascinare nel campo della Scuola nuova, di interessare ai problemi educativi moderni, studenti e studentesse di medicina e delle scienze biologiche? Non vorrebbe adoperarsi lei anche personalmente, individualmente, a far loro conoscere l'importanza e l'interesse di esperimenti come quello della nostra Scuola ed a convincerli che molti, specialmente donne, potrebbero trovarvi il loro vero posto?
Tornando a quanto ha voluto dire del mio esperimento, giova tuttavia tener presente che l'inizio qui è stato un ripiego alla mancata possibilità di iniziare a Milano (in difetto di sede adatta), diretto soprattutto a impedire che l'iniziativa cadesse per eccessivo ritardo ad iniziarne la concreta attuazione.
Il troppo tardivo inizio della scuola qui mi ha impedito di accaparrarmi la scolaresca per un programma completo ed io non posso contare che su di una breve e intermittente frequenza di alcuni già stancati e distratti da un seguito di altre influenze nella stessa giornata. (La bontà del metodo tuttavia già si rivela nel fatto che malgrado questo gli alunni frequentino, senza alcun obbligo o costrizione a farlo). Aggiunga che l'isolamento della campagna mi toglie ogni possibilità di collaborazione intelligente, e mi rende difficile di trovare anche la mano d'opera e gli aiuti più materiali; talché io sono oppresso da un lavoro eccessivo, a tutto a tutto dovendo provvedere io. Talché per quest'anno non sarà il caso di attendersi tanto risultati sugli scolari, come utilissimi dati sperimentali sull'organizzazione futura. Ma ancora s'affaccia per il futuro la questione degli insegnanti stabili, cioè della carriera da creare a loro, e cioè ancora dei rapporti con l'ingranaggio della scuola pubblica e le pastoie burocratiche.
Come discorrerei volontieri con lei in proposito! Mi avvisi quando capitasse a Milano.
Cordiali devoti saluti
Suo
M. Salvoni
 
[1] G.C. Ferrari, L'educazione della attività spontanea nei fanciulli, in «Rivista di psicologia», 1921, pp. 70-74, in cui si parla della Scuola di educazione dell'attività spontanea fondata da Salvoni a Milano, in via Manzoni 42. Lo stesso Salvoni pubblicò poi nella rivista l'articolo Frugando e liberando l'anima dei fanciulli, in «Rivista di psicologia», 1921, pp. 292-316.
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