Carlo Berlucchi

Lodi, 27 Giugno 1897 – Como, 21 Febbraio 1992

Biografia

Figlio dell'ingegnere Giovanni e della lodigiana Emma Madini, si iscrisse alla Facoltà di medicina dell'Università di Pavia nel 1915, ma con l'entrata in guerra dell'Italia dovette interrompere gli studi per la chiamata alle armi. Si laureò poi nel 1921 all'Università di Parma, dove divenne assistente nell'Istituto di anatomia diretto da Antonio Pensa, con il quale collaborò fino al 1923, dedicandosi prevalentemente a ricerche di istologia e istopatologia del sistema nervoso. Passò poi, sempre come assistente, alla Clinica delle malattie nervose e mentali della stessa università, rimanendovi, sotto la guida di Luigi Roncoroni, fino al 1925.
Nell'ottobre di quell'anno si trasferì all'Università di Pavia, nella Clinica diretta da Ottorino Rossi, del quale divenne aiuto nel 1927, anno in cui conseguì anche il diploma di specialità in neuropatologia e fu nominato redattore della Rivista di patologia nervosa e mentale.
Dopo il matrimonio nel 1930 con Elsa Baraldi, nel novembre 1931 ottenne la libera docenza, sostenendo l'esame di fronte a una commissione composta da Ernesto Lugaro, Arturo Donaggio e Vito Maria Buscaino. Tra il 1932 e il 1934 tenne quindi un corso libero di semeiotica psichiatrica all'Università di Pavia e nel 1932 vinse il Premio Fossati dell'Istituto lombardo di scienze e lettere, con un lavoro sulle "modificazioni della fine struttura del corpo striato in individui non affetti da malattie della via extrapiramidale".
Nel dicembre 1935 gli fu conferito l'incarico di direttore della Clinica delle malattie nervose e mentali nell'Università di Parma, dove tuttavia si trasferì solo per pochi mesi, poiché nel 1936 vinse la stessa cattedra all'Università di Padova. Quando poi nel 1941 Giuseppe Carlo Riquier passò a Milano, Berlucchi ne prese il posto a Pavia, rientrando quindi definitivamente nell'ateneo ticinese, che lo ebbe come docente fino al pensionamento nel 1967. Dal 1941 al 1967 fu anche, parallelamente, membro del consiglio d'amministrazione dell'Istituzione "Casimiro Mondino" per la Clinica neuropatologica e docente di neurologia e psichiatra alla Scuola di specialità.
Maestro della neurologia italiana, Berlucchi mantenne sempre una grande attenzione per la psicopatologia. In un contesto culturale e scientifico fortemente segnato dalla predominanza dell'approccio organicistico alle malattie mentali, egli predilesse piuttosto un approccio antiriduzionista, evitando di riassumere la realtà complessa dei sintomi psichiatrici in una prospettiva puramente biologica e neuroanatomica.
Nei suoi studi sulla psicosi allucinatoria cronica, sul nesso tra delirio e allucinazioni, sull'esperienza melanconica, sulla caratterologia, egli seppe infatti cogliere il significato interiore più profondo delle manifestazioni patologiche, nel quadro di una visione personologica dei disturbi psichici.
Tra le sue opere si segnala la traduzione de La struttura del carattere di Filippo Lersch (Padova, CEDAM, 1950).

Paola Zocchi
18/04/2013

Bibliografia

Ferro F.M. (2002). Carlo Berlucchi 1897-1992. In Anthology of Italian Psychiatric Texts, a cura di M. Maj e F.M. Ferro. Washington: World Psychiatric Association.
SIN (2011). Cento anni della Società italiana di neurologia. Siena: Tipografia Senese.

Fonti archivistiche

Archivio storico dell'Università di Pavia, fascicolo del docente Carlo Berlucchi.
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