Neurodeliri di Niguarda

I progettisti del nuovo Ospedale Maggiore di Niguarda, inaugurato nel 1939, non pensarono a realizzare una divisione o un reparto neurologico, ma istituirono semplicemente un “Reparto di deliri”, dove trasferire gli ammalati che, ricoverati per altre forme, andavano soggetti a delirio sintomatico ed erano quindi bisognosi di una particolare assistenza e sorveglianza. Tale reparto si andò poi ampliando progressivamente anche con l’accoglimento di forme nervose e dei cosiddetti “piccoli mentali”, o malati mentali iniziali.
In breve divenne palese la necessità di provvedere “sia all’assistenza particolare di ammalati confusi, agitati, deliranti e pericolosi provenienti da altri reparti, ove costituivano motivo di grave disagio e disfunzionamento, sia alla consulenza specialistica in materia neurologica, resa necessaria dal progresso della medicina e dall’adozione di sempre nuove tecniche di indagini diagnostiche e di terapie specializzate” (“Richieste del primario neuropsichiatra dell’Ospedale Maggiore in ordine alle necessità del suo reparto” relazione di Virginio Porta del 30/12/1956). Fu così che nell’agosto 1941 l’Amministrazione ospedaliera decise di rendere autonomo dalle divisioni mediche il funzionamento delle “sale deliri sintomatici”, creando una Consulenza neurologica, affidata per incarico al professor Piero Varenna. Sotto la sua guida il reparto incrementò notevolmente la sua attività, iniziando ad accogliere casi di interesse neurologico osservati in pronto soccorso, così da assumere la denominazione di “Neurodeliri”.
Il servizio di “Guardia permanente psichiatrica” fu attivato invece dal 1° novembre 1951 e per il suo funzionamento venne stipulata una convenzione tra l’Ospedale Maggiore e l’Amministrazione provinciale: al “Neurodeliri” venne così affidato il delicato compito di “controllo dei pazienti da inoltrare all’Ospedale psichiatrico provinciale”. Si predispose inoltre una piccola sezione autonoma di neurologia, che trovò sede presso il padiglione Antonini-Rossini, mentre la sezione “psichiatrica” (già “Deliri”) rimase, insieme al nuovo servizio di Guardia, nel padiglione Origgi.
Poiché il numero dei pazienti accolti al Neurodeliri crebbe rapidamente, già nei primi mesi di attività del pronto soccorso psichiatrico, divenne essenziale l’erogazione di contributi più regolari e cospicui da parte dell’Amministrazione provinciale. A prova di tale esigenza, Varenna fornì puntuali dati statistici nel dettagliato resoconto inviato al presidente della Provincia Giordano Dell’Amore il 9 ottobre 1952. Descrivendo i servizi offerti dal suo reparto, lo psichiatra rendeva nota anche l’istituzione di un’opera di “assistenza medico sociale” che dal 18 giugno 1951 si era occupata di assistere i malati dimessi dal reparto o dal pronto soccorso psichiatrico, “bisognosi di essere soccorsi finanziariamente e sistemati socialmente”, con particolare attenzione ai pazienti “usciti da tentativi di suicidio”. L’opera era diretta da un Comitato presieduto da Agostino Gemelli, che si era assunto il compito di raccogliere i fondi e di sorvegliare la distribuzione dei soccorsi.
L’improvvisa e prematura scomparsa di Varenna, nel gennaio 1953, determinò la nomina temporanea a “reggente” del Reparto neuropsicopatologico, del dottor Alfredo Grossoni. In quell’occasione il Neurodeliri fu trasformato in Divisione neuropsicopatologica (deliberazione 14 febbraio 1953) costituita da due sezioni, Neurologia e Psicopatologia, con annesso pronto soccorso (Guardia psichiatrica). Il regolare concorso pubblico per l’assegnazione del ruolo direttivo del reparto fu poi vinto da Virginio Porta, che entrò in carica nel 1956.
I problemi di sovraffollamento e le difficoltà nello svolgere mansioni tanto delicate andarono aggravandosi tra il 1953 e il 1964: ne sono testimonianza le difficili trattative sia interne tra medici e amministrazione ospedaliera sia dell’Ospedale con l’Amministrazione provinciale e la Direzione generale degli Ospedali psichiatrici provinciali in merito alla regolamentazione degli accessi ai servizi offerti dalla Divisione neuropsicopatologica e al rispetto delle normative nell’invio di pazienti agli Ospedali psichiatrici.
Un notevole alleggerimento della mole di lavoro fu determinato dall’inaugurazione, nel novembre 1963, presso il Policlinico di via Francesco Sforza, del Padiglione di Guardia psichiatrica, diretto da Carlo Lorenzo Cazzullo (Guardia II). Fondamentale fu anche la separazione nel 1964 (conseguenza della distinzione a livello accademico) dei reparti della Divisione neuro-psicopatologica tra neurologia e psichiatria, con l’istituzione di una Divisione neurologica, di cui rimase primario Virginio Porta, e di una Divisione psichiatrica con servizio di pronto soccorso specialistico, la cui guida fu affidata, in attesa di ufficiale concorso, all’aiuto psichiatra Giuseppe Salom (deliberazione 12 febbraio 1965).
L’assegnazione del primariato della Divisione psichiatrica avvenne definitivamente nel 1967, con la nomina di Saverio Luccarelli, per diversi anni aiuto specialista psichiatra a Niguarda e, dal 1966, primario dell’Accettazione psichiatrica degli ospedali Città di Sesto San Giovanni e San Carlo Borromeo di Milano. Salom rimase invece a Niguarda in qualità di aiuto della Divisione psichiatrica, assumendo anche l’incarico di consulenza, già svolto da Luccarelli, presso l’Ospedale Città di Sesto San Giovanni.
Ritiratosi Luccarelli nel 1978, la direzione della Psichiatria fu affidata poi ad Alberto Giannelli.
Con l’entrata in vigore della legge 180/1978, vennero istituiti i Servizi psichiatrici di diagnosi e cura, con la costituzione di tre reparti competenti per le zone territoriali dei quartieri di Niguarda, Affori-Bovisa e Città studi, diretti rispettivamente da Giannelli, Carlo Giove e Gianfranco Goldwrum. Successivamente i servizi psichiatrici vennero organizzati in un unico Dipartimento di salute mentale intitolato ad Alfredo Grossoni e diretto da Antonino Guerrini e poi da Angelo Cocchi.
Attualmente la struttura dei servizi psichiatrici di Niguarda svolge la propria attività attraverso due poli ospedalieri (Psichiatria 2 e Psichiatria 3) e una rete molto articolata di poli territoriali.

Paola Bianchi
23/01/2017

Bibliografia

Crippa, M.A. & Sironi, V.A. (a cura di) (2010). Niguarda. Un ospedale per l’uomo nel nuovo millennio. Arte e storia della cura alla Ca’ Granda di Milano. Milano: Silvana.

Fonti archivistiche

Archivio dell’Ospedale Maggiore di Milano, Case di residenza, Niguarda, fasc. 490 e 499; Personale, Fascicoli dei dipendenti, ad nomen.

Fonte iconografica

http://www.tatianamilone.it/pag/progetto-arpa.htm
back to top