Berta Ernestina von Kessler Neumann

Sibiu (Romania), 13 Gennaio 1893 – Milano, 21 Dicembre 1976

Biografia

Nata a Hermannstadt (oggi Sibiu, all’epoca capitale del Principato di Transilvania nell’Impero austro-ungarico) da una famiglia sassone di proprietari terrieri, manifestò già in giovine età un’intelligenza vivissima e un’insaziabile sete di conoscenza, tanto che il padre, persona illuminata, acconsentì a supportare e finanziare i suoi studi superiori.
Nel 1916 si iscrisse alla Facoltà di medicina di Budapest, dove rimase fino al 1919 e dove conobbe il futuro marito, Franz Neumann, giovane e promettente studente ungherese, di origini ebraiche, vissuto a Fiume, che sposò nel 1920.
Dopo essere stata al fronte durante la prima guerra mondiale come aiuto medico, proseguì gli studi secondo la tradizione dei paesi di cultura tedesca, spostandosi tra le università più prestigiose: dapprima a Monaco nel 1919-20, dove frequentò la clinica psichiatrica di Emil Kraepelin, concentrandosi in particolare sullo studio della demenza precoce; poi a Jena con Hans Berger nel 1920-21; infine a Vienna, dove terminò gli studi con Wagner von Jauregg, apprendendovi, oltre alle applicazioni della malarioterapia alla cura della paralisi progressiva, le più recenti teorie dello stesso Jauregg e di Eugen Bleuler sulla schizofrenia. Su suggerimento di un amico seguì anche (“di nascosto”, come lei stessa scriveva) le lezioni psicoanalitiche di Sigmund Freud, in particolare quelle sui lapsus, sui sogni e sullo studio generale delle nevrosi. Il 17 ottobre 1921 conseguì la laurea, cui seguì nel febbraio 1923 l’esame di dottorato.
Terminati gli studi, rientrò in Transilvania (divenuta nel frattempo territorio rumeno), trovando lavoro nel novembre 1923 presso l’Ospedale psichiatrico di Sibiu, dove affiancò per quasi cinque anni il primario Gheorghe Preda. Vi rimase fino al 1928, solo con una breve pausa nell’estate del 1926, quando nacque la figlia Maja.
Abbandonato suo malgrado il lavoro, nel 1930 si trasferì in Italia con il marito medico, il quale dopo un periodo di attività in Svizzera presso l’azienda farmaceutica Sandoz, assunse a Milano la direzione della Sandoz Italia.
Dovette quindi adattarsi alla nuova realtà milanese, imparando una nuova lingua, ma per mantenersi aggiornata continuò a dedicarsi allo studio dei temi a lei cari. Tramite il marito e grazie alla conoscenza della lingua tedesca poté recarsi frequentemente in Svizzera, dove conobbe Alfred Storch, il quale la introdusse alla Daseianalyse e agli autori della più moderna psichiatria (Ludwig Binswanger, Eugène Minkowski, Erwin Straus, Victor-Emil von Gebsattel).
Superati faticosamente gli anni della guerra, del fascismo e delle leggi razziali, che la costrinsero a sfollare con la famiglia a Lecco e a Cesena, obbligando poi lo stesso Neumann a trasferirsi per un periodo in Svizzera presso la sede centrale della Sandoz, fu colpita da due disgrazie familiari che la segnarono profondamente: l’annientamento della famiglia d’origine a causa della guerra stessa e del traumatico avvento del comunismo in Transilvania, e la morte del marito nel 1948.
Rimasta sola con la figlia (già sposata) a Milano, decise quindi di riprendere il lavoro. Sul finire del 1947 si era messa in contatto con padre Agostino Gemelli, che l’aveva invitata ad intervenire alle riunioni del Laboratorio di psicologia dell’Università Cattolica e a iscriversi, se avesse desiderato condurvi delle ricerche, alla Scuola di perfezionamento in psicologia. Seguì dunque il consiglio, iscrivendosi al corso di perfezionamento e studiando per due anni (1949-50) i principi della Gestalt e la psicodiagnostica di Rorschach, della cui tecnica si impadronì con eccezionale capacità.
Sempre in quegli anni iniziò una collaborazione con l’Ospedale psichiatrico “Paolo Pini” di Milano e conobbe Virginio Porta. Grazie a lui riprese il trattamento dei pazienti schizofrenici, sia in ospedale sia nella clinica privata Villa Fiorita di Brugherio, da lui diretta.
Tra la fine degli anni ‘50 e i primi anni ‘60, in Cattolica, conobbe Pierfrancesco Galli e Gaetano Benedetti (che divenne suo supervisore), con i quali fondò nel 1962 il Gruppo milanese di psicoterapia e scienze umane, e nel 1967 l’omonima rivista.
Conseguito con lode il diploma di perfezionamento in psicologia sperimentale nel 1964, proseguì la collaborazione con la Cattolica, tenendovi seminari e insegnando psicologia clinica alla Scuola di specializzazione, dove insegnava anche Mara Palazzoli Selvini, coinvolta come lei nel Gruppo milanese di Galli. Sempre in Cattolica incontrò Enzo Spaltro e gli altri assistenti di Gemelli, e più tardi, alla fine degli anni ‘60, Eugenia Omodei Zorini, con la quale condivise numerose ricerche sulla schizofrenia e la psicodiagnostica di Rorschach.
Frequentava inoltre il Centro di psicoterapia psicoanalitica di Via Alberto da Giussano, dove si svolgevano le sue supervisioni periodiche con Benedetti e dove insegnava Johannes Cremerius.
Continuò a lavorare a Villa Fiorita fino agli ultimi anni della sua vita professionale e a proseguire l’attività privatamente nella sua abitazione milanese.
 
Paola Zocchi
05/03/2018

Bibliografia

Redazione (1976). La scomparsa di Berta Neumann il 21 dicembre 1976. Psicoterapia e scienze umane, 10(4), 35.
Neumann, B. (1977). L’analisi dei processi psichici nel “gruppo” (con una nota introduttiva di P.F. Galli). Psicoterapia e scienze umane, 11(1), 1-12.
Guidi, N., Grotta, A., Lamantea, R. & Morra, P. (2016). Casi clinici. Psicoterapia e scienze umane, 50(4), 751-754.
Scritti di Berta Neumann pubblicati in Psicoterapia e scienze umane (2016). Psicoterapia e scienze umane50(4), 770.

Opere

(1962, con V. Porta). Caso clinico. 1° Corso di aggiornamento. Centro studi di psicoterapia clinica di Milano, 11-14 dicembre 1962.
(1963). Presentazione di un caso clinico. 2° Corso di aggiornamento. Centro studi di psicoterapia clinica di Milano. La psicoterapia delle psicosi schizofreniche, 23-26 maggio 1963.
(1972, con G. Benedetti). Aspetti del controtransfert nella psicoterapia delle psicosi. Psicoterapia e scienze umane, VI(1/2), 16-18.
(1972). Contributo alla psicoterapia di una psicosi. Psicoterapia e scienze umane, VI(1/2), 19-25.
(1974). Intervento psicoterapeutico breve in un episodio psicotico. Psicoterapia e scienze umane, VIII(4), 1-7.
(1975, con E. Omodei Zorini). La dinamica dell’angoscia nel test di Rorschach. Psicoterapia e scienze umane, IX(1), 18-24.
(1975, con E. Omodei Zorini). Il test di Rorschach nell’evoluzione di una psicosi schizofrenica. Psicoterapia e scienze umane, IX(2), 22-33.
(1975, con A. Novati e A. Braschi). L’evoluzione da una persecuzione politica a una psicosi paranoide. Psicoterapia e scienze umane, IX(4), 14-19.
(1976). Appunti sulle forme distimiche. Psicoterapia e scienze umane, X(1/2), 46-54.
(1977). L’analisi dei processi psichici nel “gruppo” (con una nota introduttiva di P.F. Galli). Psicoterapia e scienze umane, XI(1), 1-12.

Fonti archivistiche

Università di Milano-Bicocca, Aspi Archivio storico della psicologia italiana, Carte Berta von Kessler Neumann.
Le informazioni relative alle vicende famigliari di Berta Neumann sono state cortesemente fornite dai nipoti Claudia, Francesca e Tommaso Norsa, che ringraziamo.

Fonte iconografica

Collezione privata fratelli Norsa, Milano.
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