Ente nazionale per la protezione morale del fanciullo (ENPMF), sede di Firenze

Sorto a Roma nel 1945 per iniziativa dello psichiatra e criminologo Benigno di Tullio, l’Ente nazionale per la protezione morale del fanciullo (ENPMF) ottenne nel 1949 il riconoscimento giuridico e fu eretto in ente morale sotto amministrazione autonoma, divenendo a tutti gli effetti un’istituzione pubblica di assistenza e beneficenza. Oltre alla sede centrale a Roma, retta dal commissario nazionale Emilio Giaccone, furono create varie sedi provinciali nel resto d’Italia.
La sede fiorentina dell’Ente avviò la propria attività sotto la guida del commissario provinciale Ernesto Tozzi nel 1950, inizialmente con un programma rivolto all’opera di reperimento dei renitenti alla leva scolastica, in maggior parte segnalati dalle scuole e, in particolar modo, dagli insegnanti comandati alle dipendenze del commissario provinciale.
Firenze fu poi inclusa in un piano nazionale di sperimentazione sia del servizio sociale per minori, sia delle prestazioni offerte dai centri medico-psico-pedagogici. Grazie al lavoro svolto dal personale (inizialmente furono assunte in servizio due assistenti sociali, uno psicologo e un neuropsichiatra) nel 1955 venne inaugurata la nuova sede in via Cavour 92. L’inaugurazione ufficiale del Centro provinciale di servizio sociale (CPSS) e del Centro medico-psico-pedagogico (CMPP) avvenne l’8 maggio 1955 con una cerimonia tenuta dal commissario nazionale Giaccone, a cui seguì un convegno dei commissari della Toscana; successivamente, come in tutte le altre province, si aggiunse il Centro di difesa della gioventù (CPDG).
Le varie funzioni dell’Ente si articolavano pertanto nelle tre strutture appena citate che, lavorando in modo unitario, dovevano offrire un aiuto specifico o orientare coloro che vi si rivolgevano verso l’organismo che meglio avrebbe potuto rispondere alle varie esigenze.
Il CMPP offriva un servizio per il trattamento ambulatoriale dei ragazzi che manifestavano particolari disturbi emotivi e irregolarità nello sviluppo psichico; operava utilizzando un’équipe composta da psichiatri, psicologi e assistenti sociali. A Firenze lo psichiatra che guidava l’équipe era Giovanni Hautmann, che già nel 1963 sarebbe entrato a far parte della Società psicoanalitica italiana (SPI), presto come analista didatta, e che nel ’74 fu tra i fondatori del Centro SPI fiorentino, dove era forte e condiviso l’interesse clinico e di ricerca per l’infanzia. Era stato contattato tramite Maria Luisa Falorni, docente non strutturata di psicologia nelle università di Firenze e di Pisa, e su interessamento del magistrato Uberto Radaelli gli venne poi affidata anche la direzione del Gabinetto medico psico-pedagogico presso il Tribunale per i minori di Firenze in via degli Orti Oricellari, istituito nel 1959 in base alla riforma dei Centri di rieducazione per minori del 1956 (DM n. 248562 del 16-06-1956 e L. n. 888 del 12-07-1956), già previsti, dove possibile, dalla legge fondativa del Tribunale dei minori del 1934.
A quanto riferirono le allieve della Scuola di servizio sociale di Firenze, che vi svolsero il loro tirocinio, il CMPP garantiva un servizio di diagnosi precoce per soggetti in età evolutiva con disturbi della personalità. L’assistente sociale aveva il compito di delineare la storia del soggetto e studiarne l’ambiente di crescita, intervenendo su di esso dal punto di vista pedagogico nel momento della terapia. Dopo i colloqui iniziali, i soggetti venivano ascoltati da psicologi, psichiatri ed eventuali altri specialisti, finché non si giungeva alla definizione della diagnosi. Il serio problema delle modalità di cura e terapia dei casi gravi stimolò inoltre un più ampio dibattito sulla necessità di collegamento tra altri enti.
All’ENPMF di Firenze, Hautmann ebbe tra le collaboratrici la psicologa Annarosa Gonnelli, e nel 1958 quattro assistenti sociali: uno avente la funzione di capogruppo, due addetti allo svolgimento dell’attività del Centro in generale, e uno distaccato all’Opera nazionale orfani di guerra.
La tecnica del casework era alla base del lavoro del Centro: si redigevano delle “cartelle” individuali che presentavano una sintesi del caso, lo scopo della segnalazione, la diagnosi formulata, il trattamento attuato. Le “schede” contenevano dati indispensabili per un uso più agevole e rapido anche a fini statistici. Facevano parte inoltre dell’organizzazione del lavoro il “diario giornaliero”, dove veniva registrata l’attività svolta per ogni utente, un “registro cassa”, un quaderno per registrare i nominativi dei nuovi arrivati e di coloro che avevano terminato i trattamenti, e un “registro” per gli appunti del CMPP.
Inoltre, i centri gestivano l’organizzazione del “Pronto soccorso” per i casi che richiedevano un intervento immediato, il quale si risolveva generalmente nell’affidamento dei minori agli istituti. Questa formula nacque da una convenzione con il Ministero degli interni, il quale aveva messo a disposizione delle rette per i minori dai 6 ai 18 anni che necessitavano di essere assegnati ad un istituto, evitando le pratiche burocratiche dell’accettazione che la prassi avrebbe voluto. La prima fase di reperimento aveva lo scopo di far entrare il CPSS in contatto con il maggior numero possibile di minori assistibili di età superiore ai sei anni. La definizione di reperimento si riferiva a un’individuazione capillare a contatto con la popolazione in età evolutiva nelle reali situazioni di vita e tempestiva, cioè svolta sulle prime manifestazioni del bisogno e in tempi utili per il recupero; all’individuazione doveva seguire la segnalazione ai fini della diagnosi e dell’eventuale trattamento.
L’Ente del fanciullo si avvaleva di forme di reperimento diretto e indiretto. Il reperimento diretto avveniva quando era il Centro a individuare i vari casi. Inizialmente il reperimento diretto coincideva con il “servizio scolastico”, per cui gli insegnanti comandati dal Ministero della pubblica istruzione presso l’Ente scoprivano e poi segnalavano i ragazzi problematici, assolvendo il recupero degli “inadempienti”. Il numero dei reperiti aumentò notevolmente grazie alle “categorie di minori convenzionate”: i “mulattini”, nati nel periodo dell’occupazione da donne italiane e prevalentemente da soldati di colore, per i quali il Ministero dell’interno aveva affidato l’assistenza all’Ente con una convenzione del 1955; i “figli dei detenuti e dei liberati dal carcere”, per i quali valeva una convenzione con il Ministero di grazia e giustizia stipulata nel 1957; e gli “orfani di guerra”, per i quali l’Ente del fanciullo aveva stipulato nel 1956 una convenzione con l’Opera nazionale orfani di guerra. Le convenzioni erano numerose, anche con prefetture, amministrazioni provinciali ed enti regionali: al 1958 assorbivano quasi tutta l’attività di reperimento diretto. Il reperimento indiretto riguardava invece sia “l’affluenza spontanea”, sia le “segnalazioni di enti o privati”.
Con la creazione del Centro provinciale per la difesa della gioventù (CPDG), l’opera di protezione e prevenzione del disagio minorile si radicava nel territorio provinciale. Della sua consulta facevano parte i rappresentanti di enti e organi che si occupavano di infanzia e adolescenza, educatori delle scuole elementari e medie, assistenti sociali, una rappresentanza dei genitori, un giornalista. L’azione sociale doveva essere affiancata da un’opera di sensibilizzazione dell’opinione pubblica per rendere l’intervento efficace. Le funzioni proprie del Centro erano: studio, propaganda, vigilanza, prevenzione, intervento.
L’attività della sede fiorentina, così come quella delle altre sedi italiane, cessò alla fine degli anni Settanta del Novecento: l’Ente venne infatti soppresso con la legge n. 641 del 21 ottobre 1978 che, in attuazione del d.p.r. n. 616 del 24 luglio 1977, prevedeva la conclusione delle operazioni di liquidazione entro e non oltre il 31 marzo 1979.
L’archivio dell’ENPMF di Firenze non è stato finora reperito, e fino alla nostra segnalazione l’Ente non risultava noto alla Soprintendenza archivistica e bibliografica della Toscana.
 
Teresa Aiazzi e Patrizia Guarnieri
31/12/2018

Bibliografia

Fiorentino, F. (a cura di) (1955). L’Ente nazionale per la protezione morale del fanciullo. Roma: Aldo Garzanti editore (Quaderni di Ragazzi d’oggi, 1).
Maestro, S. (a cura di). Breve storia del Centro di Psicoanalisi di Firenze, sito della Società psicoanalitica italiana SpiWeb (ultimo accesso 27 ottobre 2018).
Meucci, P. (a cura di). Intervista a Giovanni Hautman a cura di Paolo Meucci, pubblicata su YouTube il 19 ottobre 2017 (ultimo accesso 27 ottobre 2018).
Spoglio della rivista Ragazzi d’oggi dell’Ente nazionale per la protezione morale del fanciullo, Tip. S. Giuseppe, Roma, 1950-1976.
 

Fonti archivistiche

Università degli studi di Firenze, Biblioteca di scienze sociali, Sala collezioni storiche, fondo Scuola di servizio sociale:
  • Barontini Franca, I Centri provinciali di difesa della gioventù come strumenti di servizio sociale, tesi di diploma, Scuola di servizio sociale di Firenze, relatrice Prof. Maria Luisa Falorni, a.a. 1957-1958.
  • Di Bilio Maria Antonietta, Significato del servizio sociale per minori svolto dall’Ente nazionale protezione morale del fanciullo in Italia: ricerche ed esperienze con particolare riguardo alla Sede di Firenze, tesi di diploma, Scuola di servizio sociale di Firenze, relatrice Prof. Maria Luisa Falorni, a.a. 1957-1958.
  • Ducci Valerio, Il reperimento dei minori in stato di bisogno con riferimento alle esperienze dell’ENPMF, tesi di diploma, Scuola di servizio sociale di Firenze, relatrice Prof. Maria Luisa Falorni, a.a. 1957-1958.
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