Lorenzo Calvi

Milano, 20 Maggio 1930 – Milano, 19 Maggio 2017

Biografia

Dopo l’iniziale formazione liceale, Lorenzo Calvi si laurea in medicina e chirurgia presso l’Università degli Studi di Milano nel 1954. Già alcuni anni prima, tuttavia, era entrato in contatto con l’ambiente particolarmente stimolante del Laboratorio di psicologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, fondato e diretto da Agostino Gemelli: frequentando i celebri “venerdì pomeriggio” del Laboratorio, aveva così avuto la possibilità di assistere alle conferenze, tra gli altri, di Cesare Musatti (del quale aveva seguito anche le lezioni di psicologia negli anni della formazione universitaria), di Ferdinando Barison e di Danilo Cargnello.
Nel 1957 ottiene la specializzazione in malattie nervose presso l’Università degli Studi di Milano (nella sede dell’Ospedale Maggiore Policlinico) e nello stesso anno, complice la delusione nei confronti di certi ambienti clinici italiani, trascorre alcuni mesi in Inghilterra: qui svolge attività infermieristica presso l’Ospedale psichiatrico di Hatton, poco distante da Birmingham, dove ha modo di entrare a diretto contatto con le difficili condizioni dei pazienti nella realtà ospedaliera.
Rientrato in Italia, grazie a Cargnello ottiene un posto di assistente presso l’Ospedale generale di Sondrio e inizia a confrontarsi con la riflessione psicopatologica di Ludwig Binswanger, Viktor Emil von Gebsattel, Erwin Straus ed Eugène Minkowski. Nella primavera del 1959 prende parte, insieme a Cargnello, al Congresso annuale degli psichiatri francesi a Tours, mentre l’anno successivo figura come relatore, sempre insieme a Cargnello, alla terza giornata del “Simposium sui rapporti fra psicologia e psichiatria” promosso dall’Istituto di psicologia dell’Università Cattolica presso il Centro di cultura “Maria Immacolata” al Passo della Mendola (Trento).
Tra il 1959 e il 1970, costituisce e dirige il reparto di neurologia dell’Ospedale di Sondrio, ottiene la libera docenza in Clinica delle malattie nervose e mentali (1964) e in Psichiatria (1969) e stringe importanti relazioni intellettuali con l’ambiente fenomenologico milanese che faceva capo al filosofo Enzo Paci.
Tra il 1971 e il 1995, passa poi a costituire e dirigere il reparto di neurologia dell’Ospedale civile di Lecco, continuando in ogni caso a mantenere un’importante frequentazione con l’ambiente psichiatrico europeo, soprattutto francese: per diversi anni, infatti, è membro corrispondente della prestigiosa rivista L’Évolution psychiatrique, viene invitato ai gruppi di fenomenologia degli ospedali di Parigi (Necker) e di Lione e a svariate giornate di studio a Marsiglia e in Normandia, dove ha modo di conoscere, tra gli altri, Hubertus Tellenbach, Henri Maldiney e Jacques Schotte.
In forza di queste importanti sollecitazioni internazionali, nel 1981 cura la pubblicazione del volume collettaneo Antropologia fenomenologica, fondando (e dirigendo) poi nel 1988 la rivista Comprendre. Archive international pour l’anthropologie et la psychopathologie phénoménologique, con l’intento di collegare tra loro i diversi esponenti dell’antropologia e della psicopatologia fenomenologiche e di allargare la diffusione delle loro ricerche e dei loro contributi anche un pubblico più ampio. Tale rivista, della quale Calvi diviene membro del Comitato scientifico a partire dal 2009, è ancora oggi l’organo ufficiale della Società italiana per la psicopatologia fenomenologica, che ogni anno (dal 2000) promuove un corso residenziale di psicopatologia fenomenologica a Figline Valdarno (Firenze).
Autore di svariate pubblicazioni su riviste italiane e internazionali e su volumi collettanei (tra cui il fondamentale capitolo dedicato alla psichiatria fenomenologica nel Trattato italiano di psichiatria a cura di Cassano e Pancheri), Calvi rappresenta senz’altro (insieme a Bruno Callieri, Eugenio Borgna e Arnaldo Ballerini) una delle figure più rilevanti e influenti della psichiatria fenomenologica italiana, capace di coniugare sapientemente le istanze della fenomenologia husserliana con le esigenze di una rigorosa clinica psichiatrica: si pensi, a questo proposito, al problema dell’esercizio dell’epoché e ai suoi concetti di visionarietà e di figura antropologica.

Aurelio Molaro
29/03/2018

Bibliografia

Calvi, L. (2015). La mia vita per la Psicopatologia. In A. Ballerini, B. Callieri, L. Calvi, & L. Del Pistoia, Il paradigma “Erlebnis”. La follia come esperienza di senso nella vita degli psicopatologi (pp. 163-176). Roma: Edizioni Universitarie Romane.

Opere

Contributi più significativi:
(1981) (a cura di). Antropologia fenomenologica. Milano: FrancoAngeli.
(1993). Prospettive antropofenomenologiche. In G.B. Cassano & P. Pancheri (Eds.), Trattato italiano di psichiatria (pp. 97-110). Milano: Masson.
(2005). Il tempo dell’altro significato. Esercizi fenomenologici d’uno psichiatra. Milano: Mimesis.
(2007). Il consumo del corpo. Esercizi fenomenologici d’uno psichiatra sulla carne, il sesso, la morte. Milano: Mimesis.
(2013). La coscienza paziente. Esercizi per una cura fenomenologica. Roma: Fioriti.

Fonti archivistiche

Archivio privato famiglia Calvi, Milano.

Fonte iconografica

Archivio privato famiglia Calvi, Milano.
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