Villa Antonini (poi Stabilimento sanitario Biffi)

Citata nella Guida di Milano dell’editore Bernardoni tra le “Case di ricovero per pazzi e mentecatti”, Villa Antonini, anche conosciuta come Ospizio privato di San Celso collocata nell’omonimo corso al n. 31 (oggi Corso Italia) –, fu aperta nel 1822 dal medico (e direttore) Vincenzo Montebruni, da cui il nome alternativo di “Villa Montebruni”. Alla sua morte nel 1824 la struttura passò sotto la direzione del medico Giuseppe Antonini (bisnonno del più noto psichiatra del Manicomio di Mombello) e ottenne l’approvazione del governo austriaco con un dispaccio del 26 febbraio 1825. Nel 1828 ad Antonini subentrò Domenico Muggetti, già professore di patologia e di medicina legale all’Università di Bologna, che tuttavia per molti anni (dal 1832 al 1841) rimase assente per problemi familiari, lasciando la direzione a Giuseppe Caccialanza.
Già nel 1830 l’istituto veniva descritto nella Guida di Milano come un “magnifico stabilimento” in cui gli infermi venivano “trattati con distinti riguardi e con tutte le cure possibili, essendovi, oltre ad un comodo e pulitissimo alloggio, tutto ciò che può concorrere e credersi utile al loro miglior essere: bagni, deliziosi giardini, ameni passeggi, giostra, altalena, ed ogni altro divertimento atto a destare negli alienati le più gioconde sensazioni” (pp. 358-359).
A partire dal 1842, Muggetti fu coadiuvato da un valido assistente, il giovane Andrea Verga, futuro “padre” della psichiatria italiana. Quando Verga ottenne la direzione del Manicomio pubblico della Senavra, nel 1848, fu sostituito a Villa Antonini dall’amico e collega Serafino Biffi. Quest’ultimo, alla morte di Muggetti nel 1851, prese la direzione dell’ospizio, facendone un vero e proprio manicomio privato modello. A dire dello psichiatra Augusto Tamburini, infatti, l’istituto fu nella seconda metà dell’Ottocento “uno degli asili più rinomati e ricercati d’Italia, e a un tempo la meta tradizionale e largamente ospitale ai pellegrinaggi degli alienisti italiani e di non pochi stranieri” (Tamburini, p. XIV). Al fianco di Biffi operava come assistente il medico Giuseppe Arpesani, in seguito affiancato dal neuropsichiatra Angelo De Vincenti (nipote di Biffi, in quanto figlio di sua sorella Eugenia).
Nel 1860 la Guida di Milano segnalava effettivamente come nel corso del tempo l’ospizio fosse andato “ognora assumendo maggiori proporzioni, massime in questi ultimi anni. La posizione del locale in uno dei quartieri più solitari della città, quantunque non sia gran fatto lontano dal centro, i suoi ampi giardini, le ortaglie che lo cingono stendendosi infino ai prossimi bastioni conciliano al luogo l’isolamento, la calma e insieme l’amenità che si convengono a siffatti stabilimenti. Il direttore dottore Serafino Biffi attende con impegno a curare i malati che vengono a lui confidati e si adopera ad estendere nello stabilimento que’ mezzi di cura morale che valgono a cooperare alla guarigione degli alienati o a renderne almeno più sopportabile la condizione” (pp. 314-315).
Intanto, nel corso dell’Ottocento, la proprietà della Villa veniva condivisa dalla famiglia Antonini con altre due famiglie: i Pellizzari di Brescia e gli Stampa di Como.
Intorno al 1890 l’edificio fu abbandonato e la casa di cura fu trasferita presso la Villa Dosso di Monza, in via Amati, pur mantenendo anche un recapito a Milano, prima in Corso San Celso 7 e poi in via Broletto 37. Alla morte del suo storico direttore, avvenuta nel 1899, fu poi intitolata al suo nome, diventando “Casa di salute Biffi” e in seguito “Stabilimento sanitario Biffi per la cura delle malattie mentali e nervose”. Nel 1897 lo dirigeva il dottor Giovanni Algeri, con la consulenza di Angelo De Vincenti.
Nel 1916 la pubblicità sulla Guida di Milano dell’editore Savallo indicava il nuovo stabilimento come “situato in posizione amena e saluberrima, circondato da ampio parco e vasti giardini”. Vi erano “comparti e villini isolati” e vi si praticavano l’idroterapia e l’elettroterapia. Negli anni successivi, con il progredire delle scoperte scientifiche, a questi trattamenti si aggiunsero nel 1932 la malarioterapia e nel 1938 l’ergoterapia, l’insulinoterapia e l’elettroshock.
A partire dal 1918 De Vincenti lasciò il posto di consulente al nipote Eugenio Medea (figlio della sorella Luigia), il quale due anni più tardi ottenne anche la direzione dell’istituto, mantenendola fino al 1942.
Nel 1932 giunse a Villa Dosso anche un altro giovane psichiatra, allievo di Medea: Giuseppe Antonini (1904-1938), figlio omonimo del direttore ormai pensionato dell’Ospedale psichiatrico di Milano in Mombello. Entrato come assistente, divenne poi vicedirettore e rimase nello Stabilimento fino alla morte, avvenuta nel 1938. Lo sostituì nel 1939 Carlo Pieraccini, che dal 1948 al 1960 ebbe anche la direzione dell’istituto al posto di Medea. Quest’ultimo continuò tuttavia l’attività come consulente almeno fino ai primi anni Sessanta del Novecento.
Lo Stabilimento sanitario Biffi rimase in attività fino al 1988, quando fu sostituito da una struttura di nuova costruzione, sempre destinata alla cura delle malattie mentali. Quest’ultima fu venduta nei primi anni Novanta e attualmente ospita il Policlinico di Monza. L’edificio dell’antica Villa Antonini, invece, fu distrutto dai bombardamenti che colpirono Milano nel 1943.

Paola Zocchi
02/11/2015 (aggiornamento 10/09/2018)

Bibliografia

Spoglio, a cura di Simone Forte, della voce “Case di cura per pazzi e mentecatti” presente nei periodici L’interprete milanese ossia Guida per l’anno… (editore Visaj) dal 1823 al 1828; Utile Giornale ossia Guida di Milano per l’anno…, (editore Bernardoni) dal 1826 al 1846; Guida di Milano per l’anno… (editore Bernardoni, poi Savallo) dal 1847 al 1964.
Tamburini, A. (1902). Commemorazione tenuta il 29 giugno 1899 nella Sede della Società di patrocinio pei pazzi poveri della Provincia di Milano (pp. XIII-XXIV). In Opere complete del Dr. Serafino Biffi. Vol. I. Milano: Hoepli.
Zanarotti Tiranini, E. (2004). La luce nella mente. Eugenio Medea, precursore della neuropsichiatria e riabilitazione infantile (1873-1967). Erba: Edizioni La Nostra Famiglia.

Fonti archivistiche

Archivio privato Carlo Pieraccini, Milano.
Alcune informazioni sullo Stabilimento sanitario Biffi sono state gentilmente fornite dal dott. Giuseppe Antonini di Milano.

Fonte iconografica

Aspi – Archivio storico della psicologia italiana, Fondo Arnaldo Pieraccini, Cartoline illustrate inviate da Eugenio Medea ad Arnaldo Pieraccini.
Zanarotti Tiranini, E. (2004). La luce nella mente. Eugenio Medea, precursore della neuropsichiatria e riabilitazione infantile (1873-1967). Erba: Edizioni La Nostra Famiglia, p. 47.
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