La Clinica delle malattie nervose e mentali di Milano tra neurologia e psichiatria

Se nell’ambito delle scienze della mente la prima guerra mondiale ha rappresentato una straordinaria occasione di studio, un’esperienza clinica senza precedenti, nella città di Milano ha offerto anche un’importante occasione istituzionale: proprio nel reparto neurologico di un ospedale militare cittadino, infatti, affondano le radici di quella che – a distanza di dieci anni – sarebbe diventata la Clinica universitaria delle malattie nervose e mentali.
Fu per iniziativa del neuropsichiatra Carlo Besta, laureato in medicina a Pavia nel 1900 e richiamato alle armi allo scoppio della guerra, che presso l’Ospedale militare della Guastalla venne aperto un centro neurochirurgico, dedicato al trattamento operatorio e rieducativo dei feriti cerebrali. Finita la guerra, il centro fu spostato in viale Zara, presso Villa Marelli, e nel 1924 (anno di fondazione dell’Università degli studi di Milano), con la denominazione di Istituto neurobiologico pro feriti cerebrali, divenne sede della Clinica delle malattie nervose e mentali. A Besta, già direttore dell’Istituto, venne affidata anche la cattedra universitaria. Dopo qualche anno l’Istituto si spostò nuovamente: nel 1932 venne inaugurata la nuova sede di via Celoria dell’Istituto neurologico Vittorio Emanuele III (questa la nuova intitolazione). In quegli anni lavoravano, insieme a Besta, Cesare Clivio, Virginio Porta, Rinaldo Grisoni, Davide Alessi, Arrigo Frigerio, Giuseppe Vercelli, Silvio Brambilla e Carlo Rizzi.
In veste di docente universitario, Besta trattava delle malattie dei tronchi nervosi e del midollo spinale, del cervelletto, del bulbo, del mesencefalo, delle forme a focolaio, di quelle luetiche del sistema nervoso, dell’epilessia e dell’arteriosclerosi cerebrale.
Dotato delle più moderne attrezzature, l’Istituto neurologico concentrava la propria attività soprattutto su malati organici del sistema nervoso. Non che Besta mancasse di rivolgere l’attenzione, nelle sue lezioni, anche a disturbi di tipo più propriamente psichiatrico: parlava infatti, ad esempio, di demenza precoce e schizofrenia, nonché di forme ciclotimiche. Tuttavia all’Istituto neurologico mancavano casi squisitamente psichiatrici, ritenuti da Besta essenziali per dare al suo corso “un carattere dimostrativo con presentazione e illustrazione di casi clinici”. Per questo, nel 1931, venne aperta una Sezione psichiatrica della clinica universitaria presso l’Ospedale psichiatrico di Milano in Mombello. La scelta dei 40 malati da ricoverare presso tale sezione, 20 uomini e 20 donne, era affidata a un medico appartenente alla clinica (si succedettero Arrigo Frigerio, Davide Alessi, Rinaldo Grisoni e Silvio Brambilla). In virtù di un accordo fra Provincia e Università, i malati della Sezione universitaria di Mombello potevano anche essere trasportati all’Istituto neurologico, qualora Besta lo avesse ritenuto utile ai fini dell’insegnamento. La convenzione terminò nel 1943, anno in cui – a causa dei bombardamenti subiti dall’Istituto di via Celoria – la Clinica delle malattie nervose e mentali venne trasferita presso il padiglione Ponti dell’Ospedale Maggiore, dove rimase anche dopo la guerra, sotto la direzione di Giuseppe Carlo Riquier (succeduto a Besta, scomparso nel 1940).
Sempre durante la guerra venne invece distrutto irrimediabilmente il padiglione Biffi dell’Ospedale Maggiore, altro luogo simbolo della neurologia milanese. Inaugurato nel 1912 e diretto fino al 1939 da Eugenio Medea, il “Biffi” era stato convertito a reparto neurologico militare negli anni del conflitto (vi si praticavano elettroterapia, idroterapia, cure psicoterapiche e interventi di rieducazione motoria); nel 1924 divenne sede dell’insegnamento universitario di semeiotica delle malattie nervose, affidato allo stesso Medea, e nel 1935 vi si istituì una sezione dedicata alla cura dei malati post-encefalitici (che dopo qualche anno tuttavia passò alla Provincia).
Contemporaneamente, negli anni Quaranta, sul fronte universitario l’insegnamento della psicologia conosceva un nuovo impulso: grazie a Cesare Musatti.

Elisa Montanari
30/10/2015

Bibliografia

Annuari dell’Università di Milano, 1932-1945.
Babini, V.P. (2009). Liberi tutti. Manicomi e psichiatri in Italia: una storia del Novecento. Bologna: il Mulino.
Babini, V.P. (2015). Effetto guerra. La psichiatria italiana di fronte al primo conflitto mondiale. Studi e problemi di critica testuale, 91(2), 311-332.
Passione, R. (2008). Il cervello nella rete. Eugenio Medea e il padiglione Biffi. In: Canadelli, E. & Zocchi, P. (a cura di). Milano scientifica (1875-1924), vol. II. Milano: Sironi, pp. 179-198.
Regina, M. (2006) (a cura di). Archivio storico dell’Istituto nazionale neurologico “Carlo Besta”. Inventario disponibile on line sul sito Carte da legare.
Zocchi, P. (2005). Padiglione Francesco Ponti. Dalla chirurgia alla neurologia. In: Galimberti, P.M. & Rebora, S. (a cura di). Il Policlinico. Milano e il suo ospedale. Milano: Nexo, p. 63.
Zocchi, P. (2005). Padiglione Antonio Biffi. La neurologia. In: Galimberti, P.M. & Rebora, S. (a cura di). Il Policlinico. Milano e il suo ospedale. Milano: Nexo, pp. 127-129.

Fonte iconografica

Archivio storico dell'Istituto nazionale neurologico Besta.
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