Benussi e la psicologia: “la più giovane scienza dello studio di Padova”

Dopo l'allontanamento da Graz, Vittorio Benussi si trasferisce all'Università di Padova, dove viene chiamato, nella primavera del 1919, a ricoprire la neoistituita cattedra di Psicologia sperimentale, prima come incaricato e, dal 16 ottobre 1922, come professore ordinario, nominato con procedura straordinaria, "per chiara fama".
Il distacco da Graz non è indolore: a Padova, "un po' fantastico ed un po' stordito", Benussi si vede estraneo in un contesto culturale che non sente suo e deve anche far fronte, nella gestione della cattedra di Psicologia sperimentale, a problemi di ordine organizzativo, privo di ogni supporto tecnico-scientifico adeguato (laboratorio, biblioteca) e persino di una stanza dove studiare. Significativo è il ricordo che Cesare Musatti darà della prima lezione di Benussi a cui aveva assistito: Benussi si presentò munito solo di una scatola di gessetti colorati, che rappresentavano, per sua stessa ammissione, tutto il Laboratorio di psicologia di quei giorni.
Appena nel 1921, Benussi ha a disposizione un primo istituto, ancora modesto, di sole tre stanze, dotato di apparecchi e strumenti, in parte ottenuti grazie all'assegnazione di fondi ordinari e straordinari, in parte progettati e fatti costruire da lui stesso nelle officine meccaniche dell'Università.
Egli si circonda di un gruppo di validi collaboratori, fra cui Cesare Musatti e Silvia De Marchi, e il suo istituto diventa punto di riferimento importante per psicologi e intellettuali della più diversa formazione. In breve tempo, il laboratorio assume, grazie alla diffusione dei lavori di Benussi e dei suoi allievi, una posizione d'avanguardia nel panorama della psicologia italiana.
Nel periodo patavino, Benussi, forse spinto dall'iniziale mancanza della dotazione di laboratorio di cui disponeva a Graz, si volge a un campo di ricerca nuovo e originale e si dedica allo studio della suggestione e dell'ipnosi intesi come mezzi di "analisi psichica reale", ossia un mezzo per scomporre le funzioni e i processi psichici dalla loro unità funzionale e quindi poterli meglio studiare e analizzare nei loro rapporti di interdipendenza.
Nello scritto celebrativo del VII Centenario dell'Università di Padova (1922), Benussi presenta un breve contributo sulla psicologia, "la più giovane scienza dello studio di Padova", di cui nel Fondo Benussi è conservata una bozza.
In tale contributo Benussi ricorda il "passato" del Laboratorio di psicologia, ospitato nella casa "disadorna" di via S. Francesco 7, a partire dal dicembre 1919: due stanze in tutto, in cui egli poté riprendere le sue ricerche. La casa fu poi demolita nel novembre 1921, mentre il laboratorio trovò nuova ubicazione vicino alla Sala dei Giganti.
Dal tempo del trasferimento in via S. Francesco sono passati, ricorda Benussi nel suo scritto, due anni e due mesi e molto si è fatto: c'è interesse per le ricerche che vengono condotte, sono stati concessi un assegno ordinario e assegni straordinari, sono arrivati nuovi apparecchi e anche i primi libri, che non sono la cosa "essenziale" in un laboratorio. Lo è invece il lavoro che vi si fa, la "ricerca viva" che vi si svolge, il "contatto" con ciò che si analizza, "l'atmosfera di iniziativa che le cose suscitano in chi appena appena sa guardarle ed osa", l'"aspetto di astuzia di agguato, di sopraffazione che sembrano animare gli oggetti custodendoli in un misterioso secreto".
Il lavoro che si fa è il vero istituto, "animato da quelle linee di forze vive nello Studio di Padova e che sono linee di forza di Galileo Galilei". Benussi descrive il lavoro che si svolge in Corte Capitaniato n. 5, secondo un programma ben definito: da una parte suggestione e ipnosi, intesi, prima che come strumento di terapia, come strumento di "analisi psichica reale"; dall'altra, psicologia dello spazio, del tempo e del movimento. Il laboratorio si pone così l'obiettivo di "costruire su un massimo di esperienza un minimo, ma sicuro, di teoria".
Il breve contributo si conclude con la dichiarazione di Benussi di aver scritto "contro voglia queste righe"; egli ha ritenuto tuttavia "doveroso" farlo per permettere "alla più giovane delle scienze biologiche, alla Psicologia – giovane sì ma maggiorenne e svincolata dalla casa paterna dalla quale sono nate tutte le scienze – di salutare l'Università centenaria che la à accolta e renderle grazie".

Verena Zudini

Bibliografia

Adamo, S., & Zudini, V. (2006). L'archivio di Cesare L. Musatti. L'uomo e lo studioso attraverso i suoi documenti. Teorie & Modelli, n. s., 11(1), 99-110.
Adamo, S., & Zudini, V. (2006). Alla riscoperta di Vittorio Benussi. Presentazione dell'edizione digitale del suo archivio. Teorie & Modelli, n. s., 11(2), 113-125.
Antonelli, M. (a cura di) (2006). Vittorio Benussi. Sperimentare l'inconscio. Scritti (1905-1927). Milano: Cortina.
Benussi, V. (1922). La più giovane scienza dello studio di Padova. In AA. VV., Settimo Centenario della Università di Padova (p. 47). Padova: Drucker.
Cattonaro, E. (1996). Psicologi a Padova. I pionieri veneti della psicologia italiana. Padova: Il Poligrafo.
Musatti, C. L. (1928). La Scuola di psicologia di Padova (1919-1927). Rivista di psicologia, 24, 26-42.
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