Manicomio di S. Maria della Scaletta (Osservanza) di Imola

Nel 1804, all’interno della nuova sede dell’Ospedale di S. Maria della Scaletta di Imola, inaugurato nel 1800, venne realizzato un reparto psichiatrico, costituito da sei stanze, per complessivi dodici posti letto.
Fu il vescovo di Imola Giovanni Maria Mastai Ferretti (1832-1846) a dare un importante impulso all’assistenza dei dementi, cercando di appianare il bilancio del reparto psichiatrico e istituendo a capo della gestione dell’ospedale un ente denominato “Congregazione segreta”. Uno dei membri della Congregazione, il medico imolese Cassiano Tozzoli (1785-1863), fu nominato nel 1841 direttore dell’ospedale. Tozzoli si adoperò per migliorare il reparto psichiatrico e progettò di costruire un nuovo edificio, uno spazio “sicuro e aperto” sul modello del Manicomio San Lazzaro di Reggio Emilia, che aveva visitato personalmente. I lavori iniziarono nel 1843 e terminarono nel 1844; il 3 novembre di quell’anno i degenti entrarono nel nuovo Asilo psichiatrico. L’edificio disponeva di 80 posti letto e alla cura dei degenti era preposto un infermiere, che aveva seguito un periodo “d’istruzione” presso il manicomio di Reggio Emilia. L’Asilo imolese ricoverò inizialmente i dementi della città di Imola e della sua diocesi, ma divenne presto un punto di riferimento anche per le province limitrofe, fra cui Forlì e Ravenna, determinando un notevole aumento del numero degli assisiti che rese ben presto insufficiente lo spazio a disposizione.
Con il passaggio dell’amministrazione dell’Asilo psichiatrico alla Congregazione di carità di Imola (istituita nel 1859) si sviluppò una discussione sull’eventuale ampliamento della struttura, a seguito della quale Cassiano Tozzoli, dopo vent’anni di direzione dell’Asilo, si dimise (1862). Lo sostituì il medico Luigi Lolli (1818-1896), che ottenne pieni poteri sulla riorganizzazione del manicomio e avviò nel 1869 la costruzione del nuovo edificio, collaborando direttamente con l’architetto progettista, Antonio Cipolla. I lavori terminarono nel 1880 con la realizzazione di un complesso costituito da padiglioni intervallati da giardini e percorsi da portici, in cui i malati erano divisi in base al sesso e al comportamento (“tranquilli”, “agitati”, “furiosi”, “sudici”). Accanto al manicomio furono create delle colonie agricole in cui i malati “tranquilli” potevano lavorare sotto il controllo di infermieri lavoratori; a tali attività si aggiunsero nel corso degli anni dei laboratori per i mestieri artigianali.
Nel 1874, grazie alle relazioni intrecciate da Lolli, si tenne a Imola il primo Congresso della Società Freniatrica italiana.
Nel 1882 lo stesso Lolli fu eletto presidente della Congregazione di carità di Imola. Nel corso della sua direzione, e dopo la legge del 1865 che affidava alle province il costo del mantenimento dei degenti internati nei manicomi, strinse numerosi accordi e convenzioni con le province vicine, fra cui Forlì, Ravenna e Bologna, per il ricovero di dementi. All’aumento di ricoveri corrisposero tuttavia problemi di spazio, che furono ovviati grazie alla costruzione di una seconda sede “di completamento” in una zona adiacente alla sede principale, accanto al convento dei frati dell’Osservanza di Imola. Nel 1888 la struttura succursale era già in funzione e i lavori furono terminati nel 1890. Il Manicomio di S. Maria della Scaletta di Imola venne così a essere costituito da due sedi: una centrale, accanto all’Ospedale di Imola, in cui venivano ricoverati i malati colpiti da patologie acute e gravi che necessitano di maggiori cure; e una “di completamento”, detta “dell’Osservanza”, in cui entravano i malati affetti da patologie mentali croniche o appartenenti ad altre “categorie di mentecatti” quali i “pazzi morali”, gli “incorreggibili”, gli “infrenabili”, anche gli “imputati e condannati”.
Nel 1891 i rapporti fra Luigi Lolli e la Congregazione di carità di Imola diventarono difficili, tanto che egli perse la direzione amministrativa dell’istituto. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1896, la Congregazione decise di mettere in vendita l’intero complesso del Manicomio di S. Maria della Scaletta, per ovviare alla difficile situazione economica. Nel 1897, dopo una lunga trattativa, venne conclusa la vendita alla Provincia di Bologna del solo edificio centrale, dove dal 1° marzo 1900 iniziò a funzionare il Manicomio provinciale di Bologna in Imola.
La Congregazione di carità continuò invece ad amministrare il Manicomio di S. Maria della Scaletta nella sola sede del complesso dell’Osservanza, restaurata e ampliata dal 1897 su progetto dell’ingegnere imolese Felice Orsini, dove furono ricoverati i malati provenienti dalle province di Ravenna e Forlì e, successivamente, anche da Roma, Treviso, Padova e Venezia. La Congregazione strinse inoltre particolari accordi con lo Stato italiano per curare i degenti militari durante le due guerre mondiali, mentre nel 1935 istituì anche una Sezione giudiziaria per “folli criminali”. Sempre nel 1935 alla denominazione “Manicomio” si sostituì quella di “Ospedale psichiatrico”.
Nel 1937 l’amministrazione dell’Ospedale psichiatrico di S. Maria della Scaletta di Imola passò all’Ente comunale di assistenza (ECA) di Imola e poi, nel 1939, all’Amministrazione degli Ospedali e Istituzioni Riunite di Imola.
Alla fine degli anni Sessanta del Novecento si affiancò all’Ospedale psichiatrico un’altra struttura, il Centro neuropsichiatrico della “Villa dei fiori”, primo reparto imolese per il ricovero psichiatrico volontario.
Nel 1971 la gestione degli istituti psichiatrici imolesi fu acquisita dall’Ente ospedaliero di Imola (istituito con decreto del Presidente della Regione Emilia-Romagna in attuazione della legge del 12 febbraio 1968, n. 132) e poi, nel 1981, dalla neonata Unità sanitaria locale (USL) n. 23 di Imola.
La stessa legge che istituì il Sistema sanitario nazionale e il sistema delle unità sanitarie locali (legge del 28 dicembre 1978, n. 833), e che ricomprendeva la cosiddetta “Legge Basaglia” del 13 maggio 1978 sulla progressiva chiusura dei manicomi, decretò la cessazione dei ricoveri nelle strutture psichiatriche alla data del 31 dicembre 1980 e l’affidamento alle province del compito di pianificare e mettere in campo le attività necessarie per una nuova modalità assistenziale.
In Imola, come in altre realtà, il processo di definitiva chiusura dell’ospedale psichiatrico fu molto lungo. Nel 1983 nella struttura della “Villa dei fiori” furono stabiliti i Servizi psichiatrici territoriali (SIMAP), mentre la lungodegenza restò nella struttura dell’Osservanza.
Dopo essere passato nel 1994 sotto la neoistituita Azienda unità sanitaria locale (AUSL) di Imola, che assorbì le competenze dell’USL n. 23, l’Ospedale psichiatrico di Imola chiuse definitivamente il 31 dicembre 1996 e la “Villa dei Fiori” rimase l’unica struttura operante fino al 2010, anno in cui l’edificio venne raso al suolo e all’interno delle strutture ospedaliere cittadine furono inaugurati i nuovi reparti per i servizi psichiatrici di diagnosi e cura (SPDC) del Dipartimento di salute mentale (DSM) dell’AUSL imolese.
Alla direzione del Manicomio di S. Maria della Scaletta, dalle origini fino alla metà del XX secolo, si sono succeduti i medici Cassiano Tozzoli (1844-1862), Luigi Lolli (1862-1896), Raffaele Brugia (1896-1900, poi direttore del Manicomio provinciale di Bologna in Imola), Raffaele Baroncini (1900-1916), Lodovico Figna (1916-1931, direttore interinale dal 1916 e poi direttore effettivo dal 1° luglio 1921), Aldo Graziani (1933-1947) e Giuseppe Zuccari (1947-1950).
 
Federica Cavina
31/05/2019

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Fonte iconografica

Biblioteca comunale di Imola, Archivio Manicomio di S. Maria della Scaletta di Imola (Osservanza), Fotografie, “Manicomio d’Imola (Osservanza) (ora del pranzo)”, [inizio sec. XX].
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