Silvio Brambilla

Milano, 5 Ottobre 1907 – Domaso (Como), 17 Novembre 1992

Biografia

Proveniente da una facoltosa famiglia milanese, nacque da Guido Brambilla (possidente e pittore dilettante) e Dialma Gazzurretti, originaria di Mantova.
Già durante l’ultimo anno di liceo iniziò un internato di tre anni all’Istituto di biologia generale dell’Università di Milano, diretto da Luisa Gianferrari, frequentando poi per quattro anni l’Istituto di patologia generale diretto da Pietro Rondoni, con il quale si laureò nel novembre 1932 in medicina e chirurgia, con una tesi su “La reazione dei tessuti articolari a variazione sperimentale della reazione attuale”. Durante il quarto anno di università, su suggerimento dello stesso Rondoni, effettuò un internato di due mesi presso la clinica psichiatrica di Erlangen-Norimberga, diretta da Gustav Specht, dove nel laboratorio di Berthold Kihn (della scuola di Walther Spielmeyer) apprese la tecnica istologica del sistema nervoso. Completò inoltre l’esperienza all’estero con due brevi soggiorni presso Martin Benno Schmidt a Würzburg e Hans Sachs a Heidelberg, pubblicando un primo lavoro su Le alterazioni del sistema nervoso centrale in alcune avitaminosi.
Subito dopo la laurea fu chiamato dal direttore Oskar Naegeli come assistente scientifico e poi aiuto alla Clinica dermosifilopatica di Berna, dove rimase fino al 1935, seguendo contemporaneamente, dal semestre invernale del 1933, le lezioni di clinica psichiatrica di Jakob Klaesi.
Alla fine del 1934 frequentò per due mesi un corso di specializzazione per stranieri all’Hôpital Saint-Louis di Parigi, ottenendo nel 1935 il diploma di specialità in malattie tropicali e frequentando anche, due volte alla settimana, l’ambulatorio di Georges Guillain alla Salpêtrière.
Rientrato a Berna ai primi di gennaio 1935, per un divieto del Ministero dell’educazione svizzero ai cittadini stranieri di occupare posti di ruolo nelle cliniche universitarie, fu costretto a lasciare la Clinica dermatologica e passare come assistente volontario alla Clinica psichiatrica di Klaesi, dove rimase fino ai primi di ottobre, quando iniziarono le ostilità in Etiopia e dovette tornare a Milano.
Nominato assistente di ruolo presso la Clinica delle malattie nervose di Carlo Besta nel dicembre 1935, mantenne questo incarico fino al 1942, interrompendo tuttavia l’attività nel 1936-37, quando fu inviato in Africa orientale, a Dessiè e all’Asmara, come dirigente dei servizi sanitari per la popolazione indigena. Durante l’esperienza africana studiò le manifestazioni psicopatologiche del “cherbè” o “malattia del diavolo”, documentate in numerose fotografie scattate personalmente.
Dal 1938 al 1942, per volontà dell’allora preside della Facoltà di medicina, Antonio Cazzaniga, diresse il neonato Istituto di osservazione dei minorenni del Tribunale di Milano, che organizzò in base ai moderni criteri psicologici di valutazione dei minori.
Dopo aver conseguito nel 1940 il diploma di specialità in malattie nervose e mentali, a partire dal 1941 iniziò a frequentare le riunioni del Laboratorio di psicologia dell’Università Cattolica di Milano, diretto da Agostino Gemelli, e a lavorare come assistente presso l’Ospedale psichiatrico di Milano in Mombello.
Richiamato alle armi nel 1942, fu destinato in Corsica e in Sardegna, indi al Gruppo di combattimento “Friuli”, da cui fu congedato nel gennaio 1946, divenendo poco dopo commissario prefettizio dell’Istituto per minorenni “Cesare Beccaria”.
Nel 1948 fu nominato primario e si trasferì a Mombello con la famiglia, iniziando anche un corso annuale di psichiatria per le allieve infermiere della Croce rossa italiana e un corso di psicopatologia sociale alla Scuola per assistenti sociali. Conseguì poi nel 1950 la libera docenza in malattie nervose e mentali e nel gennaio 1954 fu nominato direttore dell’Ospedale psichiatrico “Paolo Pini”, ruolo che ricoprì fino all’ottobre 1955. Negli stessi anni tenne corsi liberi di neuropsichiatria infantile e psicopatologia generale presso la Clinica psichiatrica dell’Università di Milano.
Nell’aprile 1955 fu infine chiamato a dirigere la Casa di cura per malattie nervose “Ville Turro” di Milano, dove rimase fino agli anni Ottanta, e nominato consigliere onorario della Corte d’appello per i minorenni. Fu inoltre consigliere della Lega italiana di igiene e profilassi mentale.
A lui si deve l’introduzione in Italia del metodo di Rorschach, con il volume Il metodo psicodiagnostico di Rorschach e le sue applicazioni in psicologia e psichiatria (1942) e con la partecipazione in qualità di membro italiano al primo Congresso mondiale sul Rorschach tenutosi a Zurigo nell’agosto 1949. Introdusse inoltre in Italia la cura del sonno prolungato nelle malattie mentali, appresa alla scuola di Klaesi, e fu un cultore delle opere di Ludwig Binswanger. Le sue pubblicazioni riguardarono, oltre ai temi citati, le avitaminosi e le artropatie sperimentali, la psicopatologia delle popolazioni africane, la criminologia minorile, l’analisi esistenziale, la demenza postencefalitica, i nuovi tentativi terapeutici della lue, le prime manifestazioni di anomalia psichica del bambino.

Paola Zocchi
22/01/2018

Fonti archivistiche

Archivio privato Brambilla, Milano.

Fonte iconografica

Collezione privata, Milano.
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