Dina Vallino

Cagliari, 19 Maggio 1941 – Milano, 14 Luglio 2014

Biografia

Nata da madre sarda e da padre piemontese, consegue la maturità classica a Cagliari e si iscrive poi alla Facoltà di filosofia dell’Università degli studi di Milano nel 1960. A 22 anni sposa il compagno di università Marco Macciò, da cui ha, prima della laurea, il figlio Stefano.
Nel corso degli anni Sessanta la sua formazione è dovuta, oltre ai corsi universitari di Cesare Musatti, Franco Fornari ed Enzo Paci (con il quale si laurea), ai densi studi da autodidatta svolti su più fronti: si introduce alla psicoanalisi attraverso Sigmund Freud, Melanie Klein, René Spitz e Marguerite Sechehaye, approfondisce la conoscenza filosofica di Galileo (su consiglio di Mario Dal Pra), Edmund Husserl e Maurice Merleau-Ponty, e studia la psichiatria fenomenologica di Eugene Minkowski, Ludwig Binswanger, Kurt Goldstein e degli italiani Eugenio Borgna, Dario De Martis e Fausto Petrella.
Nel 1967 si iscrive alla Scuola di specializzazione in psicologia diretta da Marcello Cesa-Bianchi e da Cesare Musatti, e comincia i primi tirocini con Maria Elvira Berrini e Bona Oxilia, per i quali effettua visite a domicilio presso una madre con problemi di allattamento e una madre con una bambina psicotica. Prosegue poi il tirocinio nel 1969 con Giovanni Carlo Zapparoli all’Ospedale psichiatrico “Paolo Pini” di Affori. Nel Sessantotto contribuisce a formare, con Anna Ferruta e Riccardo Steiner, un gruppo che rivendica una ristrutturazione della Scuola di specializzazione per introdurre insegnamenti di orientamento psicoanalitico: vengono così chiamati a insegnare Elvio Fachinelli, Piero Leonardi e Luigi Pagliarani, e la didattica si arricchisce di un’impostazione clinica.
Durante la specializzazione comincia a lavorare a Sondrio, dove vede bambini con ritardi mentali anche molto gravi, causati sia da malattie organiche sia da deprivazione affettiva e ambientale, e in seguito a Bergamo presso il Centro medico-psico-pedagogico. A Sondrio ha come direttrice Renata Selva, una persona eccezionale con la quale rimarrà in amicizia per tutta la vita.
Queste esperienze cliniche costituiscono il perno intorno al quale viene strutturata la sua tesi di specializzazione, discussa nel 1970 insieme ad Anna Ferruta. Si tratta di una tesi di ricerca, in cui le autrici non si rifanno soltanto alla teoria kleiniana (che comincia in quegli anni a essere praticata in Italia) ma, anticipando i tempi, anche ad alcune tesi di Wilfred Bion, allora del tutto assente dal dibattito psicoanalitico italiano. L’interesse per Bion culminerà negli anni Novanta con la creazione a Milano di un gruppo di studio a lui dedicato (che durerà 15 anni) e con la supervisione presso Parthenope Bion, con la quale si salda nel tempo una forte amicizia.
Nel 1969 inizia un’analisi personale, che poi si trasforma in didattica, con Lina Generali Clemens, al termine della quale viene accolta nel 1974 nella Società psicoanalitica italiana (SPI), dove inizia la sua formazione con gli analisti Anna Corti e Pierandrea Lussana a Roma e successivamente Giuseppe Di Chiara, Mauro Morra e Luciana Nissim a Milano. Per approfondire la sua formazione sceglie, al di fuori del training ufficiale della SPI, di ricevere supervisioni a Londra per tre anni (1975-1978) da analisti kleiniani: Hanna Segal, Ruth Riesenberg, Betty Joseph, Martha Harris, Edna O’Shaughnessy.
Quando Lina Generali Clemens inizia a insegnare a Milano nel 1978 il metodo dell’Infant Observation, si convince dell’importanza di tale pratica per la formazione degli psicoanalisti e inizia una propria Infant Observation, la prima, insieme a quella di Anna Motta, a essere praticata in Italia. Fa parte, fin dal suo avvio nel 1978, del gruppo di Infant Observation del Centro milanese di psicoanalisi (CMP), che vede anche la partecipazione di Martha Harris e Donald Meltzer.
Dalla fine degli anni Settanta è intensa la sua partecipazione alle attività del CMP, dove, tra il 1985 e il 1987, nasce un selezionato gruppo di studio di analisi infantile, con Antonino Ferro, Claudia Artoni Schlesinger, Maria Pagliarani e Giuliana Boccardi, a cui Dina Vallino contribuisce assiduamente e da cui deriverà nel 1993 l’Osservatorio di psicoanalisi dei bambini e degli adolescenti, promosso anche da Marta Badoni. Negli anni Novanta forma un sodalizio intellettuale con Franco Borgogno, che ha la sua espressione pubblica, tra l’altro, in varie conferenze nei centri psicoanalitici italiani sul tema degli “Spoilt Children”.
Dal 1978 è docente di Infant Observation (secondo il metodo di Esther Bick), prima al Corso Tavistock di Milano e poi al Corso di perfezionamento in psicoanalisi infantile del CMP. Privatamente per trent’anni conduce gruppi di Infant Observation.
A partire dagli anni Novanta raccoglie intorno a sé un team selezionato di colleghi che praticano nel proprio lavoro clinico dapprima il metodo del “luogo immaginario” e successivamente della “consultazione partecipata”, le due innovazioni da lei introdotte nella psicoanalisi infantile.

Marco Macciò
06/12/2017

Bibliografia

Basile, R. (2003). Una storia di vicinanza emotiva. The International Journal of Psychoanalysis, 84 [e in D. Vallino (2011), Raccontami una storia. Roma: Borla].
Biografia di Dina Vallino, sito web dell’Associazione scientifico-culturale Dina Vallino.
Borgogno, F., & Maggioni, G. (a cura di) (2017). Una mente a più voci. Sulla vita e sull’opera di Dina Vallino. Milano: Mimesis.
Ferro, A. (1998). Presentazione di Raccontami una storia. Dalla consultazione all’analisi dei bambini. Roma: Borla.
Lambertucci-Mann, S. (2004). A propos de “La storia e il luogo immaginario”. Revue française de Psychanalyse, 1.
Lapi, I., & Mori, L. (2015). L’atmosfera emotiva nella famiglia, nella terapia e nella consultazione. Per un ricordo di Dina Vallino. Contrappunto, 51-52.
Maggioni, G. (2016). Una storia raccontata. Fare psicoanalisi con Dina Vallino. Milano: Mimesis.
Narici-Sicouri, L. (2012). Fare psicoanalisi con genitori e bambini de Dina Vallino. Revue française de Psychanalyse, 2.
Vegetti Finzi, S. (2010). Post-fazione alla seconda edizione di Raccontami una storia. Dalla consultazione all’analisi dei bambini. Roma: Borla.

Opere

Dina Vallino ha pubblicato 70 saggi su periodici scientifici e volumi collettanei, sia italiani che stranieri. Indichiamo di seguito alcuni scritti, seguiti dai link per la consultazione online in pdf di tutte le pubblicazioni di Dina Vallino, corredate dalla bibliografia completa e ragionata degli scritti.
(1981). Ansie di separazione rilevate nell’osservazione del neonato e nella psicoanalisi di adolescenti e adulti. Giornale di neuropsichiatria dell’età evolutiva, 1(2), 173-184.
(1984). Sulla terminabilità di un’analisi infantile che raggiunge l’adolescenza. Contributo clinico. Rivista di psicoanalisi. 30(3), 383-397.
(1990). Passaggi dal silenzio alla comunicazione nell’area autistica (pp. 121-136). In C. Berutti, & R. Parlani (a cura di), Neuropsichiatria della prima infanzia. Quaderni di psicoterapia Infantile, vol. 22. Roma: Borla.
(1992). Surviving, Existing, Living. Reflexions on the Analyst’s Anxiety (pp. 89-120). In L. Nissim Momigliano, & A. Robutti (a cura di), Shared experience. The psychoanalytic dialogue. London: Karnac.
(1997). Il campo psicoanalitico e il giardino segreto: una metafora per lo sviluppo del pensiero vivente (pp. 176-188). In E. Gaburri (a cura di), Emozione e interpretazione. Psicoanalisi del campo emotivo. Torino: Bollati Boringhieri.
(1998, con M. Macciò). Bion, la cesura e la cesta di Newton (pp. 79-90). In P. Bion Talamo, F. Borgogno, & S. A. Merciai (a cura di), Lavorare con Bion. Roma: Borla.
(1998). Raccontami una storia: Dalla consultazione all’analisi dei bambini. Roma: Borla.
(2000). Le Storie e il Luogo Immaginario nella psicoanalisi dei bambini (pp. 48-62). In A. Ferruta, P. R. Goisis, R. Jaffé, & N. Loiacano (a cura di), Il contributo della psicoanalisi nella cura delle patologie gravi in infanzia e adolescenza. Roma: Armando Editore.
(2003). Die Konsultation mit dem Kind und seinen Eltern. Kinderanalyse, 11(4), 461-482.
(2004, con M. Macciò). Il senso di esistere del neonato e l’attrazione fatale dell’identificazione (pp. 181-193). In F. Borgogno (a cura di), Ferenczi oggi. Torino: Bollati Boringhieri.
(2004, con M. Macciò). Essere neonati: Osservazioni psicoanalitiche. Roma: Borla.
(2006, con M. Macciò). L’intenzionalità del neonato (pp. 101-113). In E. Renzi, & G. Scaramuzza (a cura di), Omaggio a Enzo Paci, II. Milano: CUEM.
(2007). Muore un genitore di un bambino: percorsi del lutto infantile (pp. 182-210). In F. Borgogno, & M. Vigna Taglianti (a cura di), L’analista in gioco. Quaderni di Psicoterapia Infantile, vol. 54. Roma: Borla.
(2009). Fare psicoanalisi con genitori e bambini. Roma: Borla.
(2011, con M. Macciò) (a cura di). Famiglie. Quaderni di psicoterapia infantile, vol. 63. Roma: Borla.
(2012, con M. Macciò) (a cura di). Infant Observation-Infant Research: storie cliniche, applicazioni, ricerche. Quaderni di psicoterapia infantile, vol. 65. Roma: Borla.
Bibliografia degli scritti editi di Dina Vallino.
Tutte le opere di Dina Vallino (consultazione online in pdf).

Fonti archivistiche

Archivio Dina Vallino, Milano.

Fonte iconografica

Archivio Dina Vallino, Milano.
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