Giuseppe Amadei

Cavriana (Mantova), 1 Gennaio 1854 – Brescia, 29 Dicembre 1919

Biografia

Originario di Cavriana, allora territorio bresciano, dopo aver frequentato il liceo a Brescia fu ammesso nel 1873, per merito, al Collegio Ghislieri di Pavia. Allievo di Cesare Lombroso e Paolo Mantegazza, si laureò in medicina e chirurgia, svolgendo per un breve periodo la professione medica a Campitello e Cavriana.
Dopo un soggiorno di perfezionamento a Parigi, cominciò a dedicarsi sistematicamente agli studi di craniologia e psichiatria, aderendo inoltre nel 1878 alla Società italiana d’antropologia ed etnologia.
Scelta definitivamente la carriera psichiatrica, divenne prima assistente nel Manicomio San Lazzaro in Reggio Emilia (1880), poi aiuto al Manicomio di Macerata (1881) e infine primario al Manicomio di Imola (1882). Gli anni di formazione gli permisero di entrare in contatto con illustri personaggi della disciplina, come Luigi Lolli, Enrico Morselli, Augusto Tamburini e Giulio Cesare Ferrari.
Nel 1883, sulla scorta delle pubblicazioni scientifiche, fu nominato socio della Società freniatrica italiana e l’anno seguente della Société de Médecine Méntal de Belgique.
Nel 1884, a soli trent’anni, fu nominato direttore del Manicomio di Cremona, di cui curò il trasferimento dai vecchi e fatiscenti locali annessi all’Ospedale Maggiore alla nuova e più moderna sede provinciale presso Due Miglia.
Partecipe di un concetto essenzialmente naturalistico dell’uomo, per cui il folle era avvicinato con approcci simili alle metodologie anatomico-comparativistiche in uso nella zoologia, dedicò il suo impegno alla craniologia, una sottodisciplina della psichiatria che – con il superamento dell’opera speculativa dei frenologi – mirava a sviscerare definitivamente l’enigma della patogenesi della pazzia. Il sostrato culturale socialdarwinistico in Amadei si raccordava quindi con una visione diagnostica che ricercava sempre una correlazione tra malattia e innata organica morfologia.
Su queste basi, e dopo la traduzione italiana (in collaborazione con Silvio Tonnini nel 1885) del Trattato clinico pratico delle malattie mentali di Krafft-Ebing, si convinse che la genesi della follia trovava spiegazione nel concetto di degenerazione trasmissibile per via ereditaria.
La fede evoluzionista non gli impedì tuttavia di mantenere un atteggiamento prudentemente critico: tipico, in questo senso, il richiamo lanciato pubblicamente nel 1889 al VI Congresso della Società freniatrica di Novara, quando, nel contesto di una diffusa e acritica accettazione del modello degenerativo che inglobava, omologandole, follia e delinquenza, denunciò la tendenza esagerata presso gli psichiatri a ritrovare sempre note degenerative, e osservò che “i degeneratisti d’oggi vanno su questa via tanto in là che han perduto di vista il Darwin stesso”.
Severo censore dello sviluppo di esperienze mediate dal modello belga del villaggio di Gheel, le cui pratiche di psichiatria senza manicomio definiva buone in apparenza ed efficaci solo a sguardi superficiali, mostrò comunque un cauto interesse per l’utilizzo nell’asilo cremonese dei sistemi dell’open door e del no restraint. Attenzione che tuttavia, con il trascorrere degli anni e con l’aggravarsi dell’affollamento manicomiale, andò via via esaurendosi.
Amadei fu inoltre, in un certo senso, un precursore di Raymond Queneau. Verso la fine dell’Ottocento (ben prima della ricerca sui “folli letterari” di Queneau iniziata a partire dal 1930), egli studiò da psichiatra la “letteratura dei pazzi” e raccolse, anche grazie all’aiuto di Cesare Lombroso, una collezione preziosa e unica di opere stampate di mattoidi e paranoici che affrontavano vasti argomenti. Amadei li definiva “mattoidi scientifici”, perché le loro opere trattavano “di filosofia e cosmologia, di teologia e questioni religiose, di scienze politiche e sociali, di scienze giuridiche, di scienze mediche, di psicologia, psichiatria, educazione, di filologia, di storia naturale, di fisica, di astronomia, di meteorologia, fisica terrestre, agricoltura, di matematica, di meccanica”. Interessato allo studio del delirio, era in particolare attento a quella forma di delirio paranoico detta “delirio scientifico”.
Con i primi anni del Novecento, assunse un ruolo di primo piano nella Commissione pellagrologica cremonese e nella lotta alla pellagra in provincia. Nel 1909 fu inoltre nominato ispettore dei manicomi e nel 1911 Cavaliere della Corona.
Nel 1916-17 una commissione d’inchiesta manicomiale, istituita dopo l’interpellanza di un consigliere provinciale, accertò il registrarsi nel Manicomio cremonese di ripetute violenze a danno dei pazienti. Entrato in rotta di collisione con la Deputazione provinciale – che lo accusava di mancata rigorosa sorveglianza – Amadei fu indotto alle dimissioni.
Ritiratosi a Brescia, divenne poi ispettore del locale manicomio.

Silvia Manente, Andrea Scartabellati
30/06/2011

Bibliografia

Carimati, A. (1959). Figure di medici cremonesi. Giuseppe Amadei 1854-1919. Bollettino della Società Medico Chirurgica di Cremona, 13, 4: 103-105.
Scartabellati A. (2001). L'umanità inutile. La "questione follia" in Italia tra fine Ottocento ed inizio Novecento ed il caso del Manicomio Provinciale di Cremona. Milano: FrancoAngeli.

Opere

Cinque casi di divisione anomala dell'osso zigomatico nell'uomo. Lettera al Prof. Cesare Lombroso, Pavia, 1877.
La microcephalie au paint de l'atavisme del Dr. Ducatte. These da Paris, Reggio Emilia, 1880.
Delle migliori misure craniometriche da prendere sugli alienati. Relazione, Milano, 1881.
Studi sulle variazioni del peso del cervello. Il peso del cervello in rapporto alla statura, Milano, 1881.
Sulla craniologia delle anomalie di rifrazione dell'occhio. Appunti, [s.l.], 1881.
Anomalie numeriche del sistema dentale dell'uomo, Firenze, 1881(?).
La capacità del cranio negli alienati, Firenze, 1882.
Il peso del cervello in rapporto alla capacità del cranio negli alienati, Milano, 1884.
(con S. Tonnini) La paranoia e le sue forme, Milano, 1884.
Sopra un cranio di ladro. Nota, Reggio Emilia, 1886.
Bibliografia pellagrologica cremonese, Cremona, 1887.
(con I. Monteverdi) Paralisi contrattura e anestesia in uomo isterico cessate per suggestione ipnotica, Cremona, 1887.
Una scoperta mattoide. La metalizzazione dei corpi organici di Angelo Motta, Cremona, 1889.
Ancora sulla scoperta mattoide, Cremona, 1889.
Versi d'amore d'alienati, Cremona, 1889.
I mattoidi scienziati, Cremona, 1890.
I mattoidi, Torino, 1906.
Per la prevenzione e la cura della pellagra, Piacenza, 1907.
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