Maria (Mariolina) Elvira Berrini

Luino (Varese), 7 Luglio 1918 – Milano, 2004

Biografia

Una “medichessa resistente”, Mariolina. Laureata in medicina a Milano nel 1943, entra nella Resistenza insieme alla cugina Marcella Balconi (anche lei neolaureata nella stessa materia), unendosi ai cugini Giancarlo e Gaspare Pajetta. Mariolina e Marcella sono due donne “ribelli”, animate da un autentico desiderio di autonomia e libertà di scelta: per loro, infatti, rifiutare il fascismo significa non solo scegliere “a sinistra”, ma anche rifiutare ruoli e compiti femminili tradizionali.
Dopo vari incarichi (sondaggi nell’ambito medico, operazioni di collegamento, trasporto di stampa e di armi, organizzazione di un gruppo di infermiere), il Comando lombardo delle Brigate Garibaldi affida loro compiti ispettivi per verificare sul campo le necessità sanitarie delle formazioni e le possibilità di invio di materiale e personale sanitario. È così che Mariolina si muove tra la Valcamonica, l’Oltrepò Pavese, la Valsesia, l’Ossola e il Cusio (Marcella invece principalmente in Valtellina), vivendo, sia pure per brevi periodi, come partigiana di montagna. È qui che respira un clima, per lei inebriante, di libertà e democrazia.
Iscritta al Partito comunista italiano (PCI), finita la guerra lavora per qualche tempo come giornalista all’Unità (il redattore-capo era Elio Vittorini); ma il suo desiderio è coniugare interessi scientifici e impegno sociale. Specializzata in pediatria, decide così di dedicarsi alla cura dei bambini vittime della guerra: per questo inizia gli studi di neuropsichiatria infantile. La formazione avviene principalmente all’estero, tra Losanna e Parigi, dove le lezioni riguardano soprattutto psicologia e psicoanalisi. Qui conosce tra gli altri Giovanni Bollea. Insieme a lui e, di nuovo, alla cugina Marcella Balconi (con la quale nel 1945 a Bolzano aveva organizzato per l’UDI Unione donne in Italia i primi soccorsi ai reduci dai campi di sterminio), si impegna per un rinnovamento dell’assistenza italiana all’infanzia, sul modello appreso all’estero.
A Milano inizia l’analisi personale con Cesare Musatti, e nel 1947, con l’aiuto dello psichiatra Virginio Porta, inaugura il primo Centro medico-psico-pedagogico, costituito dalla Croce rossa italiana e rilevato poi dall’Opera nazionale maternità e infanzia (ONMI). Sulla base di questa prima esperienza, il Comune di Milano decide di aprire a sua volta un Centro medico-psico-pedagogico, la cui direzione viene affidata proprio alla Berrini. La psicoanalisi entra così per la prima volta in un servizio pubblico. Il successo dell’iniziativa fa sì che i nuovi ambulatori si moltiplichino, e all’inizio degli anni Settanta i centri medico-psico-pedagogici milanesi coordinati da Maria Elvira Berrini sono quattro. Qui l’attenzione per il bambino si accompagna a quella per la madre: è la realtà psicologica e sociale di entrambi a essere oggetto di studio e motivo di sostegno.  
 
Elisa Montanari
30/10/2015

Bibliografia

Alloisio, M. & Beltrami, G. (1981). Volontarie della libertà, Milano: Mazzotta.
Beltrami Gadola, G. (1995). Berrini Maria Elvira Franca. In: Farina, R. (a cura di), Dizionario biografico delle donne lombarde, Milano, Baldini & Castoldi, pp. 146-147.
Goisis, R. (2007). Alcuni Pionieri. Maria Elvira Berrini. In: Algini, M.L. (a cura di). Sulla storia della psicoanalisi infantile in Italia. Roma: Borla, pp. 43-49.
Passione, R. Maria Elvira Berrini, sito Scienza a due voci.

Opere

(1951). Ritardo scolastico e ambiente. Osservazioni sul ritardo scolastico nelle scuole milanesi. Il lavoro neuropsichiatrico, I-II
(1953) (con Virginio Porta). Funzione e utilità dei test proiettivi nella diagnostica delle difficoltà psicologiche dell'infanzia. Infanzia anormale, 1, pp. 71-80.
(1953). Osservazioni sul disadattamento scolastico in una scuola per gracili. Infanzia anormale, n.2, pp. 189-197.
(1957) (con Marcella Balconi). Diagnosi di struttura in psichiatria infantile. Infanzia anormale, n. 23.
(1958-1959). Studio statistico-clinico su un gruppo di 1000 bambini segnalati per difficoltà di adattamento a scuola. Lavoro pubblicato in quattro parti sulla rivista Infanzia anormale.
(1960) (con Marcella Balconi e Franco Fornari). Perturbazioni nei primi rapporti oggettuali e superinvestimenti di oggetti inanimati. Infanzia anormale, p. 295-321.
(1964) (con Marcella Balconi) L’analisi del disadattamento nell’alunno normodotato nel corso degli studi elementari. In Bollea, G. (a cura di). Disadattati e minorati. La ricerca sulla scuola e la società italiana in trasformazione. Bari: Laterza, pp. 15-60.
(1999) (con Marcella Balconi e Franco Fornari). In ascolto del bambino. Cesena: Il ponte vecchio.

Fonti archivistiche

Aspi Archivio storico della psicologia italiana, Università degli studi di Milano-Bicocca, Fondo Cesare Musatti, Appendice, Carte Berrini.
Archivio dell'Ospedale Maggiore di Milano, Servizi sanitari e di culto, Medici, fasc. 174.

Fonte iconografica

Gentile concessione della dott.ssa Ida Finzi Muggia, Milano.
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