Senavretta (poi Stabilimento sanitario Rossi, poi Ville Turro)

L’istituto privato di ricovero “per pazzi e mentecatti” chiamato Senavretta fu fondato nel 1772 a Milano, in via Fontana 26, dal signor Andrea Rossi. Chiamata per questo anche “Stabilimento Rossi”, appariva inizialmente solo come una casa di custodia, non di cura. La svolta si ebbe nel 1825, quando la struttura fu acquistata e ampliata dal medico Pietro Lombardi, che ne fu anche direttore fino al 1847 (da cui il nome alternativo di “Stabilimento Lombardi”).
Nel 1833 la Gazzetta universale medico-chirurgico-farmaceutica descriveva così i miglioramenti avvenuti sotto la direzione di Lombardi: “I giardini, le gallerie coperte permettono in ogni tempo ai malati di passeggiare. Avvi quivi una camera oscura che offre qualche particolarità: vi si fanno a volontà comparire la luce e le tenebre, cadere la pioggia e far sentire il tuono. Lombardi dice di far uso di questi mezzi nei casi di furore o di stupore accidentale, e trarne buoni effetti. Avvi ancora un bigliardo, un piano-forte, ed altri istrumenti per divertire gl’infermi” (p. 411).
Intorno al 1835 divenne proprietaria della struttura Margherita Rossi, che lasciò tuttavia la direzione medica a Lombardi. Nel 1847 quest’ultimo rinunciò all’incarico e venne sostituito dal medico Francesco Rogorini (già direttore per nove anni della Casa di salute esistente sullo stradone di Sant’Angelo), coadiuvato dall’assistente Innocente Bogani.
Nella Guida di Milano del 1850, edita da Bernardoni, la Senavretta veniva descritta così: “Nel mentre ne’ suoi primordi non poteva dirsi che una casa privata per ricovero di pazzi, andò in progresso di tempo a migliorare a poco a poco, al punto da divenire per capacità e disposizione di locali, per generosità di trattamento e per saviezza di discipline, uno Stabilimento salito a onorevole rinomanza. È desso provveduto di tutti quei mezzi che suggeriti dalle odierne mediche dottrine valgono, sia dal lato fisico che morale, a guarire, o sollevare almeno quegli individui infelici che, presi da alienazione mentale acuta o cronica, vengono in esso accolti. È fornito di locali segregati giusta il sesso e il grado e genere differente di malattia, di ampi cortili, di estesi e variati giardini, di gallerie servibili per il passeggio nella stagione cattiva, di sale diverse con bigliardo e altri giuochi di distrazione, e tutto in unione ad una assidua ed amorevole sorveglianza” (pp. 251-252).
Nel 1869 la direzione passò al medico Antonio Tarchini Bonfanti, che aumentò il personale e introdusse nell’istituto “molti e rilevanti miglioramenti, tanto materiali quanto nel modo di servizio”.  Negli anni successivi subentrarono nella proprietà e nell’amministrazione i fratelli Faino fu Antonio e nel 1889, assunto il nome più moderno di “Stabilimento sanitario Rossi”, l’istituto passò sotto la direzione dello psichiatra Lorenzo Ellero, che vi rimase per dieci anni, coadiuvato da un medico aggiunto e dal consulente Antigono Raggi, docente universitario a Pavia e direttore del Manicomio di Voghera.
Alla fine degli anni Novanta dell’Ottocento, tuttavia, l’istituto conobbe un notevole declino, fino a rischiare di “morire di inanizione” (come ebbe a ricordare Eugenio Medea), tanto che nel 1900 i ricoverati erano ormai ridotti soltanto a sette. Quell’anno “un coraggioso e modesto gruppo finanziario costituì una società in accomandita avente per gerente Luigi Bellasio e un gruppo di valenti medici assunse la direzione dell’istituto”: erano lo stesso Antigono Raggi, il primario Vincenzo Beduschi e i consulenti dottor Angelo De Vincenti e professor Edoardo Bonardi, ai quali si affiancò nel 1906 il medico aggiunto Umberto Raggi. Nel corso di un decennio il numero delle degenze quotidiane salì da 7 a 90, permettendo alla Società L. Bellasio e C. di costruire una nuova e più moderna sede alla periferia della città.
Nel 1910 l’istituto fu infatti trasferito dalla vecchia sede di via Fontana in una nuova grande struttura a più edifici nel comune di Turro Milanese (che divenne un quartiere della città a partire dal 1918), in via Stamira d’Ancona 20. Quella che a partire dal 1916 divenne la struttura più conosciuta come “Ville Turro” era ora diretta dagli psichiatri Vincenzo Beduschi (che ne fu il principale promotore, nonché direttore e amministratore per più di 35 anni) e Umberto Raggi. Per qualche anno dopo il trasferimento l’istituto mantenne tuttavia il nome di Stabilimento sanitario Rossi, presentandosi sulle pagine della Guida di Milano del 1910 come “l’unico in Italia che sia stato espressamente costruito per la cura delle malattie mentali e nervose, e per ciò risponde a tutte le esigenze della scienza e della tecnica. Impiantato nella zona più salubre della città, dalla quale dista di circa due chilometri, con facili e frequenti mezzi di comunicazione (tram elettrico, linea Milano-Turro, partenza piazza del Duomo, Tram a vapore interprovinciale, partenza Porta Venezia, fermata Molino nuovo-Turro), sopra un’area di circa 45.000 mq., consta di tre grandi padiglioni per la cura, di un padiglione per i servizi generali e di un padiglione per abitazione dei medici residenti”. Il reparto per malattie mentali era formato da due padiglioni per i due sessi, “con suddivisioni che permettono la completa separazione dei malati agitati dai tranquilli, quelli lucidi dai deliranti. In ogni sezione, ampie camere, sale di ritrovo con pianoforte, bigliardo, passeggio coperto, ampi cortili e giardini, installazione completa per idroterapia. Illuminazione elettrica e riscaldamento a termosifone”. Il reparto destinato invece alle malattie nervose era costituito da “un ampio padiglione circondato da giardini, campi di gioco, ecc., con camere ed appartamentini separati per i due sessi, sale di ritrovo, di lettura, di musica, di gioco, ecc. Questo padiglione è fornito d’un impianto completo per terapia fisica, elettricità statica, faradica, galvanica, alta frequenza, raggi X, ginnastica medica, idroterapia, bagni di luce, ecc. Una sala d’operazione è esclusivamente destinata agli interventi chirurgici sul sistema nervoso” (p. 815).
Fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, l’istituto continuò a crescere, venendo a comprendere nel corso degli anni un nuovo padiglione per le malattie nervose, un nuovo edificio per la direzione e l’amministrazione, due reparti per la cura dei malati mutuati e un sopralzo nel reparto uomini, per un totale complessivo di più di 100 letti.
Con la guerra arrivarono però le devastazioni dei bombardamenti, delle truppe tedesche e della lotta partigiana. I malati, ridotti a 50, furono trasferiti al Manicomio di Novara e il personale medico, disorganizzato e sbandato, dovette affrontare anche la morte del direttore Beduschi, sostituito nel 1942 dallo psichiatra dell’Ospedale psichiatrico di Milano in Mombello, Giuseppe Corberi. Sotto la sua direzione, nel 1947, fu ricoverata per un mese a Ville Turro la poetessa Alda Merini.
Nel giro di un decennio, comunque, l’istituto fu ricostruito e nel 1949 a Corberi subentrò un nuovo direttore, il professor Aldo Agosta, che a partire dal 1950 mantenne la direzione da solo, senza più l’aiuto di Umberto Raggi. Gli successe poi nel 1955 Silvio Brambilla, proveniente dalla scuola di Carlo Besta e dal gruppo attivo intorno a Luisa Gianferrari, fondatrice nel 1940, a Milano, del Centro studi di genetica umana ed eugenetica. Con l’aiuto di Eugenio Medea, Brambilla ottenne, tra l’altro, che le suore e gli infermieri studiassero per essere abilitati come infermieri patentati. Nel 1959, i pazienti ricoverati a Ville Turro erano circa 1700.
L’istituto dimostrò inoltre una certa apertura nei confronti della psicoanalisi, anche grazie all’attività di un gruppo di medici che vi lavorò negli anni Sessanta: Franco Ciprandi, Franco Fornari, Elvio Fachinelli e Gaddo Treves.
Attualmente il complesso di Ville Turro è di proprietà della Fondazione San Raffaele, che l’ha acquistato nel 1988, istituendovi il Dipartimento di scienze neuropsichiche. È anche sede del Polo universitario dell’Università Vita e salute.

Paola Zocchi
01/11/2015 (aggiornamento 24/10/2018)

Bibliografia

Benevelli, L. (2014). La psichiatria razziale per la conoscenza delle popolazioni dell'Impero, http://www.psychiatryonline.it/node/4804
Biografia di Lorenzo Ellero, https://it.wikipedia.org/wiki/Lorenzo_Ellero
Caffi, T. (1833). Gazzetta universale medico-chirurgico-farmaceutica. Venezia: Bazzanini.
De Simone, M., Giannotti, V., & Troncarelli, F. (2014). Udire con gli occhi, Adriano Giannotti tra neuropsichiatria infantile e psicanalisi. Edizioni Sette Città.
La storia del San Raffaele, http://www.sanraffaele.org/61505.html
Lombardi, P. (1823). Stabilimento Lombardi per la cura particolare de' pazzi. Milano: Tip. Gugliemini e Redaelli.
Spoglio, a cura di Simone Forte, della voce “Case di cura per pazzi e mentecatti” presente nei periodici L'interprete milanese ossia Guida per l'anno… (editore Visaj) dal 1823 al 1828; Utile Giornale ossia Guida di Milano per l'anno…, (editore Bernardoni) dal 1826 al 1846; Guida di Milano per l'anno… (editore Bernardoni, poi Savallo) dal 1847 al 1967.
Zanarotti Tiranini, E. (2004). La luce nella mente. Eugenio Medea, precursore della neuropsichiatria e riabilitazione infantile (1873-1967) [paragrafo “Storia di Villa Turro”, pp. 173-174]. Erba: Edizioni La Nostra Famiglia.
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