La Clinica delle malattie mentali e la psichiatria manicomiale a Firenze

La psicologia italiana aveva una forte interazione con le indagini sulla patologia mentale, a quanto asserito nello stesso dibattito di inizio Novecento. Quali erano i rapporti fra psicologia e psichiatria a Firenze all’inizio del secolo?
Francesco De Sarlo ed Eugenio Tanzi, professori nello stesso Istituto accademico fiorentino rispettivamente dal 1900 e dal 1895, si conoscevano da prima, essendosi formati entrambi nell’ambiente psichiatrico di Reggio Emilia con Augusto Tamburini. Continuarono a condividere interessi scientifici e culturali, parteciparono attivamente alla Società italiana di psicologia, sorta nel 1910, ebbero scambi intensi e proficui, non meno dei loro studenti e collaboratori. Tanzi creò una fiorente scuola psichiatrica, aperta a collaborazioni interdisciplinari, nutrite anche da studi psicologici. Fondò e diresse l’importante Rivista di patologia nervosa e mentale (1896-1994), poi organo della Società italiana di neurologia, con l’aiuto dell’allora suo assistente Ernesto Lugaro, che l’aveva seguito a Firenze e che si sarebbe distinto sia nella specialità, sia nell’opporsi all’idealismo filosofico, come De Sarlo e la maggior parte degli allievi.
Tra loro, attorno a Tanzi e a De Sarlo, Firenze divenne un fulcro per la divulgazione degli studi psicologici, inclusa la psicoanalisi, in ambiente scientifico e universitario. Fin dal 1896 Tanzi aveva recensito e fatto recensire nella sua Rivista vari lavori originali di Freud; in Psiche, fondata da Roberto Assagioli lo si traduceva, nell’Associazione di studi psicologici presieduta da De Sarlo si discuteva anche di sogni e di inconscio. Persino l’ex assistente del laboratorio di psicologia sperimentale Enzo Bonaventura si sarebbe occupato di psicoanalisi.
Senza dubbio gli scambi erano facilitati dal fatto che sia il direttore dell’Istituto di psicologia, sia il direttore della Clinica delle malattie mentali appartenessero all’Istituto di studi superiori (dal 1924-25 Università degli studi).
La Clinica psichiatrica a Firenze era stata associata al manicomio cittadino, come del resto in altre città italiane, per molto tempo. Tanto che nel 1885, quando Francesco Bini si era dimesso dalla direzione dello Spedale di Bonifazio per mentecatti, che teneva dal 1844, aveva dovuto rinunciare anche alla sua posizione di cattedratico. La gravità della situazione manicomiale era stata denunciata già su La Nazione (18-20 settembre 1864) dal famoso Carlo Livi, direttore del Manicomio “San Niccolò” di Siena. Venti anni dopo non sfuggiva nemmeno agli studenti di psichiatria, che come Arnaldo Pieraccini vedevano le disumane condizioni dei ricoverati. Dopo che Bini aveva rotto con l’amministrazione del manicomio, e il suo vice Pietro Grilli lo aveva sostituto sia all’Istituto di studi superiori sia al Bonifazio, la Provincia di Firenze aveva incaricato lo psichiatra Augusto Tamburini di elaborare un progetto. Nell’ottobre 1885 la sua proposta: chiudere il vecchio manicomio nel centro città e costruire una “Clinica e Istituto psichiatrico di osservazione” per i casi acuti, con al massimo 200 letti.
Nel 1888 la Sezione medico-chirurgica (poi Facoltà) di Firenze aveva erogato un finanziamento per la Clinica e l’anno dopo aveva offerto la cattedra universitaria a Tamburini, che aveva accettato di stabilirsi a Firenze a lavori ultimati, lasciando il manicomio di Reggio Emilia e l’Università di Modena, purché la direzione clinica rimanesse congiunta alla soprintendenza del manicomio. Rinnovato di anno in anno l’incarico a Grilli, quando finalmente sembrava tutto pronto, nel marzo 1895 Tamburini aveva però rinunciato. Di fatto non era entrato mai in servizio a Firenze; e il nuovo grande stabilimento psichiatrico di 600 posti poco corrispondeva al suo iniziale progetto. Raccomandato da Tamburini, era arrivato Tanzi, che ebbe la duplice direzione.
A circa 4 km dal centro cittadino, a San Salvi dove dal 1891 era in funzione il Manicomio “Vincenzo Chiarugi” al posto del vecchio “Bonifazio”, la Clinica fu inaugurata nel maggio 1896. Svolgeva l’osservazione, stabiliva le ammissioni in manicomio e anche gli affidi dei pazienti in custodia domestica con il sussidio dalla Provincia. Aveva inoltre uno stretto rapporto con l’Istituto toscano per bambini tardivi, fondato nel 1899.
Anche Tanzi però entrò in contrasto con la Deputazione provinciale che dal 1893 aveva la gestione diretta del manicomio. Nel 1902 il professore reclamò un’inchiesta contro le ingerenze nella direzione sanitaria; colleghi e studenti pubblicamente si schierarono dalla sua parte con un comitato “Pro manicomio”. Per insanabili divergenze la clinica accademica venne disgiunta dal manicomio e questo risospinto in una prevalente funzione custodialistica. Nel maggio 1903 Tanzi si dimise da soprintendente dell’asilo; mantenne la direzione della clinica universitaria fino al 1931 (quando fu sostituito da Mario Zalla) e l’impegno nella ricerca scientifica e nella formazione. Il suo pluriedito Trattato di malattie mentali (1° ed. Milano 1904) nel 1909 fu tradotto in inglese.
Alla direzione del manicomio si succedettero Giuseppe Bosi, che morì nel gennaio 1905, Raffaelo Gucci per un anno ancora e Paolo Amaldi per trent’anni, dall’agosto 1906. Psichiatra non accademico, già direttore a Mendrisio, fu scelto esclusivamente dall’amministrazione provinciale. In perenne competizione, Amaldi rinfacciava a Tanzi di avergli lasciato un manicomio nei guai, portato via il laboratorio e la biblioteca (nel 1914 ne fece costruire una seconda, l’ancora esistente Biblioteca V. Chiarugi). Soprattutto contestò sempre che alla Clinica e al suo direttore fosse rimasta l’osservazione di tutti i pazienti, prevista dalla legge 36/1904 sui manicomi e gli alienati, subordinando così la psichiatria manicomiale a quella universitaria.

Patrizia Guarnieri
30/12/2015
 

Bibliografia

Guarnieri, P. (2007). Matti in famiglia. Custodia domestica e manicomio nella provincia di Firenze 1886-1938. Studi storici, 2, 496-503.
Guarnieri, P. (2010). La psicologia patologica al V Congresso internazionale. In Ceccarelli G. (a cura di), La psicologia italiana all’inizio del Novecento (pp. 94-106). Milano: FrancoAngeli.
Lippi D. (1996). San Salvi: storia di un manicomio. Firenze: Olschki.
 
Fonti a stampa
Amaldi, P. (1913). Relazione sul Manicomio di Firenze per gli anni 1905-1911 del direttore Dott. Paolo Amaldi. Firenze: Tip. Galletti e Cocci.
Bini, F. (1871). Schema del regolamento amministrativo e disciplinare pel Manicomio di Firenze presentato alla Commissione amministratrice dal cav. Prof. Francesco Bini. Firenze: Tip. M. Ricci.
Relazione della Commissione speciale eletta dal Consiglio provinciale di Firenze per esaminare il rapporto del prof. Augusto Tamburini sui manicomi e proporre le soluzioni più convenienti all’interesse pubblico e a quello della Provincia (s.l., s.d. [ma 1886]).
Tanzi E. (1903). Relazione sul Manicomio di Firenze. All’on. sig. presidente della Deputazione provinciale di Firenze. Firenze: Soc. tip. fiorentina.
Tanzi E. (1903). Sulla clinica psichiatrica di Firenze: lettera al marchese Carlo Ridolfi soprintendente del Regio Istituto di studii superiori. Firenze: Soc. tip. fiorentina.

Fonti archivistiche

Archivio Storico dell’Università di Firenze (ASUF), Sezione medico chirurgica. Verbali delle adunanze, II, 2 novembre 1872-18 ottobre 1886; Affari spediti, 1888-89, 1894-95, 1897, 1902-03.
Archivio storico della Provincia di Firenze, Carteggio, cat. 9, cas. 1, vedi 1866-1938.
Archivio di Stato di Firenze, Archivio dell’Ospedale psichiatrico “Vincenzo Chiarugi”, Commissione amministratrice del manicomio, dal 1871 al 1938 (nella serie mancano le filze dal 1885 al 1916). L’archivio è stato depositato nel 2011 ed è in attesa di riordino.
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