Scienze della mente e territorio negli anni Cinquanta del Novecento

Nel dicembre 1952 a Milano ebbe luogo la “settimana della gioia infantile”. Ad organizzarla era stato il Centro pedagogico di via Morosini 11, con l’obiettivo di rendere note le conquiste conseguite – non solo a Milano – nel campo del giocattolo educativo e del materiale didattico. Alla mostra parteciparono l’Asilo nido aziendale dell’Olivetti (dove già lavorava la pediatra e futura psicoanalista Luciana Nissim Momigliano, e che tre anni più tardi sarebbe stato diretto da un’altra futura psicoanalista, Mariella Gambino Loriga), l’Asilo montessoriano di Milano, la Scuola per bambini epilettici “Paolo Pini” (aperta nel 1946), oltre ad alcune scuole emiliane, francesi, olandesi e svizzere.
Va detto che in quegli anni il tessuto cittadino si stava arricchendo di numerose iniziative terapeutico-assistenziali a favore dell’infanzia. Nel 1947 Maria Elvira Berrini e Virginio Porta avevano inaugurato il primo Centro medico-psico-pedagogico, costituito dalla Croce rossa italiana e rilevato l’anno seguente dall’Opera nazionale maternità e infanzia (ONMI). Sulla base di questa prima esperienza, nel 1950 il Comune di Milano istituì a sua volta un Centro medico di psicopedagogia, con l’obiettivo di “provvedere all’assistenza di tutti i soggetti in età infantile e puberale con anormalità del carattere e del comportamento, con difficoltà di adattamento scolastico, famigliare e sociale”. A dirigerlo fu chiamata proprio Maria Elvira Berrini, che, dopo aver militato nella Resistenza, finita la guerra si era specializzata in pediatria e si era poi interessata alla neuropsichiatria infantile. Recatasi all’estero insieme alla cugina Marcella Balconi, e più precisamente a Losanna e Parigi, dove aveva conosciuto Giovanni Bollea, la Berrini era rientrata in Italia con l’obiettivo di rinnovare l’assistenza all’infanzia sul modello appreso all’estero: psicologia e psicoanalisi ne costituivano gli ingredienti fondamentali (lei stessa iniziò in quel periodo l’analisi con Cesare Musatti). A coadiuvare Maria Elvira Berrini nel Centro comunale, erano Secondo (Dino) Origlia, Jolanda Botti e Marcello Cesa-Bianchi, il quale era anche direttore del Centro medico psicologico di orientamento scolastico e professionale dell’Ufficio comunale d’igiene e sanità, istituito nel 1952 “sulle ceneri” – per così dire – dell’Istituto civico di pedagogia e psicologia sperimentale.
Specializzato in psicologia alla Cattolica e in malattie nervose e mentali a Pavia, Cesa-Bianchi insegnava psicologia presso la Facoltà di medicina dell’Università degli studi dal 1956, prima come libero docente, poi come professore incaricato e infine, a partire dal 1964, come cattedratico. Va detto che la cattedra venne sovvenzionata dal Comune di Milano, che s’impegnò inoltre a ospitare l’Istituto di psicologia afferente alla Facoltà di medicina, inaugurato l’anno successivo in una sede comunale (la direzione venne affidata allo stesso Cesa-Bianchi).
Anche la Provincia si rese protagonista in quegli anni di un’importante iniziativa. Nel 1958, infatti, stipulò una convenzione con l’Università di Milano per istituire una cattedra di psichiatria e una Clinica psichiatrica. Con l’appoggio del titolare della cattedra delle malattie nervose e mentali, nonché direttore dell’omonima clinica, Giuseppe Carlo Riquier (che nel ’56 aveva pubblicato uno scritto dal titolo eloquente: Per l’insegnamento autonomo della psichiatria nelle nostre Università), veniva così sancita – per la prima volta in Italia dopo l’entrata in vigore della riforma Gentile – la separazione istituzionale fra psichiatria e neurologia. La Provincia mise a disposizione, a titolo gratuito, un reparto manicomiale “con i servizi annessi per il normale funzionamento clinico e didattico”, perché diventasse sede della clinica universitaria (fu costruito il nuovo padiglione “Romeo Vuoli” alle spalle dell’Ospedale psichiatrico provinciale “Paolo Pini”, con 70 posti letto per adulti e 30 per bambini), e contestualmente s’impegnò a sostenere l’onere finanziario della cattedra. Fino al 1964, Carlo Lorenzo Cazzullo – chiamato il 1° febbraio 1959 a ricoprire la prima cattedra convenzionata di psichiatria in Italia – ricevette dunque lo stipendio di professore dalla Provincia, e non dall’Università; analoga procedura venne seguita nel 1971 per l’istituzione della cattedra e della clinica di neuropsichiatria infantile, affidate alla moglie dello stesso Cazzullo, Adriana Guareschi.
A Milano – e solo a Milano, almeno fino alla metà degli anni Settanta – la psichiatria aveva così guadagnato una sua autonomia nel panorama universitario. Ma un altro problema si pose a quel punto: lo svecchiamento del sapere psichiatrico, da troppo tempo atrofizzato su organicismo e neurologismo. Si trattava di un problema comune a tutti gli psichiatri italiani. Ma anche in questo caso fu nell’ambiente culturale milanese che maturò la soluzione: un giovane Pier Francesco Galli, che nel 1955 si era trasferito a Milano dove si era formato alla scuola di Agostino Gemelli, e che in seguito si era recato in Svizzera per apprendere le tecniche psicoterapiche più all’avanguardia, propose al giovane editore Gian Giacomo Feltrinelli di far conoscere quelle esperienze anche in Italia. L’editore milanese accettò e nel 1961 prese avvio la collana “Biblioteca di psichiatria e psicologia clinica”, dove furono pubblicati anche i risultati delle esperienze più originali condotte in quel momento in Italia, alcune delle quali erano maturate proprio in ambito milanese. Tra queste ultime vi erano ad esempio La vita affettiva originaria del bambino di Franco Fornari e L’anoressia mentale di Mara Palazzoli Selvini.

Elisa Montanari
30/10/2015

Bibliografia

Babini, V.P. (2009). Liberi tutti. Manicomi e psichiatri in Italia: una storia del Novecento. Bologna: il Mulino.
Passione, R. Maria Elvira Berrini, disponibile online su http://scienzaa2voci.unibo.it
Patuelli, F. Marcella Balconi, disponibile online su http://scienzaa2voci.unibo.it

Fonti archivistiche

Comune di Milano, Archivio storico, Educazione, f. 8 a. 1953.
Università degli Studi di Milano Centro Apice, Archivio storico, Archivio proprio, serie 7. Carteggio articolato sul titolario, b. 97.
Università degli studi di Milano-Bicocca, Aspi Archivio storico della psicologia italiana, Fondo Carlo Lorenzo Cazzullo.

Fonte iconografica

Scuola primaria speciale “Paolo e Larissa Pini", tratta dal sito dell'Istituto Comprensivo Statale Paolo e Larissa Pini.
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