Da Crevalcore a Milano: l’eredità di Pizzoli tra pedagogia e psicologia

La storiografia ha messo in evidenza il legame teorico e istituzionale esistente in Italia fra la psicologia sperimentale alle sue origini e la psichiatra manicomiale, e come sia stato lo studio della malattia mentale, attraverso lo sviluppo del metodo clinico e dell’osservazione del patologico, a sollecitare le prime ricerche scientifiche di psicologia. Non a caso, è all’interno di un manicomio – il San Lazzaro di Reggio Emilia – che nel 1896 nasce il primo laboratorio di psicologia scientifica in Italia.
Ulteriore elemento d’interesse da parte della prima generazione di psichiatri italiani fu l’infanzia anormale. Di nuovo a metà fra cura/recupero e studio, l’interesse per i bambini affetti da deficit mentale si sviluppò dapprima nei manicomi e successivamente in istituzioni appositamente create: gli istituti medico-pedagogici. Fu infatti per iniziativa dello psichiatra e direttore del Manicomio di Roma, Clodomiro Bonfigli, che nel gennaio 1899, spronato da una giovane Maria Montessori che ne fu di fatto l’anima ispiratrice, nacque la Lega nazionale per la protezione dei fanciulli deficienti, con lo scopo primario di aprire istituti speciali per il recupero e l’osservazione scientifica dei bambini con deficit mentali di diversa natura e gravità (allora chiamati frenastenici). Tra i promotori della Lega nazionale, Augusto Tamburini, all’epoca direttore del manicomio “modello” San Lazzaro di Reggio Emilia, nonché presidente della Società italiana di freniatria (dal 1896). Tamburini si era attivato personalmente a favore della Lega, organizzando, tra le altre cose, alcune conferenze a Bologna in cui si era fatto affiancare dalla dottoressa Montessori (anche lei psichiatra volontaria in manicomio) per diffondere intenti e obiettivi della Lega nazionale.
Sempre nell’area bolognese, più precisamente a Crevalcore, era nato nel 1901 il primo laboratorio di pedagogia scientifica, in stretta connessione con la nascente psicologia sperimentale. Lo aveva aperto, a proprie spese, il dottor Ugo Pizzoli, che inventò personalmente strumenti e test psicologici sempre più maneggevoli e facili da usare: tra le sue invenzioni, il “tavolo psicoscopico” detto appunto “di Pizzoli”. Animato, negli anni della sua attività, dalla figura dello psichiatra e psicologo Giulio Cesare Ferrari (fondatore tra l’altro nel 1896 del primo laboratorio di psicologia sperimentale all’interno del Manicomio di Reggio Emilia), il laboratorio di Pizzoli nel 1907 si trasferì a Milano, grazie a una felice convergenza di fattori e al sostegno di personalità importanti del tessuto cittadino quali i coniugi Luigi ed Ersilia Majno, animatori della Società Umanitaria.
Nel capoluogo lombardo il laboratorio pedagogico rappresentò un ulteriore tassello nel mosaico di iniziative medico-scientifiche a favore dei lavoratori e in generale delle classi subalterne che in quegli anni si stava componendo (tra cui, ad esempio, la fondazione della Clinica del lavoro, dove sotto la direzione del patologo Luigi Devoto venivano studiate le malattie prodotte negli ambienti di lavoro e per la prima volta si sottolineava la necessità della prevenzione).
Nel contesto milanese lo studio dell’infanzia si sviluppò soprattutto in termini di orientamento scolastico e professionale. Né certamente va dimenticata la funzione didattica svolta dal laboratorio: al suo interno venivano organizzati corsi di pedagogia scientifica per i maestri delle scuole cittadine, e proprio al direttore del laboratorio, Zaccaria Treves, il Comune affidò la cattedra di psicologia sperimentale istituita nella Scuola pedagogica di perfezionamento magistrale dell’Accademia scientifico-letteraria di Milano, presso la quale già nel 1890 aveva tenuto lezioni di psicologia lo studioso di psicologia animale e comparata Tito Vignoli.  
Nominato direttore nel 1908, Zaccaria Treves (fisiologo torinese allievo di Angelo Mosso) cambiò nome alla creatura di Pizzoli, dando vita al “Laboratorio civico di psicologia pura e applicata”. Nella sede di  Palazzo Dugnani in via Manin, Treves diede vita a una serie di collaborazioni con altri istituti cittadini, quali l’Istituto dei ciechi (dove Treves stesso conduceva ricerche sul senso muscolare dei non vedenti) e l’Ufficio comunale d’igiene (affinché al Laboratorio venissero inviati scolari con sospetta anormalità psichica). Inoltre, insieme a Giulio Ferreri, direttore dell’Istituto nazionale dei sordomuti di via San Vincenzo, allo psichiatra del Manicomio di Mombello Piero Gonzales e ad Alfredo Albertini, medico scolastico comunale allievo del “padre della neuropsichiatria infantile” Sante De Sanctis, Treves elaborò un progetto per costruire una scuola pubblica “speciale”, a direzione medica, per bambini anormali educabili. La scuola venne inaugurata nel 1915, in via Vittoria Colonna, e fu intitolata proprio a Treves, scomparso prematuramente nel 1911: la direzione medica venne affidata ad Alfredo Albertini.
Nel 1912 assunse le redini del Laboratorio – nel frattempo trasferito alle scuole comunali di viale Lombardia – il fisiologo Casimiro Doniselli, che si era laureato a Torino con Angelo Mosso ed era stato assistente di Pietro Albertoni a Bologna. Con il nuovo nome di “Istituto civico di pedagogia e psicologia sperimentale” venne ribadita la convergenza delle due discipline di cui si diceva. Qui Doniselli compì originali esperimenti collettivi di memoria e di associazioni di parole e numeri, nonché di selezione dei bambini più dotati, oltre che di minorati, anche grazie a una strumentazione modificata opportunatamente o appositamente creata (come fu nel caso della trasformazione dello mnemometro di Ranschburg in proiettore a dischi di celluloide e il cromoestesiografo).
Né venne meno la tradizionale convergenza con la pratica psichiatrica: fin dalla direzione Treves, infatti, il Laboratorio aveva avviato rapporti di collaborazione con il Manicomio di Mombello, dove negli stessi anni era stata istituita un’apposita sezione per bambini. Arredato, in seguito, con tutto il materiale Montessori, il “reparto fanciulli” di Mombello venne diretto a partire dai primi anni Venti dallo psichiatra Giuseppe Corberi. Non solo interessato allo studio dell’infanzia, Corberi si occupò anche di psicologia sperimentale; aveva infatti frequentato il laboratorio aperto da Giulio Cesare Ferrari nel Manicomio di Imola e il prestigioso laboratorio di Kraepelin a Monaco di Baviera. Nel 1912 spettò a lui aprire il Laboratorio di psicologia sperimentale del Manicomio di Mombello.
 
Elisa Montanari
30/10/2015

Bibliografia

Antonini, G. (1925). L’ospedale psichiatrico provinciale di Milano in Mombello. Milano: Tip. Stucchi-Ceretti.
Babini, V.P. (1996). La questione dei frenastenici. Alle origini della psicologia scientifica in Italia (1870-1910). Milano: Angeli.
Babini, V.P. (2003). A proposito di psicologia sperimentale e laboratori nella prima generazione degli psicologi italiani. In: Di Giandomenico M. (a cura di). Laboratori di psicologia tra passato e futuro. Lecce: Pensa Multimedia, pp. 15-34.
Marhaba, S. (1981). Lineamenti della psicologia italiana: 1870-1945. Firenze: Giunti Barbera.
Passione, R. (2012). Le origini della psicologia del lavoro in Italia. Nascita e declino di un’utopia liberale. Milano: Angeli.
Redondi, P. (2008). Educare per la vita. L’Istituto civico di psicologia sperimentale. In: Canadelli, E. & Zocchi, P. (a cura di). Milano scientifica (1875-1924), vol. I. Milano: Sironi, p. 277-295.
Saffiotti, U. (1912). L’opera di Zaccaria Treves e la psicologia sperimentale. Milano: Unione cooperativa.

Fonte iconografica

Ugo Pizzoli al lavoro nel suo laboratorio (Archivio Pizzoli, privato, consultabile on-line sul portale Aspi).
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