L’archivio dell’Ospedale psichiatrico provinciale “Paolo Pini”

L’archivio dell’ex Ospedale psichiatrico “Paolo Pini” è tuttora conservato presso la struttura a Milano, in via Ippocrate 45, nel quartiere di Affori, sotto l’amministrazione dell’Ospedale Niguarda Ca’ Granda di Milano. Una piccola raccolta di fotografie, tuttavia, è conservata presso lo studio del fotografo Enzo Umbaca a Milano.

Materiale conservato in via Ippocrate 45
L’archivio è costituito attualmente dalle sole cartelle cliniche, ordinate cronologicamente dal 1944 al 1981 in faldoni numerati, conservate nel locale ex infermeria attiguo alla portineria.
Inoltre, presso il padiglione 7, è conservato l’archivio dell’atelier di pittura, condotto da Vittoria Bianchini dal 1981 al 2004 sul modello creata da Arno Stern al Closlieu di Parigi nel 1949. Tale archivio comprende circa 13.000 elaborati artistici realizzati dai pazienti, le schede attività, documenti e relazioni sull’andamento dei lavori. Nello stesso locale sono conservati anche alcuni vetrini, utilizzati dal professor Carlo Lorenzo Cazzullo per i suoi studi presso la Clinica psichiatrica.

Elisa Montanari
29/09/2015

Raccolta fotografica Enzo Umbaca
Nel giugno 1994 un gruppo di artisti, coordinato da Claudio Palvarini, fu invitato a lavorare nell’Ospedale psichiatrico “Paolo Pini”. Tra questi vi fu il fotografo Enzo Umbaca, che scelse di consegnare ai pazienti ancora risedenti nella struttura ospedaliera 13 macchine fotografiche “usa e getta”, perché descrivessero attraverso quello strumento la loro quotidianità.
Fu in quella occasione che Umbaca rinvenne, in un padiglione dismesso dell’ospedale, uno scatolone gettato nella spazzatura dal quale fuoriuscivano dei negativi su lastra di vetro. Una volta sviluppati, vide che essi documentavano i ritratti dei pazienti dell’ospedale, ripresi tra la fine degli anni trenta e la fine degli anni cinquanta del Novecento. Sui supporti di vetro formato 9×12 spesso comparivano doppi ritratti, ma nella maggior parte dei casi si trattava di volti colti singolarmente. Le lastre alla gelatina sali d’argento erano riposte in pacchi da 10-15 supporti in scatole di cartone, a cui era allegato un foglio identificativo delle persone ritratte. Vennero recuperati complessivamente circa 700 scatti fotografici, per un totale di un migliaio di individui ritratti.
La maggior parte delle lastre, richieste dall’Amministrazione provinciale, fu riconsegnata ai funzionari responsabili, tranne un campione che si conserva ancora nello studio del fotografo. Si tratta di due scatole marca Cappelli che contengono rispettivamente:
– 9 lastre “Uomini 1951-1953” presenti in alcuni casi con doppi ritratti, per un totale di 16 nominativi;
– 10 lastre “Donne 1949-1952” ritratte sempre in coppia, per un totale di 20 nominativi.
Delle lastre ritornate in possesso della Provincia di Milano si è persa oggi traccia, ma il fotografo prima della consegna scansionò tutti i supporti, che in seguito ricompose su stampe formato 40×50, ricreando le composizioni delle singole scatole e presentando i ritratti in sequenza, così come erano stati rinvenuti, affiancandoli al foglio per l’identificazione dei singoli soggetti.
Tra il febbraio e il marzo 2015 i ritratti dei ricoverati del “Pini”, insieme agli scatti prodotti dai pazienti, sono stati oggetto della mostra “Quasi 1000-Archivio, Ospedale Psichiatrico Paolo Pini, 1994”, tenutasi presso la Farmacia Wurmkos di Sesto San Giovanni (Milano).

Daniela Scala
30/10/2015
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