Lettera dell’insegnante e pedagogista Gabriella Francia a Giulio Cesare Ferrari (2)

Egregio Professore,
le bozze di stampa [1] devono aver fatto un lungo viaggio prima di raggiungermi, perché le ò avute soltanto sabato e domenica, insieme col giornale e con la… visita. Aspetto a ringraziarla di questo e di tutto il resto quando verrà a trovarmi, se avrà il coraggio di venire malgrado l'inondazione, il freddo e la neve. Mi sono messa subito al lavoro: ma il lunedì e il martedì sono per me giornate faticose (5 ore di lezione) perciò Ella, che mi conosce certi momenti, non si meraviglierà se le dico che, più che scrivere, dormivo. Aggiunga che in questo ridente paese non fa che nevicare, e non c'è nulla al mondo che renda più pigri della neve. Ad ogni modo ò finito, come vedrà.
Per quanto riguarda l'altro lavoretto [2], se Ella ne approva la pubblicazione, non occorre proprio nessuna autorizzazione da parte mia. Faccia di questo, come degli altri miei scritti, tutto quel che crede.
Ho pensato molto all'affare della villa; ò passato dapprima in rivista tutte le signorine mie conoscenti, e non ne ò trovata una disponibile; potrei però interessare qualcuno a trovarmi una persona adatta che Le manderei nella fiducia di chi me la indicasse. In quanto alla mia impressione per il contratto che à in vista, le confesso tutto il mio imbarazzo. Non credo che ci mancherà il modo di trovare chi mettere alla testa di codesta istituzione; su me, se le cose durano così, è inutile contare, almeno per quest'anno. Avevo una vaga speranza che la titolare tornasse a riprendere il posto che io occupo nella sua assenza, cosa che m'avrebbe rimessa in libertà; ma ò saputo che quest'anno verrà un'ispezione; può pensare se, con questa minaccia, quella ritorna. Dunque, dato che io debbo continuare, come sembra, il mio lavoro qui, non sarei libera fino alla fine di luglio. Dopo ricomincerà per me l'ignoto. Non so se avrò già finito di dare il concorso e, naturalmente, se avrò ancora i diritti che ò ora, o più forti, o nessuno. Ad ogni modo dopo il 31 luglio io tornerei, almeno temporaneamente, a Sua disposizione.
Se queste possibilità che le vado esponendo le paiono sufficienti per tentare l'esperimento, io sono assai contenta di avergliele chiarite.
Se io ascoltassi soltanto il mio desiderio, e non cercassi di ragionare, escludendo ogni speranza poco fondata, sarei fortemente tentata a dirle di correre il rischio. Che cosa ne pensa il dr. Baroncini [3]?
Se quel Suo amico Badaloni [4] potesse fare il miracolo di trovarmi qualche via d'uscita! Ma dubito molto, ed ò paura che questa routine, per cui faccio le prima armi, debba essere tutto il mio avvenire, non perché non mi si aprono vie diverse, ma perché non avrò mai abbastanza coraggio per lasciarla, persuadendo chi sa, che questo è per il mio meglio… a meno che non mi si voglia.
Se nulla si oppone e se mi metto d'accordo con una collega, giovedì venturo torno a Vercelli e vi rimango fino a martedì 27. Ho fretta di riposarmi un po' di tutta la Pedagogia che spiego. Ma fino a Carnevale non dovrò più pensare a permessi.
E Lei, quando verrà? Ricambio i saluti di tutti e bacio i suoi bambini.
Sua aff.
Gabriella Francia

Mondovì, 25-XII-1910

[1] G. Francia, Autoritratti di ragazzi. Come i fanciulli credono e immaginano di essere, in «Rivista di psicologia», 1910, vol. VI, pp. 131-138.
[2] Gabriella Francia scrisse in realtà due articoli nell'annata 1911 della «Rivista di psicologia»: Primo esperimento di colonizzazione libera dei deficienti gravi e dei giovani criminali, pp. 105-144 e Sul meccanismo dell'autoconsolazione, p. 105.
[3] Luigi Baroncini, psichiatra del Manicomio di Imola diretto da Ferrari e suo collaboratore nella redazione della rivista. A lui si deve uno dei primi studi italiani sulla psicoanalisi: Il fondamento e il meccanismo della psicoanalisi, pubblicato nel 1908 sulla «Rivista di psicologia».
[4] Giuseppe Badaloni, medico provinciale di Bologna.
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