Archivio Serafino Biffi

Soggetto produttore

Inventario a cura di Maria Cristina Brunati

L’archivio personale di Serafino Biffi è conservato presso l’Abbazia San Benedetto di Seregno, alla quale è pervenuto insieme all’archivio di uno dei suoi eredi, il padre benedettino Antonio (Silvio) Vismara (1877-1948), che fu collaboratore di Agostino Gemelli all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (fu tra l’altro direttore della casa editrice Vita e Pensiero e della Biblioteca universitaria) e responsabile della biblioteca dell’Abbazia, aperta al pubblico nel 1970. La presenza di carte risalenti ai primissimi anni del Novecento testimonia che all’archivio originario sono stati aggiunti altri materiali subito dopo la morte di Biffi, avvenuta nel 1899.
Un primo parziale riordino dell’epistolario dell’archivio Biffi è stato realizzato da alcuni volontari intorno al 2008, ma è rimasto incompiuto e non ha prodotto strumenti di corredo. Il vero e proprio lavoro di riordino, inventariazione e digitalizzazione, iniziato nel luglio 2015 e concluso nel marzo 2016, è stato realizzato dal Centro Aspi – Archivio storico della psicologia italiana dell’Università di Milano-Bicocca, nell’ambito del progetto “L’archivio aperto. Strategie e strumenti digitali e semantici per la valorizzazione del patrimonio documentale. Quattro casi studio dal territorio lombardo” finanziato da Regione Lombardia.
L’archivio è costituto in prevalenza da materiali epistolari, che attestano le relazioni intrattenute dallo psichiatra milanese con alcuni tra i principali esponenti della cultura medica e scientifica europea dell’Ottocento. Si tratta talora di carteggi cospicui, come quelli con gli italiani Giuseppe Antonio Del Chiappa (1782-1867), che fu docente di clinica medica all’Università di Pavia, Luigi Lolli (1819-1896), direttore degli istituti di Santa Maria della Scaletta e dell’Osservanza ad Imola, Antonio Michetti (1829-1909), direttore per più di trent’anni dell’Ospedale psichiatrico San Benedetto di Pesaro, Augusto Tamburini (1848-1919), direttore del manicomio San Lazzaro di Reggio Emilia, Cesare Vigna (1819-1892), psichiatra e musicologo che studiò i benefici effetti della musica sui pazienti psichiatrici, specialmente durante la direzione del Manicomio femminile di San Clemente a Venezia, Gaspare Virgilio (1836-1908), direttore del primo manicomio criminale giudiziario ad Aversa. Non mancano poi gli scambi con altri psichiatri e scienziati come Fortunato Gilforti, Cesare Lombroso, Filippo Lussana, Edoardo Maragliano, Enrico Morselli, Antigono Raggi, Silvio Tonnini, Ignazio Zani, che testimoniano i dibattiti, anche accesi, all’interno della comunità scientifica, lo sviluppo delle dottrine mediche e dei metodi di cura, nonché l’evoluzione della psichiatria come disciplina autonoma sia in Italia che in Europa. A questo proposito risulta di notevole interesse il fitto carteggio con lo psichiatra Andrea Verga (1811-1895), di cui Biffi fu dapprima allievo e poi uno dei più stretti collaboratori. Particolarmente nutrito appare anche lo scambio epistolare con gli studiosi stranieri, prevalentemente francesi, svizzeri e tedeschi – tra cui spiccano il fisiologo Gabriel Gustav Valentin (1810-1883), docente all’Università di Berna e il chirurgo Karl Hermann Demme (1831 o 1834-1864), che fu ospite di Biffi nel 1859 e scrisse un importante manuale di chirurgia militare, frutto di quest’esperienza e delle osservazioni effettuate nel corso delle campagne militari del nord Italia –, ma che annovera altri illustri corrispondenti quali George Mackenzie Bacon, Claude Bernard, Louis-Florentin Calmeil, Heinrich Philipp August Damerow, Jules Delaye, Friedrich Goll, Wilhelm Griesinger, Johann Jacob Guggenbühl, Louis Wilson Clark, Edward Cox Mann, Eduard Friedrich Wilhelm Pflüger, Johann Baptist Ullersperger.
Accanto alla corrispondenza di carattere più strettamente scientifico si trovano lettere, o parti di lettere, d’indole privata, come quelle dell’amica Elisa Materi Pepe, di Henriette Samosch, moglie di Gabriel Gustav Valentin o quelle di Gaetano Rem Picci, antico paziente di Biffi, che rivelano aspetti meno noti della personalità e degli interessi del medico.
Dopo quella epistolare, la partizione più cospicua dell’archivio è quella degli “Scritti”, che conserva minute, appunti di studio e ricerche bibliografiche riguardanti principalmente gli ambiti d’indagine di Biffi: psichiatria e manicomi, istituti assistenziali di natura diversa, istituti di reclusione e riformatori, temi trattati peraltro anche nella corrispondenza. Si segnalano, tra gli scritti di carattere psichiatrico, gli appunti presi da Biffi nel 1854 alla Salpetrière di Parigi, durante le lezioni di Louis-Jean-François Delasiauve, Jules-Gabriel-François Baillarger e Jean-Pierre Falret.
Nell’archivio si trovano poi pochi esempi di materiali iconografici (disegni, fotografie e stampe), commemorazioni di Biffi o suoi conoscenti, sporadici componimenti in versi, carte contabili e alcuni documenti sciolti non riconducibili ad altre sezioni.
L’archivio è stato quindi suddiviso nelle seguenti nove serie, a loro volta articolate in sottoserie:
1. Carteggio
2. Scritti
3. Disegni
4. Fotografie e stampe
5. Materiali a stampa
6. Necrologi e commemorazioni
7. Poesie e dediche a Biffi
8. Quietanze di pagamento e contabilità
9. Miscellanea
Si segnala inoltre che un fondo librario intitolato a Serafino Biffi è conservato presso la Biblioteca dell’Ospedale Maggiore di Milano.
 

Estremi cronologici

1784 – 1902

Consistenza

8 faldoni
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