Serafino Biffi

Milano, 31 Marzo 1822 – Milano, 27 Maggio 1899

Biografia

Nato a Milano da famiglia modesta, compì i primi studi nel Seminario di San Pietro e nel Liceo di Sant’Alessandro, iscrivendosi poi alla Facoltà di medicina dell'Università di Pavia. Qui, sotto la guida di grandi maestri come Bartolomeo Panizza e Luigi Porta, si dedicò all’attività sperimentale di laboratorio, pubblicando sugli Annali universali di medicina, ancora studente, i risultati delle ricerche anatomo-fisiologiche condotte con Giuseppe Morganti Sui nervi della lingua (1846). Ottenuta la laurea nel 1846, con una tesi su L’influenza del gran simpatico e del nervo vago sull’occhio – in cui confermò dal punto di vista sperimentale le dottrine di Heinrich Müller e Gabriel Gustav Valentin sull’innervazione dell’iride –, divenne assistente di Porta presso la Clinica medica pavese, svolgendo contemporaneamente il praticantato all'Ospedale Maggiore di Milano.
Nel 1848, su suggerimento dello stesso Porta, accettò l’incarico di assistente nel manicomio privato di San Celso a Milano (Villa Antonini), dove sostituì Andrea Verga, ottenendo poi nel 1851, alla morte di Domenico Muggetti, la direzione dell'istituto, che mantenne per tutta la vita. Ne fece – a dire di Augusto Tamburini – "uno degli asili più rinomati e ricercati d’Italia, e a un tempo la meta tradizionale e largamente ospitale ai pellegrinaggi degli alienisti italiani e di non pochi stranieri".
Da quel momento ebbe inizio il fruttuoso sodalizio con Verga, tanto che lo stesso Tamburini indicava Biffi come il "secondo campione di quella coppia gloriosa e immortale della scienza psichiatrica", a cui si doveva la nascita della psichiatria come disciplina autonoma e riconosciuta in Italia. Con Verga, infatti, egli collaborò alla fondazione, nel 1852, del primo periodico italiano dedicato alla psichiatria, l'Appendice psichiatrica della Gazzetta medica lombarda, dove pubblicò, tra l’altro, i resoconti dei viaggi che proprio negli anni Cinquanta intraprese in Francia, Belgio e Germania per visitare manicomi, istituzioni carcerarie e gabinetti scientifici di rinomanza internazionale. Un’impressione particolarmente favorevole riportò dalla visita alla colonia di Gheel nel 1852, che fece conoscere in Italia, continuando anche negli anni successivi a sostenere i concetti di riforma più moderni e liberali – come appunto la "colonizzazione dei pazzi" – in materia di organizzazione dei manicomi e trattamento degli alienati.
Dopo essere stato ospite di laboratori scientifici all’avanguardia come quelli di Emil Dubois-Reymond ed Eduard Pflüger a Berlino, di Valentin a Berna, di Claude Bernard a Parigi, pubblicò nel 1857 sugli Annali universali di medicina le Ricerche esperimentali sul sistema nervoso arrestatore del tenue intestino, confutando le teorie di Pflüger.
Il nome di Biffi divenne noto al grande pubblico nel 1858, in occasione del processo – che ebbe grande risonanza sulla stampa – contro l’uxoricida Giuseppe Curti, condannato a morte per aver assassinato nel marzo di quell’anno la moglie e il suocero sullo scalone del Palazzo Arcivescovile di Milano. Pubblicando una lettera aperta a Verga, Biffi dimostrò l’infermità mentale di Curti e ne ottenne l’assoluzione. Da quel momento fu chiamato sempre più spesso a dare il suo parere in questioni medico-legali sullo stato mentale di celebri imputati, come l’omicida Leopoldo Introzzi (1871), il figlicida Achille Agnoletti (1872), lo strangolatore di donne Vincenzo Verzeni (1872), l’omicida paranoico Giuseppe Dossena (1876) e l'anarchico Giovanni Passannante, autore di un attentato a re Umberto I (1878).
Quando nel 1864 Verga trasformò l'Appendice psichiatrica in un giornale autonomo, l’Archivio italiano per le malattie nervose, Biffi partecipò attivamente alla nuova impresa e, sempre insieme a Verga, fu tra i promotori nel 1873 della fondazione della Società freniatrica italiana, di cui divenne prima segretario e poi presidente, succedendo allo stesso Verga.
Si occupò inoltre a lungo di istituti penitenziari e riformatori per giovani, fu due volte presidente del R. Istituto lombardo di scienze e lettere (1890-91 e 1894-95) e primo benefattore della Società di patrocinio pei pazzi poveri della Provincia di Milano, da lui promossa insieme a Verga nel 1874 e costituitasi formalmente nel 1876. Fu infine membro dei Consigli comunale e provinciale di Milano, nonché sindaco di Albiate dal 1878 al 1895.

Paola Zocchi
24/06/2015

Bibliografia

Coari, G. Biffi Serafino, in Dizionario biografico degli italiani, on-line.
De Bernardi, A., De Peri, F., Panzeri, L. (1980). Tempo e catene. Manicomio, psichiatria e classi subalterne. Il caso milanese. Milano: Franco Angeli.
Ratti, A. (1902). Commemorazione del M.E. Serafino Biffi letta nella solenne adunanza del R. Istituto lombardo di scienze e lettere il giorno 9 gennaio 1902 (pp. XXV-XLI). In Opere complete del Dr. Serafino Biffi. Vol. I. Milano: Hoepli.
Tamburini, A. (1902). Commemorazione tenuta il 29 giugno 1899 nella Sede della Società di patrocinio pei pazzi poveri della Provincia di Milano (pp. XIII-XXIV). In Opere complete del Dr. Serafino Biffi. Vol. I. Milano: Hoepli.
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