Rivista sperimentale di freniatria

La Rivista sperimentale di freniatria viene fondata a Reggio Emilia nel 1875 presso il "quartier generale" della psichiatria italiana del tempo: il Manicomio di San Lazzaro. Diretta da Carlo Livi, ha come primi redattori Augusto Tamburini ed Enrico Morselli.
La rivista rispecchia il passaggio della psichiatria italiana ad una fase, per così dire, di maturità istituzionale. Essa segue infatti di due anni la fondazione della Società italiana di freniatria, di cui diverrà organo ufficiale, ereditando il ruolo che era precedentemente spettato all'Archivio italiano per le malattie nervose e le alienazioni mentali.
Caratteristica del nuovo periodico è la sua "bipartizione": esso comprende infatti, di fianco alla sezione di freniatria, una sezione di medicina legale. Si tratta di una divisione che riflette la doppia anima della psichiatria italiana; da un lato, l'impostazione esplicitata fin dalla scelta del termine freniatria (da fren, cervello): il carattere strettamente organicista di una disciplina che si volge allo studio dell'"organo del pensiero"; dall'altro, il raccordo con le discipline psico-antropologiche e giuridico-sociali.
Nel 1877 Tamburini succede a Livi nella direzione del San Lazzaro e della rivista. A partire da questo momento, la rivista assume il ruolo di vera e propria "vetrina" dell'intenso lavoro scientifico compiuto presso i laboratori del manicomio reggiano. Sulle sue pagine vengono infatti pubblicati i risultati di ricerche originali compiute sia nell'ambito della neuroanatomia e neurofisiologia del sistema nervoso, sia nel campo della psicologia sperimentale.
È il caso, solo per fare due esempi, delle Ricerche sperimentali sulle funzioni del cervello, condotte proprio a Reggio da Tamburini e Giuseppe Seppilli; o degli studi di Psicologia fisiologica di Gabriele Buccola, poi raccolti nel volume su La legge del tempo nei fenomeni del pensiero.
Si tratta di ricerche attraverso le quali la cultura scientifica italiana si raccorda con quanto compiuto in quegli stessi anni all'estero. Del resto, il respiro internazionale della rivista, che sta particolarmente a cuore al suo direttore, ben si riflette anche nella strutturazione interna del periodico, i cui fascicoli sono suddivisi in modo tale da fornire al lettore "un panorama completo di tutti gli avvenimenti più importanti, scientifici e tecnici […] realizzati sia in Italia che all'estero".
Nel 1892 la rivista riassorbe l'Archivio italiano per le malattie nervose. Nello stesso anno scompare la divisione fra le due sezioni di freniatria e medicina legale. Dal punto di vista contenutistico, prendono sempre maggior spazio contributi a carattere più propriamente psichiatrico. Né va dimenticato lo spazio riservato alla psicologia: nel 1892 giunge infatti al San Lazzaro, in qualità di medico assistente, Giulio Cesare Ferrari, il quale pubblicherà sulla rivista i risultati delle sue ricerche psicologiche. Della stessa rivista Ferrari diventerà poi segretario di redazione e redattore capo.
Nel 1905 Tamburini, trasferitosi a Roma, è affiancato nella direzione del periodico da Giuseppe Guicciardi, nuovo direttore del frenocomio. Si apre da questo momento una stagione di stretta collaborazione fra la "storica" scuola psichiatrica reggiana e la clinica universitaria romana. Di questa liason è testimonianza l'ingresso, nella redazione della rivista, di giovani allievi della facoltà medica della capitale, fra cui Ugo Cerletti e Gaetano Perusini. Prendono spazio sempre maggiore, sulle pagine del periodico, lavori di tipo istologico e anatomopatologico. È una stagione in cui si cerca di scovare la causa delle malattie mentali nell'alterazione del tessuto nervoso. Punto di riferimento, la scuola tedesca di Kraepelin e Alzheimer.
Nel 1919, alla morte di Tamburini, Guicciardi assume la direzione del periodico, sempre più segnato da una netta impronta "biologica", nonostante la presenza di qualche timido affaccio su psicoanalisi e psicologia, come nel caso dei contributi di Edoardo Weiss e di Agostino Gemelli. È un trend che permane per tutti gli anni '30 e '40 (anche sotto la direzione di Aldo Bertolani, succeduto a Guicciardi nel 1930), culminando con l'ampio spazio dedicato dalla rivista alle terapie di shock dei disturbi mentali. Negli anni '50 è poi la volta degli psicofarmaci, il cui impiego sperimentale e clinico viene ricorrentemente discusso sulle pagine della rivista.
Le pubblicazioni a orientamento psicodinamico compaiono invece, sempre più numerose, nel secondo dopoguerra, così come quelle centrate sulla tematica dell'igiene mentale. Parallelamente, si accentua l'interesse per la psichiatria sociale e il richiamo alla necessità di una prospettiva multidisciplinare. Dalla fine degli anni '60, infine, al centro delle attenzioni del periodico viene collocato il dibattito sulle istituzioni psichiatriche.
La rivista, che nel 1988 cambia il suo titolo in Rivista sperimentale di freniatria: la rivista dei servizi di salute mentale, è tuttora attiva.

Roberta Passione
12/09/2009

Bibliografia

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Boschi, G. (1946). La stampa periodica italiana di neuropsichiatria e scienze affini nel primo centenario di sua vita (1843-1943). Milano: Hoepli.
Levi Bianchini, M. (1937). Contributo alla storia della stampa psichiatrica e neurologica in Italia dalla origine (fine del secolo XVIII) alla epoca attuale e saggio di elenco storico delle principali pubblicazioni periodiche italiane di psichiatria, neurologia, psicologia e scienze affini dalle origini fino all'anno 1937. Archivio generale di neurologia, psichiatria e psicoanalisi, 5-20.
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Rossi, L. (1986). Enrico Morselli al San Lazzaro e nella "Rivista sperimentale di freniatria". In Rossi P. (a cura di), L'età del positivismo (pp. 379-401). Bologna: Il Mulino.
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