Milano 1911: “Atti violenti commessi da alienati in libertà”

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Nell’archivio dello psichiatra Giuseppe Antonini (1864-1938), direttore dell’Ospedale psichiatrico di Milano in Mombello dal 1911 al 1931 e autore del manuale Hoepli I principi fondamentali dell’antropologia criminale (1906), si trova un interessante documento dal titolo “Statistica nominativa di atti violenti commessi da alienati in libertà in Milano”. Si tratta di un elenco dattiloscritto di reati e azioni violente, che Antonini trasse prevalentemente dal “Corriere della sera” e che risentono evidentemente dei toni sensazionalistici della cronaca giudiziaria.
Il documento comprende 423 casi riguardanti l’anno 1911, elencati cronologicamente e rinumerati all’inizio di ogni mese. A fronte di una netta prevalenza dei suicidi (tentati o effettivamente compiuti), figurano omicidi, ferimenti e qualche furto. Numerosi gli atti violenti compiuti da alcolisti (una categoria che del resto a quell’epoca affollava anche i manicomi) e da individui indicati genericamente come “squilibrati”. Tra i suicidi compaiono molte donne, spinte al tragico gesto soprattutto a causa di delusioni d’amore o di problemi famigliari; la maggior parte di loro ricorreva al veleno, in genere alle pastiglie di “sublimato corrosivo” (ossia cloruro mercurico, allora molto diffuso e usato dai medici per curare la sifilide), al cianuro o al “Fernet”, il celebre amaro digestivo a base di erbe, la cui produzione, a Milano, era stata avviata intorno alla metà dell’Ottocento dalla famiglia Branca; molte altre si gettavano nel vuoto. Negli uomini invece la causa dei suicidi risiedeva più spesso nelle preoccupazioni economiche e lavorative (licenziamenti, fallimenti, ingenti perdite di danaro) o nell’insorgere di qualche grave malattia; anche tra loro era frequente il ricorso al veleno, ma non mancava quello alle armi da fuoco, all’impiccagione o all’asfissia.
Tra gli altri casi si segnalano, oltre ad alcuni femminicidi e delitti d’onore, queste registrazioni drammatiche e singolari al tempo stesso:

– “Una bambina fugge da casa travestita da uomo e inventa una fantastica storia di rapimento: era in cura per eccitamento nervoso” (p. 32).
– “Il miracolo di Brugherio, un muto che riacquista la favella e l’arte di una fattucchiera. Si tratta di fenomeni isterici” (p. 34).
– “Una vecchia monaca ruba i candelabri di una chiesa. Era stata già ricoverata a Mombello” (p. 34).
– “La sartina Irene Balio si avvelena perché l’amante parte per l’America” (p. 35).
– “Uno scolaro di 15 anni che tenta di uccidersi perché punito e sospeso dalla scuola parecchie volte (è un nervoso)” (p. 36).
– “Uccide la fidanzata a coltellate e si recide la gola con una falce perché la fidanzata non si decide a sposarlo: aveva però bevuti prima parecchi bicchieri di acquavite” (p. 36).
– “La pazzia del nuotatore Cattaneo, fisso nell’idea di passare a nuoto la Manica” (p. 39).
– “Le brutali violenze di un amante: percuote la fidanzata, ne ferisce la sorella e tenta di accoltellare il futuro suocero: si tratta di uno squilibrato” (p. 41).
– “Sulla tomba del proprio padre certo Ronzani Emilio, di anni 21, si avvelenava con del rossetto. Cause ignote” (p. 43).
– “Suicidio di un colonnello: si gettò dal 1° piano, vittima della neurastenia; aveva preso parte alla prima spedizione africana: il clima tropicale riuscì fatale al suo organismo” (p. 44).
– “Un pazzo che si crede assalito entra in Questura, racconta che era stato aggredito mentre era a letto, voleva spogliarsi davanti al funzionario: è certo Cesare Manenti, fu portato all’ospedale” (p. 45).
– “Deluso in amore, il giovane Guido Poletti, d’anni 21, si avvelenava: era di carattere romantico e squilibrato” (p. 46).
– “Il giovane industriale Ernesto Macchi si uccide al telefono mentre parla con l’amante: si era da tempo notato un turbamento nelle condizioni psichiche” (p. 47).
– “Il pregiudicato Baggi uccide la propria bambina lattante, ferisce la moglie, un delegato e una guardia. Si tratta di un accesso di pazzia” (p. 49).
– “Il suicidio di certo Caos Carlo Giulioni, industriale milanese, causa la nevrastenia dovuta al surmenage” (p. 61).
– “Una madre si uccide in un prato col veleno, certa Giuseppina Casati. L’ultimo parto aveva alterate le sue facoltà mentali” (p. 61).
– “L’amnesia di una domestica: dimentica l’indirizzo e il nome del suo padrone” (p. 62)
– “Il soldato Guttadauro (7° Fanteria) si avvelena nella prigione di rigore: aveva da tempo deciso di togliersi la vita e non sentendosi di sopportare più a lungo il dolore per la morte della madre” (p. 63).
– “Un pazzo sopra una locomotiva: interrogato, rispose di voler volare in cielo per recarsi da Dio. È certo Bellucci Domenico” (p. 64).
– “L’industriale Camillo Pozzi si uccide con un colpo di rivoltella alla tempia destra. Lasciò scritto su di un foglio: «Cercate la causa del mio suicidio nell’egoismo dell’uomo»” (p. 66).

Nel complesso, questo documento offre uno spaccato interessante sulla popolazione milanese del primo Novecento, composta da “sartine”, domestiche, facchini, operai, piccoli artigiani e commercianti, imprenditori, alle prese con i disagi psichici e i problemi economici e sociali legati all’industrializzazione.
Si ripropongono in questa galleria le pagine in cui compaiono i casi citati; per una lettura del documento completo si rimanda alla relativa scheda dell’Archivio Antonini: https://www.aspi.unimib.it/collections/object/detail/16948/

Paola Zocchi
23/06/2020

Fonti archivistiche

Aspi Archivio storico della psicologia italiana, Università di Milano-Bicocca, Fondo Giuseppe Antonini, b. 1 , fasc. 4, “Statistica nominativa di atti violenti commessi da alienati in libertà in Milano”.
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