Un peculiare primato: l’Istituto di psicologia di De Sarlo

Nel 1900 Francesco De Sarlo venne chiamato all’Istituto di studi superiori di Firenze, proprio perché il suo non comune curriculum ben prometteva per fare della Sezione di filosofia un centro di studi pratici e di perfezionamento nelle scienze umane. Alla filosofia lui era arrivato dalle scienze biologiche e da una laurea in medicina a Napoli, dove aveva seguito le lezioni di Bertrando Spaventa. Specializzatosi in medicina legale e psichiatria, si era dedicato a indagini sperimentali e cliniche nel manicomio di Reggio Emilia con Augusto Tamburini, Enrico Morselli, Eugenio Tanzi e vi aveva frequentato il laboratorio di psicologia allestito da Gabriele Buccola. Studioso di evoluzionismo e darwinismo, dal 1893 aveva insegnato filosofia nei licei, il cui programma allora comprendeva anche una parte di psicologia. Aveva sempre continuato a fare ricerca e a pubblicare, in ambito filosofico e psicologico. Quello che di lui i colleghi fiorentini avevano più apprezzato era appunto la vasta cultura psicologica – una costante nel suo percorso tra psichiatria e filosofia –, non appiattita sul naturalismo organicista, ma rivolta alla varietà e irriducibilità del mondo umano.
Ci vollero tre anni per creare il progettato Istituto di psicologia, con il gabinetto sperimentale e la biblioteca specializzata. Era in pieno centro città, in via Gino Capponi n. 3, dove già esisteva il Museo psicologico allestito da Paolo Mantegazza. Fu inaugurato il 16 gennaio 1904, quando il suo direttore De Sarlo avviò il corso di psicologia, obbligatorio per la laurea in filosofia. L’atteso evento ebbe grande risalto: l’Istituto di studi superiori era il primo in Italia – anche grazie alla sua autonomia finanziaria e didattica – a realizzare un istituto di psicologia dotato di un attrezzatissimo laboratorio per la didattica e per la ricerca.
Com’è noto, le prime tre cattedre di psicologia sperimentale in Italia sarebbero state attivate solo nel 1906, ma sfornite di laboratori, a Napoli, Roma e Torino, dopo il concorso nazionale bandito dal ministro neuropsichiatra Leonardo Bianchi. A Firenze erano previsti corsi teorici, esercitazioni con strumenti all’avanguardia, e il perfezionamento in psicologia. Le migliori indagini dentro o fuori del laboratorio venivano pubblicate nella collana dell’Istituto o in periodici specializzati. Dal 1905 per due anni De Sarlo diresse le Ricerche di psicologia; dal 1907 si dedicò alla Cultura Filosofica per contrapporsi alla Critica neoidealista. E dal 1912 uscì la seconda rivista italiana specializzata in psicologia, la vivacissima Psiche, fondata dal giovane Roberto Assagioli, che Tanzi aveva spinto a laurearsi con una tesi sulla psiconalisi, nel 1910, inviandolo da Jung e da Freud.
Oltre al primato strettamente cronologico sulle altre sedi accademiche della disciplina, la psicologia fiorentina si andò aggiudicando meriti importanti che suscitarono grandi elogi, molta rivalità e attacchi feroci. Nel 1905 sull’American Journal of Psychology venne indicata come scuola di derivazione psichiatrica, la più rappresentativa dello “psychological thought now dominant in Italy”, che dalla patologia mentale aveva appreso a indagare le varietà psichiche.
De Sarlo aveva inoltre la capacità di richiamare attorno a sé molti giovani, studiosi di eccellenza, da Antonio Aliotta e Giovanni Calò, Giuseppe Fanciulli, Roberto Assagioli e Enzo Bonaventura, fino a Renata Calabresi, ciascuno per la sua strada. Senza rimanere ancorato a Wundt, il gruppo si era aperto da subito a contatti internazionali, soprattutto con Franz Brentano che abitava a Firenze, con Edward Titchener, anch’egli in rapporto diretto con De Sarlo, e con William James, sempre più guardando – De Sarlo, Ludovico Limentani, Giovanni Vailati e il Pragmatist Club fiorentino – alla cultura angloamericana. Fuori dall’accademia, il Circolo di studi psicologici di quei giovani fiorentini crebbe tanto da costituirsi in Associazione nazionale nel 1912, con molti soci e corrispondenti stranieri, presieduta da De Sarlo a partire dal 1914.
Per superare il dualismo tra l’approccio fisiologico e l’approccio speculativo che altri in Italia preferivano alimentare, De Sarlo aveva proposto una terza via per il suo programma su “gli orizzonti della psicologia empirica”. Il rigore tecnico di indagini che spaziavano dalle illusioni ottico-geometriche ai tempi di reazione, dalla fisiologia sugli stati affettivi all’autoanalisi dei sogni, doveva accompagnarsi alla riflessione critica sui metodi, com’era del resto nella vocazione di tutto l’Istituto nell’intersecarsi di lezioni teoriche, esercizio ed esperienza. La parola d’ordine suonava chiara ed efficace: la psicologia agli psicologi.
De Sarlo credeva nell’utilità degli studi psicologici in vari ambiti e auspicava la collaborazione interdisciplinare con medici, magistrati, educatori, così da promuovere interventi specialistici multiprofessionali “nelle scuole, nelle caserme, nei manicomi e nelle carceri”. La psicologia scientifica doveva avere un proprio statuto teorico, ma senza perdersi in speculazioni astratte né restare chiusa nei laboratori. Doveva aprirsi alla società.
 
Patrizia Guarnieri
30/12/2015
 

Bibliografia

Albertazzi, L., Cimino, G., Gori-Savellini, S. (1999). Francesco De Sarlo e il laboratorio fiorentino di psicologia. Bari: Giuseppe Laterza
Gori Savellini, S. (1988). La misura del tempo nel laboratorio di psicologia sperimentale. In Barsanti, G. et alii (a cura di), Misura d’uomo. Strumenti teorie e pratiche dell’antropometria e della psicologia sperimentale tra ‘800 e ‘900 (pp. 85-118). Firenze: Giunti (con ill. e schede degli strumenti del laboratorio di Firenze).
Guarnieri, P. (1991). De Sarlo Francesco. In Dizionario biografico degli italiani (pp. 333-338). Roma: Istituto dell’Enciclopedia Italiana, vol. 39.
Guarnieri, P. (2012). Senza cattedra. L’Istituto di psicologia dell’Università di Firenze tra idealismo e fascismo. Firenze: Firenze University Press.
Sava, G. (2006). The contribution of the Florence Laboratory to the Foundation of Scientific Psychology in Italy, Physis, 42, 425-442.
 
Fonti a stampa
De Sarlo, F. (1905). La psicologia come scienza empirica. Rivista di filosofia e scienze affini, a. 7, 283-301.
Ferrari, G.C. (1905). Experimental psychology in Italy. American Journal of Psychology, 16, 225-227.
 
Fonti archivistiche
Biblioteca Umanistica, Università degli studi di Firenze, R. Istituto, Sezione di Filosofia e Filologia, Verbali Adunanze, almeno dal 1902-23.
Archivio Storico Università di Firenze, Sezione Personale, Docenti, Francesco De Sarlo, fasc. 887.
 
 
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