L’archivio di Manfredo Massironi

Soggetto produttore

L’archivio di Manfredo Massironi è conservato a Padova dagli eredi, in tre stanze dell’abitazione di famiglia. Intorno al 2009 il materiale fu parzialmente raccolto in faldoni e collocato su scaffali dallo stesso Massironi, che provvide a riordinarlo sommariamente con l’aiuto di Ennio Chiggio.
La documentazione, relativa indicativamente agli anni 1960-2003, occupa circa 71 faldoni, a cui si aggiungono disegni e materiali grafici di grande formato presenti in una cassettiera, e un certo numero di agende e quaderni collocati sugli scaffali senza un ordine apparente.
I faldoni degli anni Sessanta contengono prevalentemente documenti riguardanti l’attività artistica di Massironi e del Gruppo N: oltre a cataloghi d’arte, elenchi di opere e carteggi relativi alle mostre, si segnala molta corrispondenza con designer (tra cui Dino Gavina ed Enzo Mari), architetti (come Mirco Ravanne), artisti (ad esempio Dadamaino e Marcello Salvatori), critici d’arte (Giulio Carlo Argan, Umbro Apollonio, Palma Bucarelli, Giorgio De Marchis, Jacques Lassaigne), critici letterari (Alberto Asor Rosa) e diverse gallerie; sono presenti anche materiali riguardanti il soggiorno di Massironi a Varsavia con Ryszard Stanislawski e una relazione sul movimento studentesco di occupazione della Triennale.
La documentazione successiva al 1970 consiste invece prevalentemente in fotocopie di articoli e materiali diversi riguardanti la psicologia della percezione, i movimenti stereocinetici, il cutting, l’eminattenzione, gli “indici visivi del tempo”, l’anamorfosi, la carriera accademica, l’attività didattica, ma anche le campagne pubblicitarie e i lavori grafici dell’artista.
Si segnala infine la presenza delle dispense del Corso di psicologia del professor Paolo Bonaiuto e di numerosi raccoglitori contenenti diapositive, fotografie e negativi, sia di carattere personale o familiare, sia riguardanti l’attività artistica di Massironi.

Paola Zocchi
31/07/2017
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