Lettera del fisiologo Charles Richet (1850-1935) a Giulio Cesare Ferrari (1)

[1905]

Mon cher ami,
Merci de votre bien amicale lettre. Les années passent, et j’espère que nos sentiments réciproques de fidèle amitié n’ont pas changés!
Pour ce qui est de la propagation de votre Revue, je ferai tous mes efforts; mais ce sera personnel; car je ne suis plus depuis deux ans directeur de la Revue scientifique [1]. Je n’y ai d’ailleurs pas renoncé sans quelque regret. Mais à mon âge, il faut savoir se borner, et déjà je fais plus je ne pourrais.
Est ce vous qui avez assisté aux expériences avec le medium australien Bailey [2]? d’après Luce e Ombra [3]?
Croyez moi votre bien fidèlement affectionné
Charles Richet
 
[P.S.] Alors vous auriez le plaisir de nous voir à Rome fin Avril.
 
[1] Richet era stato direttore della «Revue scientifique» per 24 anni, dal 1878 al 1902.
[2] Il sensitivo di Melbourne Charles Bailey (1870-1947). Nella «Rivista di psicologia», vol. I, 1905, p. 123, Ferrari recensì l’articolo di Richet Faut’ il étudier le Spiritisme? comparso negli «Annales des sciences psychiques», gennaio 1905, vol. XV, n. 1, pp. 1-41: Ferrari comunicava in sostanza che Richet, chiamato quell’anno alla presidenza della Società per le ricerche psichiche (SPR) di Londra, era convinto che la scienza avesse il dovere «di studiare i fatti misteriosi che vanno sotto il nome di Spiritismo».
[3] Rivista fondata a Milano nel 1900 da Angelo Marzorati grazie ai finanziamenti dell’industriale Achille Brioschi, che radunava un gruppo di persone interessate a dimostrare l’immortalità dell’anima. Questo programma filosofico e morale venne però distinto da quello di ricerca, portato avanti dalla Società di studi psichici fondata dagli stessi Marzorati e Brioschi l’anno successivo, nel 1901. La società invitò nel 1904 a Milano il medium Bailey, alle cui sedute assistette anche lo scrittore Antonio Fogazzaro, e Luce e ombra ne pubblicò i resoconti. Alcuni dei più grandi medici e scienziati italiani del tempo, come Cesare Lombroso ed Enrico Morselli, collaborarono con la rivista, che seppe attirare l’attenzione del pubblico e degli studiosi sui fenomeni psichici e spiritici.
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