Lettera del fondatore dell’Istituto italiano di igiene, Ettore Levi, a Giulio Cesare Ferrari

Istituto Italiano di Igiene / Previdenza ed Assistenza Sociale
 
Roma, 22-9-1921
Corso d'Italia, 32A Telef. 30479
 
Chiarissimo Collega,
Dalla Rivista di psicologia n. 3 [1] apprendo diverse notizie preziose per l'Istituto da me fondato [2], le cui finalità spero incontrino la Sua benevolenza.
Vorrei tenermi in continui contatti con coloro che in Italia si interessano ai problemi dell'orientamento educativo, e specialmente professionale: argomento sul quale intendo fare, conformemente ai mezzi a mia disposizione, la più vasta propaganda, specialmente nel campo scolastico, famigliare, industriale.
Tutto è da fare da noi in questo senso, ed io spero che l'attività che potrò svolgere varrà ad interessare i pochi che in Italia si sono occupati dell'argomento, e che forse non hanno i mezzi necessari per esercitare quest'opera di propaganda.
Vorrei naturalmente anzitutto possedere gli Atti del Congresso che si va svolgendo a Barcellona [3], e vorrei avere copia del suo prezioso lavoro sull'organizzazione scientifica del lavoro industriale.
Ho letto di recente i bellissimi libri del Sand [4] e del Attarbel [5], ed avrei l'idea di fare un breve lavoro di propaganda da diffondere largamente nei due rami del Parlamento, e, attraverso la Confederazione dell'industria, fra gli industriali.
Forse Ella potrà aiutarmi in questo senso, perché imagino che il Suo lavoro, che leggerò col più grande piacere, sarà scritto con quelle pratiche finalità di propaganda cui io stesso sono indirizzato.
Vorrei pure che Ella mi mettesse in contatto col Prof. Menafoglio, a cui ho scritto più volte a Modena, senza aver mai risposta, sicché nulla so dell'istituzione che a Modena si dovrebbe fondare [6].
Mi sarebbe perciò assai grato aver l'indirizzo esatto di questo Istituto, nonché quello del Pizzoli e del Corberi Giuseppe [7].
Osimo [8] è molto ammalato, anzi si dice pur troppo condannato.
Ho saputo a Milano dal prof. Fabietti [9] che Ella ha in corso di pubblicazione un lavoro sull'alcoolismo, ed il prof. Fabietti mi ha anzi promesso di mandarmene le bozze. Le spiego che ho fatto questa domanda in quanto anche all'Istituto è quasi ultimato un lavoro di propaganda sull'alcoolismo: il che mostra quanto sarebbe preziosa un'intima coordinazione tra gli istituti che esercitano la propaganda educativa.
Se io avessi saputo che Ella aveva in corso di elaborazione un lavoro di questo genere, l'avrei pregato di farlo per conto dell'Istituto e con le direttive che l'Istituto segue in questo senso, e gli avrei dato una larghissima diffusione.
Essendo ormai la cosa irreparabile, ho promesso al Fabietti di scambiarci reciprocamente le bozze dei due lavori, per prendere l'uno dall'altro quello che eventualmente possa esser utile.
Gli scopi che ci proponiamo sono così concordanti che non vi può essere possibilità né desiderio di concorrenza.
I lavori che io pubblico sarebbero d'altronde in massima parte distribuiti gratuitamente con la più larga diffusione possibile, e più specialmente negli ambienti parlamentari, industriali, ecc.
L'indirizzo che io do a questi lavori di propaganda dell'Istituto è quello di mettere in evidenza 3 fattori essenziali: il fatto statistico, il danno economico e la legislazione comparata.
Ciò mi sembra giusto, in quanto si tratta di influenzare con rilievi di grossolana evidenza gli animi impervi dei nostri legislatori.
Spero di avere un giorno il piacere di conoscerla personalmente.
Andrà Lei al Congresso tecnologico a Firenze?
Cordiali saluti
E. Levi
 
[1] Si tratta in particolare dell'articolo di Giuseppe Corberi, Appunti sulla ricerca delle attitudini professionali, in «Rivista di psicologia», 1921, pp. 269-276.
[2] L'Istituto italiano d'igiene.
[3] La seconda Conferenza internazionale di psicotecnica applicata all'orientamento professionale tenutasi a Barcellona nel 1921.
[4] René Sand, Organisations industrielle médecine sociale et éducations civique…, Paris, Bailliere, 1920.
[5] Sul nome compaiono un segno a matita e un punto di domanda, forse di mano di Ferrari.
[6] Si tratta del laboratorio di psicotecnica (o "Istituto blackfordista") fondato da Francesco Menafoglio e organizzato da Ugo Pizzoli presso la Scuola tecnica professionale "Fermo Corni" di Modena.
[7] Il laboratorio di psicotecnica della Società Umanitaria di Milano, collegato con la Clinica del lavoro.
[8] Augusto Osimo (1875-1923), direttore della Società Umanitaria.
[9] Ettore Fabietti (1876-1962), il promotore, presso la Società Umanitaria di Milano, della diffusione in Italia delle biblioteche popolari.
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