Lettera [1] dello psicologo americano William James (1842-1910) a Giulio Cesare Ferrari (3)

Stanford University, California
April 23, 1906

My dear Ferrari,
Between Vesuvian eruptions and Californian earthquakes there seems hardly room on the earth for people who wish to lead a quiet, uninstructed life. My wife and I have suffered no harm and very little material loss, but the University of which I wrote you is damaged badly, and has had to stop work and let the students ho home, a month earlier than the natural end of the semester. I am glad, for I am very tired cerebrally, and my wife's presence is needed at home. We can probably find «transportation» in a week, but there is no money, banks are closed, and, as for poor San Francisco, it is practically wiped off the map. A better city will grow up on the spot. This University is not crippled pecuniarily most of the ruined part are more ornamental and need not be rebuilt for an indefinite time. The working parts will be ready again in the Autumn. I hope that Vesuvians has not ruined or killed anyone dear to you.
In your letter of March 28 you ask for information how such places as Stanford «poussent». It is not a town but a town of 10.000 inhabitants has grown up in 10 years at its gates, a mile away. You will probably find in Münsterberg's book, Die Amerikaner (or in translation «The Americans») some account of Stanford as well as of our other academic life in America. The U.S. are on the whole in a healthy condition as far as the higher institutions go. I know of no authentic general account in print.
Papini's article [2] in your last Rivista naturally pleased me immensely. He is more and more becoming a great man and he isn't afraid of carrying too much «panache». I'm glad there is one of us to lead in that way. It enables some of the others can be more sober. I think that your Italian cenacle of pragmatists is splendid.
How hard you work, with congresses, official duties, and translations. I am ultra-pleased that Papini is to take up my W. to B., and the smaller Psychology is so soon to appear.
Good luck to you, my dear Ferrari, and warmest regards and good wishes to your household.
Affectionately yours,
Wm. James

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[TRADUZIONE]

Stanford University, California
23 aprile 1906

Mio caro Ferrari,
tra le eruzioni del Vesuvio e i terremoti della California, pare non vi sia più posto per chi voglia condurre una vita tranquilla e senza distrazioni.
Mia moglie ed io non abbiamo subito danni salvo pochissimi materiali, ma l'Università di cui le avevo scritto è stata seriamente danneggiata e deve interrompere tutte le attività e rimandare a casa gli studenti un mese prima della normale fine del semestre. Sono contento perché sono mentalmente molto stanco e la presenza di mia moglie è necessaria a casa. Potremo probabilmente trovare un mezzo di trasporto fra una settimana, ma non c'è denaro, le banche sono chiuse, e per quanto riguarda la povera San Francisco, è stata praticamente cancellata dalla carta geografica. Una città più bella sorgerà al suo posto. Questa Università non è rimasta diminuita nel suo valore; la maggioranza delle sue parti  distrutte sono più che altro ornamentali e, per un tempo indefinito, non occorrerà ricostruirle. Le parti funzionali saranno nuovamente pronte in autunno.
Spero che il Vesuvio non abbia danneggiato o ucciso nessuno a lei caro. Nella sua lettera del 28 marzo mi chiede come sorgono ("poussent") posti come Stanford. Non si tratta di una città, ma una città di 10.000 abitanti è sorta in dieci anni alle sue porte, a un miglio di distanza. Troverà probabilmente nel libro di Münsterberg Die Amerikaner (o nella traduzione «The Americans») qualche notizia su Stanford come di qualche altra nostra vita accademica in America. Gli Stati Uniti sono in fiorenti condizioni per ciò che riguarda le istituzioni superiori. Non so se siano state pubblicate autentiche relazioni generali.
L'articolo di Papini nella sua ultima «Rivista» mi è naturalmente piaciuto immensamente. Sta diventando una persona sempre più importante e non teme di esibirsi troppo. Ciò permette ad alcuni degli altri di essere più modesti. Io credo che il vostro cenacolo italiano di pragmatisti sia splendido.
Come lavora duramente fra congressi, doveri ufficiali e traduzioni!
Sono ultra contento che Papini si incarichi della mia Volontà di credere e che in tal modo la Psicologia più piccola possa presto uscire.
Buona fortuna a lei, mio caro Ferrari, e i più calorosi saluti e auguri alla sua famiglia.
Affezionatamente suo
W. James

[1] Il testo e la traduzione della lettera sono pubblicati in M. Quaranta, Lettere di William James a Giulio Cesare Ferrari, in «Teorie & Modelli», II, n. 2, 1985, pp. 75-105, in particolare pp. 99-100.
[2] Si tratta dell'articolo di Giovanni Papini, La volontà di credere, apparso sulla «Rivista di psicologia», vol. II, 1906, pp. 77-84.
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