Moissey (Michele) Kobylinski

Odessa (Ucraina), 29 Ottobre 1883 – Roma, 12 Gennaio 1968

Biografia

Di famiglia benestante d’origine ebraica, studiò medicina a Mosca.
Attivo nei moti politici del 1905-06, fu incarcerato dalla polizia e condannato alla deportazione, ma riuscì a fuggire raggiungendo la Svizzera, dove continuò gli studi di medicina presso le università di Berna e di Zurigo.
Scelta la disciplina alienistica, tra il 1908 e il 1909 fu assistente nei manicomi cantonali di Münsterlingen (Turgovia) e Basilea. Di qui si trasferì successivamente a Genova, dove s’iscrisse alla Facoltà di medicina, laureandosi con ottimi voti e compiendo anche studi di filosofia. Nel 1911-12 divenne assistente presso la Clinica diretta da Enrico Morselli, al quale rimase legato da uno stretto rapporto scientifico e amicale, tanto che dal 1914, e fino alla cessazione delle pubblicazioni (1930), fu redattore capo della rivista dello stesso Morselli: i Quaderni di psichiatria.
Dopo aver prestato servizio dal 1913 nel Ricovero provinciale per mentecatte di Via Paverano, fu nominato medico aiuto effettivo del Frenocomio provinciale (1914-15). Svolse anche attività didattica, impartendo lezioni di “Semejotica neuro-psichiatrica” e di “Psicologia normale e patologica”.
Lo scoppio della Grande guerra segnò un punto di svolta nella vita, non solo professionale, di Kobylinski, divenuto ormai cittadino italiano. Per 27 mesi prestò servizio in territorio d’operazioni. Come ufficiale medico di complemento fu tra gli osservatori più attenti alle “novità” patologiche psichiatriche del conflitto e ai relativi “effetti disgenici”, elaborando una riflessione che si giovò della lucidità con la quale – favorito dalla conoscenza della lingua – guardò alle conseguenze sanitarie della guerra russo-giapponese (1905).
Poliglotta, dopo essere stato nominato ufficiale di collegamento dell’Ufficio informazione truppe operanti (ITO) della terza Armata (dicembre 1917), divenne comandante del terzo Battaglione esploratori delle legioni volontarie cecoslovacche.
Tra la fine del 1917 e l’inizio del 1918 fu inviato, per ordine superiore e come agente fiduciario, a Londra, a Parigi e in Svizzera, potendo poi fregiarsi, alla fine delle ostilità, di due medaglie d’argento e di una medaglia di bronzo, a cui si aggiunsero diverse onorificenze italiane ed estere.
Terminata la guerra, fu a Praga (dicembre 1918) come fiduciario dell’intelligence e seguì poi Vittorio Emanuele Orlando durante le trattative della pace di Versailles, occupandosi dei dossier danubiano-balcanici. Consulente della presidenza del consiglio Nitti (1919-1920), nel governo Bonomi ricoprì la carica di capo di gabinetto del ministro della guerra Luigi Gasparotto (luglio 1921 – febbraio 1922), mentre in qualità di capo dell'Ufficio internazionale d'informazioni partecipò alle conferenze internazionali di Sanremo (1920) e di Genova (1922).
Congedato nell’ottobre 1923, ritornò alla professione medica, pur avvalendosi di congedi straordinari per l’attività informativa. Nel gennaio 1925 fece istanza alla Deputazione provinciale per essere riassunto come medico assistente presso l’Ospedale psichiatrico di Quarto e dal 1926 divenne assistente presso la Clinica delle malattie nervose e mentali genovese. Qui, alla fine del 1928, il neodirettore Ugo Cerletti chiese la sostituzione di Kobylinski, poiché la sua preparazione non risultava confacente ai nuovi indirizzi di lavoro caldeggiati.
Nel luglio 1926 Kobylinski divenne quindi primario medico presso l’Ospedale psichiatrico di Quarto, terzo classificato a un concorso nella cui commissione figuravano, tra gli altri, Giulio Cesare Ferrari ed Ernesto Lugaro.
Incaricato nell’aprile 1929 della vicedirezione del medesimo ospedale, vide la propria carriera medica stroncata da una serie di accuse per atti di libidine nei confronti delle infermiere. Dopo aver presentato un memoriale difensivo, dovette rassegnare le dimissioni il 27 luglio 1929, interrompendo di fatto tutte le sue attività di saggista, psichiatra e psicologo.
Sempre a Genova, conobbe Arturo Bocchini, capo della polizia del regime e dal maggio 1928 sembrerebbe reclutato come fiduciario della polizia politica. Richiamato in servizio nel 1930, fu collocato a disposizione del Ministero degli interni e con il grado di tenente colonnello medico fu addetto alla Direzione generale di pubblica sicurezza, svolgendo in realtà le mansioni di interprete di Bocchini e di compilatore di una rassegna della stampa estera inoltrata a Mussolini.
Antinazista, dopo l’occupazione di Roma da parte dei tedeschi, visse in clandestinità, riprendendo il proprio ruolo presso la Presidenza del Consiglio con la fine delle ostilità. Per altro, con ordinanza dell’11 febbraio 1946, l’Alto Commissariato per le sanzioni contro il fascismo lo assolse da ogni addebito di collusione con gli organi repressivi del regime.
Congedatosi con il grado di generale medico, morì a Roma pochi anni dopo la moglie, la pediatra e ginecologa di origine russa Maria Beylinson (1886-1962), da cui aveva avuto un figlio, Alessandro, capitano disperso in Russia nella ritirata del dicembre 1942.

Paolo Peloso e Andrea Scartabellati
22/11/2016

Bibliografia

Canali, M. (2004). Le spie del regime. Bologna: il Mulino.
David, M. (1966). La psicoanalisi nella cultura italiana. Torino: Boringhieri.
Gasparotto, L. (1919). Diario di un fante. Milano: Treves.
Maura, E. & Peloso, P. (1999). Lo splendore della ragione: storia della psichiatria ligure nell'epoca del positivismo. Genova: La Clessidra.
Scartabellati, A. (2001). Intellettuali nel conflitto. Alienisti e patologie attraverso la Grande guerra. Bagnaria Arsa (UD): Edizioni Goliardiche.
Tedeschi, F. (pref. di) (1921). Gli Israeliti Italiani nella guerra 1915-1918. Torino: F. Servi Editore.
Vento, A. (2010). In silenzio gioite e soffrite. Storia dei servizi segreti italiani dal Risorgimento alla guerra fredda. Milano: Il Saggiatore.

Opere

(1915). Recensione a Wollenberg, "Nervöse Erkrankungen bei Kriegsteilnehmern". Quaderni di psichiatria, a. II.
(1913). Contributo allo studio di alcuni sintomi somatici di demenza primitiva (precoce). In Ricerche di nevrologia, psichiatria e di psicologia dedicate al prof. Leonardo Bianchi. Catania: Giannotta.
(1913). Il patronato familiare per gli alienati in Russia. Quaderni di psichiatria, a. III (prima serie).
(1914). Il trattamento morale degli alienati. La Liguria medica, a. 8, f. 2.
(1914). La psichiatria e la guerra. Quaderni di psichiatria, a. I.
(1915). Studi di psicopatologia etnica: gli Ebrei. Quaderni di psichiatria, a. II (seconda serie).
(1921). Razza e cervello. Quaderni di psichiatria, a. VIII.
(1925) (con G. Vidoni). La costituzione in psichiatria. Quaderni di psichiatria, a. XII.
(1928). Nel centenario della morte di Johann Joseph Gall (1758-1828). Quaderni di psichiatria, a. X
(1929). Problemi odierni della psicologia. Quaderni di psichiatria, a. XVI.
(1946). Richiesta di rettifica inviata al quotidiano Il Minuto del 3 maggio, circa l’appartenenza del prof. Kobylinsky all’OVRA.

Fonti archivistiche

Archivio Centrale dello Stato, Roma, Personale di PS, versamento 1949, b. 489, fascicolo personale di Michele Kobiliscki.
Camera dei Deputati, Archivio Storico, Legislatura XXVI, Proposta di legge firmata dall’on. C.M. De Vecchi, oggetto: Per il maggiore medico di complemento nel R. E. Kobylinski Grand’Uff. Moissey (06/XII/1921).
Città Metropolitana di Genova, Archivio Storico, Fascicolo personale (Personale superiore, n. 161) di Moissey Kobylinski.
Fondazione ISEC – Istituto per la Storia dell’Età Contemporanea (Sesto San Giovanni), Archivio Luigi Gasparotto.

Fonte iconografica

Istituto Luce, Fotogramma dal filmato Conferenza Internazionale Economica Genova 1922, D033005
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