Tachistoscopio a caduta di Wundt

Il tachistoscopio a caduta è uno strumento che consente di studiare le capacità associative, percettive e di concentrazione attraverso l'analisi delle reazioni prodotte da stimoli sensoriali di tipo visivo.
Il modello nell'immagine è del 1904 ed è tratto dal catalogo della "Zimmermann Fabrik für psychologische und physiologische Apparate", una ditta specializzata che attraverso il continuo scambio di competenze con l'ambiente universitario si trovò a giocare un ruolo chiave nello sviluppo del Laboratorio di psicologia sperimentale fondato da Wilhelm Wundt a Lipsia. L'obiettivo di questa macchina era quello di esporre il soggetto dell'esperimento a una serie di stimoli visivi nelle prime esperienze di Wundt si trattava di cifre, lettere o colori per un breve lasso di tempo, registrandone le sensazioni e le reazioni manifestate durante e dopo il test.
Dal punto di vista tecnico, lo strumento si componeva di un otturatore a caduta trattenuto mediante un sistema elettromagnetico. Quando, attraverso un interruttore, veniva tolta corrente ai due solenoidi visibili nella parte alta della colonna, il pannello di otturazione scendeva verso il basso, scoprendo e ricoprendo la lastra usata come stimolo (nell'immagine è visibile una lastra con la parola Kunst). La velocità di caduta, e quindi il tempo di esposizione dello stimolo, era regolata attraverso un sistema a carrucola fissa che consentiva di aumentare o diminuire il peso di bilanciamento.
Nel corso del Novecento, lo strumento fu più volte modificato: si costruirono tachistoscopi a disco, a rotazione, a specchio, fino ad arrivare ai più recenti tachistoscopi elettronici. In Italia godette di particolare fortuna il modello evoluto del tachistoscopio a doppia caduta, impiegato nelle ricerche sperimentali sulle soglie di percezione sia da Enzo Bonaventura che da Vittorio Benussi.

Christian Carletti

Bibliografia

Barsanti, G. (1986). Misura d'uomo: strumenti, teorie e pratiche dell'antropometria e della psicologia sperimentale tra '800 e '900. Firenze: Istituto e museo di storia della scienza.
Benussi, V. (1905). Un tachistoscopio per esperimenti collettivi. In S. De Sanctis (a cura di), Atti del V Congresso Internazionale di Psicologia (pp. 267-269). Roma: Forzani.
De Sanctis, S. (1910). Sulle condizioni attuali della psicologia sperimentale, specialmente in Italia.Rivista pedagogica, II.
Gori Savellini, S. (1984). La psicologia scientifica e i suoi strumenti: il tachistoscopio tra teoria e ricerca. Bollettino di psicologia applicata, 171, 3-11.
Zimmermann, E. (1904). Apparate zu experimental-psychologischen Untersuchungen nach Angaben des Herrn Prof. Dr. Sommer. Leipzig.
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