Programma della Rivista di psicologia

È difficile non rilevare una curiosa irrequietudine nell'atmosfera filosofica odierna, un certo rilasciamento nel rispetto degli antichi confini, un attenuarsi delle opposizioni, mutue concessioni per parte di sistemi un tempo definiti, ed un interesse vivace per tutte le nuove ipotesi, per quanto mal definite ed incerte, quasi che l'unica cosa sicura fosse ormai l'insufficienza delle varie interpretazioni che oggi reggono il campo".
Queste parole con le quali William James comincia il suo più recente lavoro[1], descrivono così bene quanto avviene oggi nei domini della psicologia in Italia, che si comprende senz'altro l'opportunità di una Rivista di Psicologia, la quale si proponga di coordinare il lavoro dei singoli, ponendolo a confronto coll'esperienza di quanti lavorano e studiano animati da uno stesso ideale.
Il titolo di questa rivista limita l'ordine degli studi pei quali essa è organizzata; ma, almeno finché è sola in Italia, essa resta aperta a tutti coloro che, avendo qualche cosa di interessante o di nuovo da dire, lo hanno così chiaro nella loro mente da poterlo esprimere brevemente.
Il fatto che studi e lavori importanti per la Psicologia si trovano in Giornali e Riviste che non leggono che pochi specialisti; il fatto che menti sagacissime, come per esempio Brofferio (per non citare che un morto), hanno sparso il frutto della loro saggezza in edizioni quasi clandestine; che altri psicologi trovano fuori d'Italia ospitabilità più larga che fra noi, permettono di credere che una Rivista che sorga senza preconcetti e senza pregiudizi possa avere qualche fortuna.
Questa non si propone infatti altro scopo che di offrire soprattutto ai giovani modo e campo di esporre le loro ipotesi, i piani e i risultati dei loro studi, e di conoscere le idee degli altri sugli argomenti che essi stessi coltivano. È probabilmente soltanto a questo modo che si può favorire lo sviluppo della Psicologia. Ed è appunto per rispettare le leggi misteriose di questo sviluppo, è appunto in favore di questi collaboratori in parte ancora ignoti, che la Rivista si priva dell'onore di fregiarsi dei nomi di tanti Maestri che, approvando una simile pubblicazione, avrebbero probabilmente accettato di esserle padrini. I nomi, quanto più illustri sono, tanto più nettamente indicano una tendenza; e dalle tendenze troppo facile è il passo per arrivare alle esclusioni, ciò che non può con venire ad una Rivista osservante dell'empiricismo più radicale.
Ma oltre a questo fine generale, la Rivista ne ha uno pratico, non meno importante: quello di indagare la possibilità di applicare alla vita i princìpi della scienza pura, ed a questo provvedono numerose rassegne che essa pubblicherà in ogni suo fascicolo. Queste rassegne (quando l'articolo o il libro lo meritino) saranno fatte in modo che chi vi ha interesse possa trovarvi tutti gli elementi positivi di fatto e di studio che l'originale contiene.
Una rubrica speciale, inoltre, terrà i lettori al corrente del movimento del pensiero psicologico moderno nei campi della pedagogia e della psicopatologia, riproducendo i sommari delle Riviste speciali e i titoli degli articoli di argomenti affini, che vedessero la luce in Giornali ad indirizzo diverso.
Infine un certo numero di pagine sarà riservato alla storia dei progressi che la pedagogia fa ogni giorno nel senso seriamente positivo. È questo un argomento così importante per la vita e per il benessere intellettuale e morale delle generazioni che sorgono, che merita ogni attenzione degli specialisti come dei sociologi, per cui non sarà eccessiva ogni cura che a questa parte si dia.
Questo il Programma: l'esperienza soltanto ne dimostrerà la bontà eventuale o le modificazioni necessarie.

Bibliografia

W. James, A world of pure experience, in «Journal of philosophy, psychology and scientific methods», vol. 1, n. 20-21, settembre-ottobre 1904.
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