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"Giornale della mia vita" di Paolo Mantegazza

"Giornale della mia vita" di Paolo Mantegazza

Soggetto produttore
Paolo Mantegazza
Inventario a cura di
Marika Boffa, Matilde Esposito, Sara Gregori, Giacomo Micheletti, Claudia Murru, Anna Stella Poli

Il “Giornale della mia vita o Le mie confessioni” di Paolo Mantegazza (1831-1910), conservato presso l’Archivio Storico del Comune di Monza (coll. Mss. A 15), è un diario manoscritto composto da 62 volumi che il medico e antropologo monzese scrisse per quasi tutta la vita, dal 1848 al 1910, anno della morte. 
Si tratta di un'opera davvero monumentale, tuttora inedita, e di una fonte fondamentale per la ricostruzione degli eventi di carattere personale, politico e scientifico della vita di Mantegazza.
Giuseppe Colombo nel saggio Il diario di un testimone monzese del suo tempo (2002), riporta la descrizione che ne faceva nel 1893 Carlo Reynaudi, biografo coevo di Mantegazza ma scomparso prima di lui:
«Il pubblico non conosce ancora la parte più intimamente personale degli scritti che da quella vetrina ricordano al Mantegazza tutta la sua vita. Sono i volumi inediti del suo Giornale, di cui egli ci parla alla sfuggita nei suoi libri. Sono volumi grossi e scuri, che già toccano la bella cifra di quarantacinque, e che così allineati in lunga fila, una bizzarra rassomiglianza esterna farebbe scambiare a prima vista colla raccolta degli Atti del Governo di qualche studio di curiale. Essi contengono invece qualche cosa di meglio, la raccolta cioè degli Atti di una delle menti più geniali e operose del nostro tempo. Atti, in cui uno sguardo gettato alla sfuggita, più che il saggio che ha voluto darcene colla Tavolozza, mi assicura che troveremo il segreto della sua operosità e della giovinezza perpetua delle sue opere». 
Per quanto riguarda l’aspetto fisico dei diari, Colombo scrive: «I volumi del "Giornale della mia vita" mi si presentano "allineati in lunga fila", come disse Reynaudi, nella casa di Pussy Mantegazza Simonetti a Roma nel 1964, quando il Comune di Monza decise l'acquisto in risposta all'offerta fatta dalla signora Pussy, figlia della seconda moglie di Mantegazza, la contessa Maria Fantoni. Si tratta di 62 volumi di circa 300 pagine ciascuno, dalle dimensioni di 22x16 cm, di raffinata carta a manoscritti con grafia minuta per circa 23 righe per pagina. I volumi hanno solida legatura in cartone con dorso in pelle marrone. Le incisioni in oro riportano il titolo, il numero del volume e l'anno. Il primo volume del 1848 riporta anche una autobiografia della fanciullezza di Paolo e si diffonde sulla sua partecipazione alle Cinque giornate di Milano e alla prima guerra di indipendenza».

Il diario è stato digitalizzato nel 2025 grazie a una convenzione tra il Comune di Monza e l’Università di Milano-Bicocca, frutto del progetto di ricerca diretto dalla professoressa Claudia Bonsi e codiretto dal professor Andrea Lazzarini "Theorizing the Passions: Paolo Mantegazza, his cultural network and 19th-century Italian Literature", finanziato dal Ministero dell'Università e della Ricerca all'interno del quadro NextGenerationEU dell'Unione Europea.

La digitalizzazione è stata realizzata dalla cooperativa CAeB e da Luca Castellino dell'Archivio storico del Comune di Monza. Per la pubblicazione online non sono state considerate le pagine bianche del diario, anche se numerate.

02/02/2026
 
Estremi cronologici
1848 - 1910
Consistenza
62 volumi