Estasi

Categoria grammaticale
Sostantivo
Genere
Femminile
Definizione
Un «ipnotismo del pensiero e dell’affetto; più spesso dell’affetto che del pensiero» (Mantegazza 1887, 6).
Attestazioni d'autore
Strettamente legato a quello dell’ebbrezza, ma ugualmente dotato di una sua autonomia all’interno della riflessione mantegazziana, è il concetto di estasi, che il medico-psicologo-antropologo affronta nell’ambito dei suoi interessi per la fisiologia degli stati di coscienza “nervosi” e che, nella fattispecie, è oggetto della monografia in due volumi dedicata, appunto, a Le estasi umane (1887) – forse tra le più alte espressioni di un eclettismo concettuale e metodologico che, è stato detto da Pireddu (2010), trascende lo stretto orizzonte positivistico cui a lungo l’intera opera di Mantegazza è stata relegata per avvicinarla alle istanze dell’estetismo fin de siècle.
Nelle parole dell’autore, in quella sorta di «sonno artificiale» che caratterizza il fenomeno estatico (e che lo rende simile all’ipnosi) «abbiamo un accesso unilaterale di funzione del pensiero o di un affetto, per cui tutti gli altri organi cerebrali tacciono o, per dirlo con frase più scientifica, rimangono inattivi; e la nostra coscienza isolata dal mondo si concentra tutta quanta ad assorbire l’energia intensa, indefinita e indefinibile di un affetto o di un pensiero, che si trova in condizioni di esaltatissima attività» (Mantegazza 1887, 8). Come anticipato, questa assoluta concentrazione della coscienza in un unico pensiero o sensazione può ricordare, anche per la parallela estraneazione rispetto al mondo esterno e ai suoi stimoli, l’ebbrezza provocata nel soggetto dal consumo di sostanze narcotiche, che in virtù della sua vicinanza al fenomeno estatico è appunto definita nei termini di una «estasi artificiale» – così come l’estasi stessa, all’opposto, può essere considerata «un’ebbrezza narcotica senza oppio, senza haschisch e senza coca» (ivi, 23-25). All’interno dei capitoli introduttivi, Mantegazza passa poi a descrivere i principali sensi attraverso cui in genere si produce l’estasi, ovvero la vista e l’udito (giacché più legati al sentimento e al pensiero), e propone una prima distinzione tra piccole estasi e grandi estasi. Le prime, caratterizzate a livello clinico dai primi stadi dell’anestesia e della catalessia, riguardano soprattutto la sfera estetica e pertanto presentano un grado di intensità più limitato; laddove nelle seconde, solitamente di natura amorosa e religiosa, il rapimento da cui la coscienza è colta raggiunge il più alto grado di potenza. In una tassonomia alternativa, basata sulla natura od origine del fenomeno in questione, Mantegazza dividerà invece le estasi in forme cosiddette affettive, estetiche ed intellettuali (con ulteriori partizioni interne che, di fatto, informano la scansione dell’opera).
Lo sguardo da “psicologo positivo” di Mantegazza sui fenomeni estatici e la loro natura misteriosa si discosta in più occasioni da quello di altri medici e psichiatri del secondo ’800 (a cominciare dal neurologo parigino Charcot), che nelle estasi di tipo mistico vedevano niente più che una lampante manifestazione di isterismo. La posizione a riguardo di Mantegazza, più “moderata” di quella dell’ex «amico» Lombroso, si legge nel capitolo nono, dedicato alle estasi religiose: «L’estasi è sempre uno stato eccezionale, che non può durare a lungo né ripetersi spesso senza trascinar seco in simpatia di turbamento molti organi e con essi molte funzioni della vita psichica e vegetativa. L’estatico non è pazzo, ma è sulla frontiera mal definita, dove le cose alte e bassissime si toccano, dove la fantasia può toccare la follia ragionante, dove il genio e la follia si toccano davvero, non come vorrebbe trovar sempre e dapertutto il mio amico Lombroso» (ivi, 263-264).
Al di là delle tesi espresse e della varietà delle osservazioni raccolte, che riflettono il tipico gusto mantegazziano per l’accumulo talora indiscriminato di aneddoti, osservazioni scientificamente fondate e impressioni personali, tra i motivi di interesse de Le estasi umane spicca certamente la quantità di immagini evocative che tramano l’argomentazione, anch’esse non meno tipiche di uno scienziato-letterato naturalmente portato, nonostante i propri scrupoli di osservatore imparziale, al bozzetto liricheggiante, e che per questo rappresenta al meglio quell’«avvicinamento tra divulgazione scientifica e moduli letterari» (Manfredini 2012, 113) proprio dell’epoca postunitaria. Basti leggere il brano riportato di seguito, in cui i paragoni tra i pensieri e le rondini, le nuvolette ecc. cercano di dar conto della rapidità con cui la coscienza, “volatilizzandosi”, si abbandona alla voluttà estatica: «I pensieri si affollano come rondini saettanti che al richiamo di una rondine che ciangotta sulla gronda d’un tetto, accorrono a lei; ma non appena comparsi quei pensieri, svaniscono, sfumano, prima di prender forma, come nuvolette rosee e dorate che una brezza repentina del crepuscolo mattutino chiama a raccolta e lo spazio infinito del cielo inghiotte e consuma. Anche quei pensieri venuti da ogni lato, quasi a prender parte al gran banchetto dell’estasi; accorsi dagli archivi del passato, dall’eco lontano di versi non obbliati, dai nidi abbandonati d’amori svaniti; venuti dai calici d’ogni fiore, dalle bucce pubescenti e fragranti dei frutti dell’orto; accorsi freschi freschi dal ghiacciaio adamantino, o tepidi dei tepori voluttuosi di colombe innamorate, o caldi degli ardori inebbrianti dei boschi tropicali: tutti quei pensieri venuti dall’alto, dal basso, da ogni punto lontano e vicino dal mondo delle creature terrene e dagli abissi degli spettri e degli spiriti, fan capolino alla nostra coscienza estatica, ma fuggon via subito, prima di aver coperto le loro vaghe nudità colla veste della parola. Vengono, vanno, si rincorrono, si appiattano, e noi non cerchiamo punto di afferrarli o di arrestarli. Son nuvolette, che coi loro contrasti bizzarri accrescon bellezza all’azzurro profondo del cielo; ma è in questo azzurro che noi sprofondiamo la nostra coscienza, è in quell’oceano di luce, che noi godiamo la nostra estasi» (ivi, 42-43).

Giacomo Micheletti
14/07/2025
Bibliografia
Manfredini, Manuela, Scienza, divulgazione e lingua dopo l’Unità. La Fisiologia dell’amore di Paolo Mantegazza e il Bel Paese di Antonio Stoppani, in La letteratura degli Italiani. 3. Gli Italiani della letteratura, a cura di Clara Allasia, Mariarosa Masoero, Laura Nay, Alessandria, Edizioni dell’Orso, 2012, pp. 101-115.
Mantegazza, Paolo, Le estasi umane, 2 voll. Milano, Paolo Mantegazza, 1887.
Pireddu, Nicoletta, Paolo Mantegazza: ritratto dell’antropologo come esteta, in Paolo Mantegazza e l’Evoluzionismo in Italia, nuova edizione, a cura di Cosimo Chiarelli e Walter Pasini, Firenze, Firenze University Press, 2010, pp. 187-203.