Home>Glossario>
Misoneismo

Misoneismo

Categoria grammaticale
Sostantivo
Genere
Maschile
Definizione
Composto da miso- (dal greco μῖσος) e da neo- (da νέος) con l’aggiunta del suffisso -ismo, atteggiamento di odio o avversione nei confronti di qualsivoglia novità (in senso politico, sociale, scientifico, culturale, artistico ecc.).
Attestazioni d'autore
GRADIT, 1885 (Lombroso 1885)

La verosimile paternità lombrosiana di questa neoformazione grecizzante fu riconosciuta, tra i primi, da Bruno Migliorini (Migliorini 1975, 71), che in ogni caso indicò nell’opera di Lombroso il fondamentale tramite alla sua diffusione. E del resto proprio Lombroso, in anni in cui il termine già doveva circolare presso le cerchie intellettuali, non mancherà di sottolineare in più occasioni la propria personale preferenza nel denominare così quell’odio del nuovo che, sul piano psicologico, è conseguente espressione della universale “legge di inerzia” che governa il regno naturale (de Fazio 2012, 240).
Una legge la cui più compiuta formulazione è da rintracciarsi nella monografia Due tribuni studiati da un alienista, e in particolare nelle pagine in cui l'autore, riprendendo le coeve riflessioni da Genio e follia (1882, iv ed.) sul ruolo giocato da pazzi di genio e mattoidi nel progresso delle nazioni, al tempo stesso avanza una prima definizione di ciò che definisce la «nuova teoria psichiatro-zoologica delle rivoluzioni» (Lombroso 1883, 77): secondo la quale, contro la suddetta legge di inerzia che istintivamente conduce uomini e animali a respingere ogni novità, la follia mattoide – nella sua miscela di originalità di pensiero ed esaltazione profetica – spicca in quanto fattore di innovazione rivoluzionaria.
Di misoneismo (e del suo sinonimo neofobia) l’antropologo criminale scriverà espressamente in un articolo pubblicato nel 1885 sul settimanale di divulgazione scientifica «La Natura», che, fondato e diretto dal collega (e ormai ex sodale) Mantegazza, avrebbe cessato le pubblicazioni nello stesso anno: «Neofobia o misoneismo (neos nuovo, misos odiare) io intendo quella tendenza istintiva che forse esiste in tutta la scala degli animali vertebrati e ben inteso nell’uomo, specie in istato selvaggio, di avversare ed evitare qualunque sensazione nuova colpisca i loro sensi» (Lombroso 1885, 82). Una «mancanza di immaginazione», prosegue Lombroso, «che non permette alle menti troppo corte o malate di subire senza un grande sforzo e quindi dolore, il cambiamento di scenario, diremo così, delle sensazioni primitive» (ibidem).
La riflessione socio-antropologica sul misoneismo e sul freno che consuetudini e tradizioni inveterate costituiscono nei confronti del progresso (in specie presso bambini e popoli selvaggi, ma non solo) si ritrova in numerose pubblicazioni di fine secolo – e del resto ancora Lombroso, in un capitolo ad hoc del volume scritto con Rodolfo Laschi su Il delitto politico (Lombroso e Laschi 1890, 8-30), ad estendere le manifestazioni misoneiche ai più diversi ambiti della vita associata. E dunque non solo i costumi, la religione, la morale e la scienza, ma anche l’arte, la politica e il diritto, persino la moda: «Da noi è ancora vivo il ricordo come fossero considerati delitti di Stato i tentativi di mutare i costumi più semplici; come i cessati Governi dispotici perseguitassero quali proprii nemici non solo i veri ribelli, ma perfino i portatori di baffi e un tempo gli avversari della coda» (ivi, 30). Agli stessi autori, in un paragrafo del saggio dedicato a Le donne nelle rivolte (poi riprodotto testualmente da Mantegazza 1893, 46-47), si dovrà anche una “riflessione” sul misoneismo politico della donna, portata in ragione della sua innata resistenza al nuovo (e, si aggiunga, di una iconografia stereotipata) a prediligere insurrezioni e ribellioni di breve respiro a scapito dei mutamenti strutturali indotti dalle rivoluzioni: «Nelle rivolte, invece, al contrario che nelle rivoluzioni, sono le donne assai numerose, spingendo coll’esempio gli uomini stessi; e ciò pel maggiore eretismo, che le espone maggiormente alle epidemie imitative e le trascina agli eccessi, mentre il misoneismo le fa riluttanti a mutar d’opinione, di partito» (Lombroso e Laschi 1890, 228-229).
Infine, nei primi decenni del ’900 il termine misoneismo, penetrato nel lessico intellettuale dell’epoca, sembra ormai aver smarrito l’originario imprinting lombrosiano, come provano le attestazioni di GDLI in passi di autori tutt’altro che sospetti di simpatie in tal senso, tra cui Carducci, Gramsci, Benedetto Croce. A sua volta Filippo Tommaso Marinetti, già fondatore del movimento futurista, in un passaggio del manifesto Al di là del comunismo (pubblicato nel 1920 su «La Testa di Ferro», foglio dei legionari fiumani) recupererà il termine corredandolo di un’ampia rassegna di espressioni più o meno sinonimiche – con un’enfasi che, probabilmente, non sarebbe dispiaciuta allo stesso Lombroso: «Bisogna distruggere il passatismo, la vigliaccheria, il quietismo, il tradizionalismo conservatore, l’egoismo materialista, il misoneismo, la paura della responsabilità e il provincialismo plagiario» (Marinetti 1920).

Giacomo Micheletti
30/06/2025
Bibliografia
de Fazio, Debora, Cesare Lombroso e la lingua italiana. Psichiatria, etnologia, antropologia criminale nell’Italia di fine Ottocento, Galatina, Congedo, 2012.
Lombroso, Cesare, Due tribuni studiati da un alienista, Roma, Sommaruga, 1883.
Id., La neofobia o il misoneismo negli animali e nell’uomo, in «La Natura», 62, 1885 (poi con il titolo L’odio per ciò che è nuovo, in La Ricreazione. Raccolta illustrata di racconti e novelle per le famiglie, serie quinta, Milano, Treves, 1885, pp. 82-84).
Id., Laschi, Rodolfo, Il delitto politico e le rivoluzioni, Torino, Bocca, 1890.
Mantegazza, Paolo, Fisiologia della donna, vol. II, Milano, Treves, 1893.
Marinetti, Filippo Tommaso, Al di là del comunismo, in «La Testa di Ferro», 15 agosto 1920.
Migliorini, Bruno, Parole e storia, Milano, Le Lettere, 1975.