Fisiologia
Categoria grammaticale
Sostantivo
Genere
Femminile
Definizione
Scienza della vita, disciplina interessata alle leggi che regolano il funzionamento degli organismi viventi. Pur essendo stata oggetto di studio sin dall’antichità, solo nel XIX secolo, grazie soprattutto all’approccio sperimentale di François Magendie e di Claude Bernard, si guadagnò una posizione apicale nelle gerarchie scientifiche del tempo.
Attestazioni d'autore
La centralità del lemma all’interno del glossario mantegazziano si desume agevolmente anche solo passando in rassegna i titoli di alcune delle sue opere più celebri: dalla Fisiologia del piacere (1854), alla Fisiologia dell’odio (1869) e a quella dell’amore (1873), fino ad approdare alla Fisiologia del dolore (1880), a Epicuro. Saggio di una fisiologia del bello (1891) e alla Fisiologia della donna (1893). Tale scelta si allineava, d’altra parte, alla fortuna che il genere delle Physiologies, situato all’incrocio tra «études de mœurs» e trattatistica scientifica (Stiénon 2009), andava riscuotendo nell’editoria francese già nella prima metà dell’Ottocento. L’eclettismo è senza dubbio caratteristica precipua delle fisiologie di Mantegazza, costruite all’insegna della pluralità di registri, come testimonia l’alta densità retorica e la presenza ricorrente di citazioni e prestiti letterari. Non è un caso che la prima opera della serie, la Fisiologia del piacere, il cui piano venne concepito a Pavia, fosse ultimata proprio nella “patria” delle fisiologie, ossia a Parigi (Mantegazza 1854), dove Balzac, «il più fisiologo dei romanzieri» (Mantegazza 1868, 707), innalzandosi al di sopra della schiera di anonimi scrittori che si erano cimentati nel genere, aveva dato alle stampe la Physiologie du mariage (1829), la Physiologie de l’Employé (1841) e, insieme ad Arnould Fremy, la Physiologie du rentier de Paris et de province (1841). Come sottolineato da Mantegazza in un articolo apparso sulla «Nuova Antologia» nel dicembre del 1868, dal titolo La scienza e l'arte della vita in Francia, l’aspetto innovativo della fisiologia del suo tempo, che aveva sancito uno scarto netto con quella dei secoli precedenti, andava ricondotto all’applicazione dei medesimi metodi e strumenti di indagine, fino ad allora adottati per i fenomeni fisici, anche al «problema della vita»; questo cambio di passo aveva determinato una vera e propria rivoluzione che, dopo aver spazzato via la vecchia interpretazione del mondo organico – in passato visto come una «foresta di Merlino» (Mantegazza 1868, 698-699), popolata di streghe e briganti –, mirava alla costruzione di una nuova visione, scevra da ogni forma di superstizione e oscurantismo. Per Mantegazza l’affermazione della fisiologia sperimentale era però destinata ad avere un impatto determinante non solo nei territori della Scienza; ad essa si legava inestricabilmente anche un nuovo modo di fare letteratura, che di lì a poco sarebbe stato teorizzato, come è noto, da Émile Zola. Questi, infatti, nel Roman expérimental (1880), avrebbe esplicitato i capisaldi della sua pratica letteraria, in particolare il debito che i suoi romanzi avevano contratto con l’Introduction à l’étude de la médecine expérimentale (1865) di Bernard: idee già in parte in nuce in alcuni scritti precedenti, come nella prefazione alla seconda edizione di Thérèse Raquin, risalente al 1868, nella quale, per difendersi dalle accuse di immoralità, rivendicava la scientificità della sua narrazione, scrivendo che «ogni capitolo è lo studio di un caso curioso di fisiologia» (Zola [1868] 1999, 24). Nonostante i giudizi non propriamente favorevoli che Mantegazza avrebbe riservato a Zola, da lui apostrofato come «il nevrosico dei nevrosici» (Mantegazza [1887] 1995, 63), il medico monzese si inseriva nel solco di quelle riflessioni, rilevando l’influsso della fisiologia nel campo della letteratura, già visibile nel proliferare di “Physiologies” nel mercato editoriale: «E voi avete la fisiologia del matrimonio e quella del piacere e quella di una società e quella di una professione […]» (Mantegazza 1868, 707). Sottolineava poi come «una tendenza plastica dello stile e una smania psicologica», largamente diffuse nella letteratura del tempo, «rappresentassero i metodi moderni di investigazione sperimentale portati nel mondo morale, nel mondo dell'arte». Coglieva infine lo scarto esistente tra i romanzieri “drammatici”, artefici di una letteratura costruita sui colpi di scena e capace unicamente di seduzioni effimere, e i cosiddetti “fisiologi”, autori di romanzi la cui fama è imperitura, che «ti danno la vita vivente, l'anatomia e la chimica e la fisica della società» (708). È significativo che, proprio nel 1868, Mantegazza avrebbe dato alle stampe il suo best-seller letterario, Un giorno a Madera. Una pagina dell’igiene d’amore, definito dalla critica «romanzo fisiologico» (Nuova Antologia 1888, 180) Un decennio dopo, d’altra parte, anche Gabriele d’Annunzio, nell’articolo Per una festa della scienza, apparso su «La Tribuna» e redatto in occasione del discorso inaugurale dell’anno accademico tenuto dal fisiologo Jacob Moleschott alla Sapienza di Roma, appropriandosi del lessico darwiniano preannunciava che «La Fisiologia è destinata a sopravvivere, di fronte alle altre scienze; poiché essa è principalmente intesa allo studio della vita. Così, nell’arte, il Romanzo» (d’Annunzio [1887] 1996, 193; cfr. Nay 2012: 291). L’ibridazione tra l’approccio dei fisiologi sperimentali e quello dei coevi letterati è, peraltro, attestata dalla presenza del lemma fisiologia nel sottotitolo de Il Ventre di Milano. Fisiologia della capitale morale (1888), opera collettiva di un gruppo di scapigliati guidati da Cletto Arrighi, definita nella Prefazione «una fisiologia – vera fisiologia nel più stretto senso della parola – varia, diffusa, soffice, spigliata, palpitante, di questa grande città [Milano] che s’avvia a diventar il centro più importante della penisola dopo Roma» (Arrighi et al. 1888, 8). Stesso discorso per il sottotitolo de L’amore. Fisiologia, psicologia, morale (1895) di Federico De Roberto: testo di impostazione saggistica che molto doveva a un’altra celebre fisiologia “letteraria”, la Physiologie de l’amour moderne (1891) di Paul Bourget, che lo scrittore siciliano aveva avuto modo di frequentare, insieme a Ferdinando Di Giorgi, tra Palermo e Milano (Lazzarini 2022). Già nel 1879, d’altronde, Luigi Capuana, nel suo romanzo Giacinta (apparso con dedica a Zola), aveva eletto a proprio alter ego il «medico filosofo» Follini che, adepto del pensiero di Bernard, Wirchoff e Moleschott filtrato da Hegel e Spencer, e allievo a Bologna del fisiologo Camillo De Meis, intento alla scrittura di una Fisiologia e patologia delle passioni «studiava Giacinta con la fredda curiosità d’uno scienziato di fronte a un bel caso» (Capuana [1879] 1980, 78).
Matilde Esposito
30/06/2025
Matilde Esposito
30/06/2025
Bibliografia
Arrighi, Cletto, et al., Il ventre di Milano. Fisiologia della capitale morale, Milano, Aliprandi, 1888.
Capuana, Luigi, Giacinta. Secondo la prima edizione del 1879, a cura di Marina Paglieri, introduzione di Guido Davico Bonino, Milano, Mondadori, 1980.
d’Annunzio, Gabriele, Per una festa della scienza (1887), in Le cronache de La Tribuna, vol. II, Bologna, Massimiliano Boni Editore, 1993, pp. 191-199.
Govoni, Paola, Un pubblico per la scienza. La divulgazione scientifica nell’Italia in formazione, Roma, Carocci, 2022.
Lazzarini, Andrea, «L’amore c’è soltanto nel titolo». Gli Amori di Federico De Roberto tra Bourget e Lombroso, in «Oblio. Osservatorio Bibliografico della Letteratura Italiana Otto-novecentesca», 45, XII, 2022, pp. 112-135.
Mantegazza, Paolo, La fisiologia del piacere, Milano, coi Tipi di Giuseppe Bernardoni di Giovanni, 1854.
Id., La scienza e l’arte della vita in Francia, in «Nuova Antologia di Scienza, Lettere ed Arti», IX, 1868, pp. 698-713.
Id., Il secolo nevrosico (1887), prefazione di Bruno Maier, Pordenone, Edizioni Studio Tesi, 1995.
Nay, Laura, «Nell’arte il bello, nella scienza il vero»: «alla ricerca della verecondia», in «SpazioFilosofico», II, 2, 2012, pp. 285-295.
Nuova Antologia 1888 = Notizie di Scienza, Letteratura ed Arte, in «Nuova Antologia di Scienza, Lettere ed Arti», XVIII, 1888, pp. 178-189.
Stiénon, Valérie, Lectures littéraires du document physiologique. Méthodes et perspectives, in «MethIS», 2, 2009, p. 71-85.
Zola, Émile, Thérèse Raquin, in Id., Romanzi, vol. I, Progetto editoriale, introduzione e note di Pierluigi Pellini, Traduzioni di Giovanni Bogliolo, Paola Messori, Pierluigi Pellini, Milano, Mondadori, 1999, pp. 22-230.
Capuana, Luigi, Giacinta. Secondo la prima edizione del 1879, a cura di Marina Paglieri, introduzione di Guido Davico Bonino, Milano, Mondadori, 1980.
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