Home>Glossario>
Nevrosico

Nevrosico

Categoria grammaticale
Aggettivo e sostantivo
Definizione
Dall'agg. francese névrosique, è forma meno comune di nevrotico, ‘afflitto da disturbi nervosi’.
Attestazioni d'autore
GDLI, 1888 (Giovanni Faldella, Madonna di fuoco e Madonna di neve, Milano, Brigola)
Volpi 2020, 1836 («Giornale delle scienze medico-chirurgiche»)
Mantegazza 1868

Come rilevato da Volpi (2020, 222), l’aggettivo è attestato già nella prima metà dell’800, in un testo apparso sul «Giornale delle scienze medico-chirurgiche» (1836), traduzione anonima di una comunicazione del dottor Guislain pubblicata lo stesso anno sulla «Gazette Médicale de Paris», come prestito dal francese névrosique («stato nevrosico», da «état névrosique»). Mantegazza, che predilige nevrosico (già in Mantegazza 1868: 32) rispetto al più comune nevrotico, impiega il termine non solo con il significato di ‘afflitto da disturbi nervosi’, ma anche per indicare ‘ciò che pertiene ai nervi, ai disturbi nervosi’, come nel caso dell’occorrenza «scuola nevrosica» (Mantegazza 1880a: 246), in riferimento alla scuola medica che si interessa allo studio dei nervi e delle patologie nervose; o di «aneddoti nevrosici» (Mantegazza 1880b), in un articolo nel quale il medico monzese riporta episodi di squilibrio nervoso che avevano visto protagonisti tre illustri letterati, Carlo Porta, Ugo Foscolo e Alessandro Manzoni. Anche Cesare Lombroso, a partire dalla quarta edizione, rivista e ampliata, di Genio e follia (Lombroso 1882: 55) accoglie il termine, con ogni probabilità proprio sulla scorta di Mantegazza, nei cui scritti, dal 1880 in poi, diventa voce ricorrente. L’aggettivo si diffonde precocemente al di fuori della pubblicistica medico-scientifica, entrando nel campo delle letteratura, come testimonia l’occorrenza nella frase «I nevrosici amori di una donnina di provincia» riferita a Madame Bovary, in un articolo, apparso sulla «Nuova Antologia», di Emma, alias Emilia Ferretti Viola (1879: 307); o la descrizione che Vittorio Pica, nel 1884, fa di Des Esseintes, protagonista di À rebours di Huysmans, come di «ultimo anemico e nevrosico discendente di una delle più antiche e gloriose famiglie dell’aristocrazia francese» (Pica 1884: 2). D’altra parte, lo stesso Mantegazza non manca di definire la letteratura del suo tempo – da Baudelaire a Hugo, da Zola a De Amicis – nevrosica (Mantegazza [1887] 1995: 62), in quanto, aprendo i suoi orizzonti allo strano, al deforme, alle miserie sociali, sollecita nei lettori un eccesso di stimoli che non possono tradursi in azione. Come dichiarato ne Il secolo nevrosico – «Non cercate questa parola nel dizionario della Crusca, né nel Fanfani, né nel Rigutini, né in altro vocabolario qualunque della nostra lingua» (ivi: 5) –, Mantegazza si attribuisce un ruolo pioneristico nell’impiego del termine, che godrà effettivamente di una fortuna ragguardevole dalla pubblicazione dell’agile volume di divulgazione scientifica, nel quale riflessioni fisiologiche si intrecciano a considerazioni filosofiche, letterarie e sociali. L’espressione «secolo nevrosico» offriva, d’altra parte, un’efficace sintesi delle trasformazioni in atto nell’Occidente di secondo Ottocento – ma già in nuce dalla Rivoluzione francese in poi –, travolto da un’ondata di nevrosismo, ossia da una sovrastimolazione nervosa provocata dall’avanzare del progresso e dal mutare degli equilibri sociali: stato patologico già “diagnosticato” e analizzato dal medico americano George Miller Beard, autore di American Nervousness. Its Causes and Consequences (1881), e dal medico ungherese Max Nordau in Menzogne convenzionali della nostra civiltà (Die konventionellen Lügen der Kulturmenschheit, 1883). D’altra parte, la sottovoce neurosi presente nel Dizionario classico di medicina interna ed esterna (1836) attesta come già nella prima metà del secolo fosse diffusa la consapevolezza della stretta correlazione esistente fra «la somma e la intensità delle malattie de’ nervi» e l’«umano incivilimento» (Puccinotti 1836: 622; cfr. Panicali 2005: 92).
Dal 1887 in poi l’impiego del lessema nevrosico si salda stabilmente alla ripresa – in segno di adesione oppure con intento polemico – delle teorie del medico monzese. Anche l’occorrenza citata in GDLI («slancio nevrosico»), desunta dal romanzo Madonna di fuoco e Madonna di neve (1888) dello scrittore piemontese Giovanni Faldella – alla quale vanno aggiunte anche quelle di «pena nevrosica» e «patologia nevrosica» (ivi: 153, 217) –, è, d’altra parte, aperta ripresa da Mantegazza, citato esplicitamente, insieme al suo Secolo nevrosico, all’interno del testo (ivi: 225). Sintomatico di tale fortuna il fatto che, a partire dal 20 febbraio 1896, sul quotidiano triestino «Il Piccolo» di Teodoro Mayer – al quale, insieme allo stesso Mantegazza, che vi pubblicava articoli a sua firma, collaborava anche Italo Svevo, incaricato dello spoglio della stampa estera –, compaia una rubrichetta di cronaca locale intitolata appunto Il secolo nevrosico: in essa, non senza una certa vena umoristica, venivano riportati sinteticamente resoconti di accessi di isteria o di altre forme di nevrosi che avevano coinvolto uomini e donne del posto.
Di conio mantegazziano sono poi i neologismi nevrosini, malati di «piccolo nervosismo», e nevrosoni, affetti da «alto e grave nervosismo» (Mantegazza [1887] 1995: 11), formati rispettivamente attraverso l’aggiunta del suffisso diminutivo e accrescitivo. Evidente è, in effetti, il tentativo del medico monzese di abbassare il tono della trattazione per favorire l’ampia divulgazione del tema – non a caso il prezzo del volumetto era fissato a 50 centesimi –, anche attraverso l’impiego di un linguaggio e di espedienti umoristici. Tale procedimento trova la sua più efficace realizzazione nella creazione di «due quadretti» “nevrosici” dei quali sono protagonisti i personaggi di finzione Tito Nervosetti e Nervina Convulsi, che offrono una drammatizzazione dei sintomi da nevrosismo e mostrano un’apertura verso la novella psicologica: genere già sperimentato dal letterato Alberto Cantoni – che aveva pubblicato su «Il medico di casa» di Mantegazza la novella Pazzia ricorrente (Cantoni 1876) – e che troverà pieno sviluppo nella produzione pirandelliana.
 


Matilde Esposito
30/06/2025
 
Bibliografia
Cantoni, Alberto, Pazzia ricorrente, in «Il medico di casa», IV, 9, 1876, pp. 129-137.
Emma (pseud. di Emilia Ferretti Viola), Gustavo Flaubert, in «Nuova Antologia», XIV, 6, 1879, pp. 302-318.
Faldella, Giovanni, Madonna di fuoco e Madonna di neve, Milano, Brigola, 1888.
«Gazette Médicale de Paris», IV, 11, 1836, pp. 209-215.
«Giornale delle scienze medico-chirurgiche», III, 25, 1836, pp. 8-24.
Lombroso, Cesare, Genio e follia in rapporto alla medicina legale, alla critica ed alla storia, Quarta edizione con nuovi studi sull'arte nei pazzi; sui grafomani criminali; sui profeti e sui rivoluzionari ecc., Roma-Torino-Firenze, Fratelli Bocca, 1882.
Mantegazza, Paolo, Studj sui matrimonj consanguinei, Milano, Brigola, 1868.
Id. (1880a), Il magnetismo animale e la metalloterapia. Il secolo nevrosico e gli anestetici, in «Il medico di casa. Giornale d’igiene e medicina popolare», VIII, 16, 1880, pp. 241-247.
Id. (1880b), Il nervosismo di alcuni grandi italiani, in «Fanfulla della Domenica», II, 34, 1880.
Id., Il secolo nevrosico, prefazione di B. Maier, Pordenone, Edizioni Studio Tesi, 1995.
Panicali, Anna, Del secolo “nevrosico”, in «Critica letteraria», XXXIII, 1, 2005, pp. 89-107.
Pica, Vittorio, La vita a rovescio (Continuazione e fine), in «La Domenica letteraria», III, 41, 1884.
Puccinotti, Francesco, Neurosi, in Dizionario classico di medicina interna ed esterna, vol. 30, Venezia, Antonelli, 1836, pp. 600-707.
Volpi, Mirko, Mantegazza onomaturgo. Note lessicali su «L’anno 3000. Sogno», in «Studi di lessicografia italiana», XXXVII, 2020, pp. 213-235.