Alba Coen Beninfante
Ancona, 15 agosto 1898 - Senigallia (Ancona), 11 aprile 1937
Appartenente a una famiglia ebrea di umili origini, era la seconda dei sette figli di Pacifico Abramo, facchino o giornaliero, e di Cesira Volterra, casalinga. A parte la sorella maggiore Andreina, a lungo docente di francese, gli altri fratelli, minori, erano tutti maschi: Primo e Lucio, viaggiatori o rappresentanti di commercio; Franco, impiegato e autore di commedie teatrali; Roberto, marinaio e in seguito commerciante di tessuti; il più giovane, Renzo, violinista. Franco, Lucio e Renzo, dopo essere stati arrestati tra il 1943 e il 1944, furono deportati ad Auschwitz, dove morirono nel corso del 1944.
Alba fu l’unica della famiglia a frequentare il liceo classico “Carlo Rinaldini” di Ancona, diplomandosi nel 1919. Si iscrisse poi alla Facoltà di medicina e chirurgia dell’Università di Roma, dove si laureò il 14 luglio 1925, con una tesi su La viscosità del sangue nelle varie infezioni dell’infanzia. Nello stesso anno superò anche l’esame di Stato per l’esercizio della professione.
Durante gli anni universitari, nei periodi di vacanza tra il 1922 e il 1925, frequentò l’Ospedale “Umberto I” di Ancona, diretto da Umberto Baccarani, e dopo la laurea, per un semestre, vi prestò servizio come assistente volontaria. Subito dopo, dal marzo al settembre 1926, lavorò come assistente volontaria presso il Manicomio provinciale di Ancona, allora diretto da Gustavo Modena, sostituendo i colleghi medici, frequentando i laboratori della struttura e prestando servizio nell’ambulatorio neuropsichiatrico, dove era attiva la dottoressa Giulia Bonarelli, moglie del direttore Modena.
All’interno del manicomio osservò il caso di una paziente affetta da delirio di negazione e malati sifilitici colpiti da paralisi progressiva, facendone oggetto di pubblicazioni. Si occupò dei bambini frenastenici in un articolo a due puntate, pubblicato sul Corriere Adriatico (6 e 11 agosto 1926), denunciando la totale mancanza di un piano assistenziale ed educativo a loro dedicato nella provincia di Ancona. A suo parere, i cosiddetti bambini frenastenici, cioè con disturbi dello sviluppo intellettivo, non dovevano essere abbandonati nel manicomio insieme agli altri alienati, di cui erano incoraggiati a imitare i comportamenti; era auspicabile invece che fossero seguiti in specifici reparti o istituti, dove avrebbero imparato a leggere, a scrivere, a fare di conto e sarebbero stati avviati al lavoro.
Nell’ottobre 1927 venne bandito un concorso per tre posti come medico di sezione negli Ospedali psichiatrici di Genova, che richiamò candidati da tutta Italia. Alba fece domanda insieme ad altre tre candidate donne: Luisa Levi, Virginia Chiodi e Maria Rossi. La commissione giudicatrice era composta da due psichiatri di spicco, Giulio Cesare Ferrari ed Ernesto Lugaro, e dall’avvocato Edoardo Sciaccalunga. In una prima riunione della commissione, svoltasi l’11 gennaio 1928, furono esclusi sei partecipanti per irregolarità formali, tra cui le tre dottoresse Alba Coen Beninfante, Luisa Levi e Virginia Chiodi.
Nel 1928 Alba partecipò a un altro concorso di rilevanza nazionale, incrociando di nuovo il suo destino con la psichiatra Luisa Levi. Il bando interessava i manicomi centrali veneti e riguardava la nomina di un medico di sezione della Colonia medico-pedagogica di Marocco di Mogliano Veneto, dove era stato specificato che per l’incarico sarebbe stata scelta una donna, poiché il lavoro da svolgere con i bambini frenastenici era ritenuto più consono a una figura femminile.
Le uniche due partecipanti al concorso furono Luisa Levi e Alba Coen Beninfante. A vincere il posto fu la dottoressa Levi, che presentò un curriculum più ricco dal punto di vista sia delle pubblicazioni scientifiche sia delle esperienze pratiche nei manicomi.
In generale i manicomi furono a lungo considerati luoghi di lavoro non adatti alle donne laureate in medicina e chirurgia. La stessa Alba non fu assunta, pur arrivando prima ex aequo con un altro candidato, in un concorso per un posto di medico di sezione nell’Ospedale psichiatrico di Teramo.
Dal settembre 1926 iniziò tuttavia a lavorare come medica interna nella Clinica delle malattie mentali di Pesaro “Villa di Colle Adriatico”, diretta da Enea Fabbri con la consulenza di Gustavo Modena e Giulio Cesare Ferrari. Qui continuò a prestare servizio per il resto della sua breve vita, diventando vice-direttrice della struttura e occupandosi in particolare della cura dei pazienti tossicodipendenti.
Nel 1929 si iscrisse all’albo dell’Ordine dei medici e chirurghi di Ancona come libera esercente, seconda donna dopo Giulia Bonarelli Modena. Nel 1935 trasferì l’iscrizione all’Ordine di Pesaro, avendo spostato nel 1932 la propria residenza nella clinica “Ville di Colle Adriatico”.
Alba Coen Beninfante morì prematuramente l’11 aprile 1937 a causa di un incidente stradale nei pressi di Senigallia, mentre era alla guida della sua auto, una Topolino Fiat, da poco messa in commercio, dopo essersi recata ad Ancona a visitare il padre malato.
Stefania Fortuna e Vanessa Sabbatini
10/07/2026
Alba fu l’unica della famiglia a frequentare il liceo classico “Carlo Rinaldini” di Ancona, diplomandosi nel 1919. Si iscrisse poi alla Facoltà di medicina e chirurgia dell’Università di Roma, dove si laureò il 14 luglio 1925, con una tesi su La viscosità del sangue nelle varie infezioni dell’infanzia. Nello stesso anno superò anche l’esame di Stato per l’esercizio della professione.
Durante gli anni universitari, nei periodi di vacanza tra il 1922 e il 1925, frequentò l’Ospedale “Umberto I” di Ancona, diretto da Umberto Baccarani, e dopo la laurea, per un semestre, vi prestò servizio come assistente volontaria. Subito dopo, dal marzo al settembre 1926, lavorò come assistente volontaria presso il Manicomio provinciale di Ancona, allora diretto da Gustavo Modena, sostituendo i colleghi medici, frequentando i laboratori della struttura e prestando servizio nell’ambulatorio neuropsichiatrico, dove era attiva la dottoressa Giulia Bonarelli, moglie del direttore Modena.
All’interno del manicomio osservò il caso di una paziente affetta da delirio di negazione e malati sifilitici colpiti da paralisi progressiva, facendone oggetto di pubblicazioni. Si occupò dei bambini frenastenici in un articolo a due puntate, pubblicato sul Corriere Adriatico (6 e 11 agosto 1926), denunciando la totale mancanza di un piano assistenziale ed educativo a loro dedicato nella provincia di Ancona. A suo parere, i cosiddetti bambini frenastenici, cioè con disturbi dello sviluppo intellettivo, non dovevano essere abbandonati nel manicomio insieme agli altri alienati, di cui erano incoraggiati a imitare i comportamenti; era auspicabile invece che fossero seguiti in specifici reparti o istituti, dove avrebbero imparato a leggere, a scrivere, a fare di conto e sarebbero stati avviati al lavoro.
Nell’ottobre 1927 venne bandito un concorso per tre posti come medico di sezione negli Ospedali psichiatrici di Genova, che richiamò candidati da tutta Italia. Alba fece domanda insieme ad altre tre candidate donne: Luisa Levi, Virginia Chiodi e Maria Rossi. La commissione giudicatrice era composta da due psichiatri di spicco, Giulio Cesare Ferrari ed Ernesto Lugaro, e dall’avvocato Edoardo Sciaccalunga. In una prima riunione della commissione, svoltasi l’11 gennaio 1928, furono esclusi sei partecipanti per irregolarità formali, tra cui le tre dottoresse Alba Coen Beninfante, Luisa Levi e Virginia Chiodi.
Nel 1928 Alba partecipò a un altro concorso di rilevanza nazionale, incrociando di nuovo il suo destino con la psichiatra Luisa Levi. Il bando interessava i manicomi centrali veneti e riguardava la nomina di un medico di sezione della Colonia medico-pedagogica di Marocco di Mogliano Veneto, dove era stato specificato che per l’incarico sarebbe stata scelta una donna, poiché il lavoro da svolgere con i bambini frenastenici era ritenuto più consono a una figura femminile.
Le uniche due partecipanti al concorso furono Luisa Levi e Alba Coen Beninfante. A vincere il posto fu la dottoressa Levi, che presentò un curriculum più ricco dal punto di vista sia delle pubblicazioni scientifiche sia delle esperienze pratiche nei manicomi.
In generale i manicomi furono a lungo considerati luoghi di lavoro non adatti alle donne laureate in medicina e chirurgia. La stessa Alba non fu assunta, pur arrivando prima ex aequo con un altro candidato, in un concorso per un posto di medico di sezione nell’Ospedale psichiatrico di Teramo.
Dal settembre 1926 iniziò tuttavia a lavorare come medica interna nella Clinica delle malattie mentali di Pesaro “Villa di Colle Adriatico”, diretta da Enea Fabbri con la consulenza di Gustavo Modena e Giulio Cesare Ferrari. Qui continuò a prestare servizio per il resto della sua breve vita, diventando vice-direttrice della struttura e occupandosi in particolare della cura dei pazienti tossicodipendenti.
Nel 1929 si iscrisse all’albo dell’Ordine dei medici e chirurghi di Ancona come libera esercente, seconda donna dopo Giulia Bonarelli Modena. Nel 1935 trasferì l’iscrizione all’Ordine di Pesaro, avendo spostato nel 1932 la propria residenza nella clinica “Ville di Colle Adriatico”.
Alba Coen Beninfante morì prematuramente l’11 aprile 1937 a causa di un incidente stradale nei pressi di Senigallia, mentre era alla guida della sua auto, una Topolino Fiat, da poco messa in commercio, dopo essersi recata ad Ancona a visitare il padre malato.
Stefania Fortuna e Vanessa Sabbatini
10/07/2026
Bibliografia
AA.VV. (1964). I cento anni del Liceo-Ginnasio“Carlo Rinaldini”1863-1963. Ancona: Sita.
Andreoni, L. (2019). «Una nazione in commercio». Ebrei di Ancona, traffici adriatici e pratiche mercantili in età moderna. Milano: FrancoAngeli.
Benetti, E. (2024). Turbolenti e indisciplinate. Infanzia e psichiatria nell’Italia fascista. Dueville: Ronzani.
Danieli, G. (2008). Manicomi marchigiani, le follie di una volta. Ancona: Il lavoro editoriale.
Fortuna, S. (2008). Il trattamento dei malati mentali ad Ancona (1749-1978). In G. Danieli (a cura di). Manicomi marchigiani, le follie di una volta. Ancona: Il lavoro editoriale.
Fortuna, S. (2012). Sanità e assistenza ad Ancona nel primo Novecento: Umberto Baraccani e Gustavo Modena. Proposte e ricerche. Rivista di storia economica e sociale, 62, 155-168.
Fortuna, S. (2017). Donne in medicina. La storia di Giulia Bonarelli (1892-1936). Lettere dalla Facoltà, 2, 38-43.
Sabbatini, V. (2020). Giulia Bonarelli Modena. Vita e pensiero di una medica del Novecento. Ancona: Quaderni del Consiglio regionale delle Marche n. 308.
Sabbatini, V. (2023). I percorsi delle prime psichiatre italiane attraverso nuovi documenti (concorsi per medici nei manicomi). Confinia cephalalgica et neurologica, 33(3), 1-13.
Sabbatini, V. (2025). Dalla memoria alla storia. Note su una famiglia ebrea fra Otto e Novecento: i Coen Beninfante di Ancona. Proposte e ricerche. Rivista di storia economica e sociale, 47(93), 135-151.
Andreoni, L. (2019). «Una nazione in commercio». Ebrei di Ancona, traffici adriatici e pratiche mercantili in età moderna. Milano: FrancoAngeli.
Benetti, E. (2024). Turbolenti e indisciplinate. Infanzia e psichiatria nell’Italia fascista. Dueville: Ronzani.
Danieli, G. (2008). Manicomi marchigiani, le follie di una volta. Ancona: Il lavoro editoriale.
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Sabbatini, V. (2023). I percorsi delle prime psichiatre italiane attraverso nuovi documenti (concorsi per medici nei manicomi). Confinia cephalalgica et neurologica, 33(3), 1-13.
Sabbatini, V. (2025). Dalla memoria alla storia. Note su una famiglia ebrea fra Otto e Novecento: i Coen Beninfante di Ancona. Proposte e ricerche. Rivista di storia economica e sociale, 47(93), 135-151.
Fonti archivistiche
Archivio dell’Amministrazione dei Manicomi Centrali Veneti, sezione amministrativa, Appendici al quadriennio 1926-29, b. 66, Relazioni, Oggetto n. 3: Nomina di un medico di sezione per la colonia di Marocco.
Archivio dell'Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nelle Marche, Fascismo, origini, b. 2, fasc. B; ivi, Fascismo regime, b. 2, fasc. A-B-C.
Archivio privato Luisa Levi, Venezia.
Archivio storico della psicologia italiana (ASPI), Università degli studi di Milano-Bicocca, Archivio Giulio Cesare Ferrari, fasc. Concorso a tre posti di medico di sezione negli Ospedali psichiatrici di Genova, 11 gennaio 1928 - 5 febbraio 1928.
Archivio storico della Sapienza, Fascicoli degli studenti, Alba Coen Beninfante, n. 8169.
Archivio dell'Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nelle Marche, Fascismo, origini, b. 2, fasc. B; ivi, Fascismo regime, b. 2, fasc. A-B-C.
Archivio privato Luisa Levi, Venezia.
Archivio storico della psicologia italiana (ASPI), Università degli studi di Milano-Bicocca, Archivio Giulio Cesare Ferrari, fasc. Concorso a tre posti di medico di sezione negli Ospedali psichiatrici di Genova, 11 gennaio 1928 - 5 febbraio 1928.
Archivio storico della Sapienza, Fascicoli degli studenti, Alba Coen Beninfante, n. 8169.
Opere
(1926). Considerazioni sul delirio di negazione. Note e riviste di psichiatria, 55(14), 467-474.
(1926). Assistenza ai fanciulli ritardatari. Corriere adriatico, 6 e 11 agosto.
(1935). Per la storia della paralisi progressiva. Giornale di psichiatria e di neuropatologia, 63, 228-240.
(1936). Intorno al divezzamento da oppiacei con il Bromo. Note e riviste di psichiatria, 65, 437-440.
(1926). Assistenza ai fanciulli ritardatari. Corriere adriatico, 6 e 11 agosto.
(1935). Per la storia della paralisi progressiva. Giornale di psichiatria e di neuropatologia, 63, 228-240.
(1936). Intorno al divezzamento da oppiacei con il Bromo. Note e riviste di psichiatria, 65, 437-440.