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Anna Maria Princigalli
Anna Maria Princigalli

Anna Maria Princigalli

Bergamo, 2 Ottobre 1916 - Roma, 24 Gennaio 1969

Nata a Bergamo (dove il padre, pugliese, ufficiale e giudice, era stato traferito durante la Grande guerra e aveva sposato Maria Zell, maestra d’origini tedesche, svizzere ed ebraiche) nel 1918 si trasferì con la famiglia a Canosa di Puglia, dove nacquero la sorella Ada, futura giornalista, e il fratello Giacomo, futuro dirigente socialista e poi comunista.
Alla fine degli anni ’30 si recò a Firenze per studiare Storia della filosofia ed entrò a far parte della cerchia ristretta dei laureandi di Ludovico Limentani ed Eugenio Garin.
Colpita da una grave forma di tubercolosi, nel 1944 fu sottoposta, a Milano, alla resezione di un polmone e passò la convalescenza al sanatorio di Miazzina (Verbania). Proprio a Miazzina, nel giugno dello stesso anno, entrò nella Resistenza. Divenuta capo dell’Ufficio stampa e propaganda della brigata garibaldina Valgrande Martire, prese parte alla Repubblica dell’Ossola. Arrestata il 15 ottobre 1944 e torturata dai fascisti, fu poi trasferita nel carcere di San Vittore a Milano e rilasciata due mesi dopo grazie a uno scambio di prigionieri. Nel marzo 1945 entrò nella divisione Mario Flaim, unica donna a ottenere il grado di ufficiale.
Subito dopo la Liberazione, seguì il filosofo e partigiano Luciano Raimondi nella fondazione del Convitto Scuola della Rinascita di Milano, destinato a partigiani e reduci di guerra privi di formazione. Sempre a Milano fece parte della cosiddetta “brigata universitaria”, costituita da ex partigiani che per volontà di Antonio Banfi rinnovarono il corpo accademico dell’ateneo, dove si dedicò all’insegnamento della psicologia infantile.
Diresse il Convitto Scuola della Rinascita di Novara, riservato a minori vittime di guerra (inclusi i figli dei fascisti), rappresentandolo alle Conferenze dei direttori delle comunità di bambini in Svizzera, Francia e Belgio. Partecipò, in rappresentanza dell’Italia e con Ernesto Codignola, alla fondazione della Féderation Internationale des Communautés d’Enfants (FICE), patrocinata dall'UNESCO.
Specializzatasi in psicologia infantile all’Institut Jean-Jacques Rousseau di Ginevra con Jean Piaget e poi a Parigi con Henri Wallon, introdusse in Italia le loro teorie e metodologie, insieme a quelle dei pedagogisti Anton Makarenko, Ernest Jouhy e William Heard Kilpatrick.
Affrontò il tema della tragedia dell’infanzia vittima della guerra e partecipò al rinnovamento della pedagogia italiana con gli ex partigiani Ada Gobetti, Dina Rinaldi, Gianni Rodari, Carlo Pagliarini, Dina Bertoni Jovine e altri, che fondarono la rivista Educazione democratica
Trai suoi articoli vale la pena di citarne due: La pedagogia di Anton Makarenko, che l’affermò tra i principali esponenti della scuola del pedagogista sovietico (apparso su Educazione democratica) e Infanzia del dopoguerra per la rivista Rinascita diretta da Palmiro Togliatti.
Nel convitto di Novara organizzò attività e discussioni tra i ragazzi, utilizzando l'arte e il gioco nelle pratiche educative per far rifiorire la loro fiducia in se stessi e negli adulti che avevano tolto loro l’infanzia. Registrava le loro opinioni sulla guerra, sulla differenza tra il bene e il male (i fascisti e i partigiani, i tedeschi e gli americani), sulla sfiducia e la speranza. C’erano bimbi che non credevano più in Dio (perché non è intervenuto?) o negli adulti (perché fanno la guerra, hanno ucciso il padre o il proprio cane?). Indagava sulle origini di certi sintomi (tic, incontinenza notturna, attacchi di panico improvvisi dinnanzi a certi eventi o anche rumori), riuscendo a ricondurli agli eventi bellici traumatici.
Nel convitto i bambini dovevano partecipare alla vita democratica della loro scuola-comunità. I convitti non dovevano limitarsi alla funzione meramente assistenziale, ma anche a quella curativa e di educazione democratica. La Princigalli censurava ogni forma di coercizione e accusava la scuola pubblica di non rendere “l’infanzia un’esperienza felice”. Denunciò il fatto che i ragazzi che avevano ottenuto ottimi risultati nei convitti Rinascita, una volta inseriti nella scuola pubblica registravano peggioramenti e bocciature. Non a caso, nel 1948-49 la Princigalli fece parte della commissione del ministro Guido Gonella per la riforma della scuola, composta dai più noti pedagogisti italiani.
A Novara fu assistita dal futuro psicologo infantile Guido Petter, che tradusse nel 1976 il noto testo di Piaget La géométrie spontanée de l’enfant in cui lo psicologo svizzero citava una ricerca condotta assieme alla Princigalli. Già Cesare Pavese aveva chiesto alla Princigalli, con la mediazione di Elio Vittorini, d’intercedere con Piaget per pubblicare in Italia il volume, ma allora senza esito.
Vittima dei traumi postbellici e incapace di conciliare l'attività professionale con quella privata, trovandosi a crescere una figlia da sola, nata al di fuori di un matrimonio, cominciò a soffrire di un profondo malessere interiore. Grazie all’aiuto di ex amici partigiani come Giuseppe Boffa, Gian Carlo Pajetta, Paolo Pescetti e alla direzione del Partito comunista italiano (PCI), fu affidata alle cure di Edoardo Balduzzi, uno dei pionieri della psichiatria di settore. Una volta rimessa, tornò a lavorare per i convitti Rinascita e per l’Istituto di studi comunisti Palmiro Togliatti (Scuola delle Frattocchie).
Si spense a Roma a soli 53 anni.

Giovanni Princigalli
05/03/2026
Bibliografia
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Fonte iconografica
Per gentile concessione dell'autore.